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giovedì, 18 Luglio 2024

“Non posso mangiare, mi ammazzo”, una volante della polizia gli porta la spesa

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Tante le storie di disperazione a Torino in questo momento di emergenza Coronavirus: il lavoro che manca, la fame, la solitudine e la monotonia portano purtroppo i più deboli della società anche a gesti estremi.

“Non ho più soldi, ho perso il lavoro: mi voglio ammazzare” Queste le frasi pronunciate in due telefonate alla polizia, da un uomo di 58 anni, uno dei tanti che campando prima dell’emergenza Coronavirus con lavoretti in nero, oggi si ritrova senza il minimo reddito.

E anche la moglie, straniera, ha perso il lavoro a domicilio che aveva prima della crisi.
La polizia, una prima volta, si è presentata dall’uomo che si trovava seduto disperato su una panchina vicino casa, in via Breglio: “La faccio finita, non riesco più ad andare avanti così”, ha detto ai poliziotti, che lo hanno ascoltato.

Poi lo hanno portato in ospedale, come prevede il protocollo in caso di tentativi di suicidio. Ma dopo poche ore l’uomo era già stato dimesso.
Così richiamato la polizia:” “nessuno mi ha dato una mano, io mi ammazzo” , continuava a ripetere. Gli agenti delle volanti sono tornati, questa volta direttamente a casa sua, carichi di buste. Dentro c’erano pasta, passata di pomodoro, farina e tutto il necessario per mangiare per qualche giorno.

L’uomo si è messo a piangere dalla commozione. Ha detto soltanto “grazie” . Poi, con gli occhi lucidi, si è fatto fare una foto ricordo. C’è uno degli agenti che gli ha portato la spesa, e a fianco lui, con la mascherina e anche lui con gli occhi lucidi.

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