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venerdì, 12 Luglio 2024

"Molti nemici, molto onore". Ancelotti, un po' Giulio Cesare e un po' Mussolini

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

La situazione è oramai sfuggita di mano, Arrigo Sacchi lo sa. Il suo illustre avvocato, Carlo Ancelotti, ha peggiorato l’ordine della scena. La maggior parte di coloro che sono imputati per qualche cosa lo sanno, spesso la prima condanna arriva dal proprio avvocato, che magari non lascia speranze di salvezza o non imbocca la linea difensiva corretta. L’ex coordinatore delle Nazionali giovanili azzurre Sacchi, qualche giorno fa, ha ammesso la sua preoccupazione per il calcio italiano, alla luce della presenza di troppi giocatori di colore: «L’Italia è ormai senza dignità né orgoglio perché fa giocare troppi stranieri anche nelle Primavere: nei nostri settori giovanili ci sono troppi giocatori di colore». È la strada tracciata dal presidente della Figc, Carlo Tavecchio. Memorabile la sua uscita sui «Opti Pobà» che giocacherebbero titolari in Serie A.
Un borbottio, quello dell’ex allenatore del “Milan degli olandesi”, che ha scatenato una rovinosa polemica nel mondo del pallone. Sono volate accuse di razzismo, prese di posizione al vetriolo e qualche distinguo di chiarimento. Sacchi ha provato a frenare la faida, con la sua flemma stizzita, ma era oramai troppo tardi, aggiungendo: «Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra, a partire da Rijkaard, ma a guardare il torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera. Il business ormai ha la meglio su tutto». Non si è granché distinta la considerazione sul fatto che molti dei neri menzionati da Sacchi, sono cittadini italiani, perché magari immigrati di seconda o terza generazione. La nazionalità dipende quindi dal colore della pelle? Poi, se venisse presa per buona la critica, un qualunque osservatore, più o meno attento, sarebbe costretto ad arrendersi dinnanzi ai numeri: gli africani rappresentano meno del 5% nella realtà dei vivai del calcio italiano. Il piatto è servito.
Ieri sera, davanti alle telecamere di Mediaset, dopo la partita vinta per due a zero dal Real Madrid contro lo Schalke 04, si è presentato Ancelotti, che salutando Sacchi, opinionista fisso di “casa Berlusconi”, ha esposto la sua difesa per il suo ex allenatore ed ex collaboratore in Nazionale: «Saluto Arrigo Sacchi: molti nemici, molto onore». Lo slogan s’è fatto notare, nei rigagnoli dell’estrema destra italiana avranno esultato, altrove sicuramente meno. “Molti nemici, molto onore” l’avrà pure coniato Giulio Cesare, imperatore dell’antica Roma, ma in Italia, dopo il ventennio nero di inizio Novecento, ogni interpretazione di queste parole si schiaccia sulla figura di Benito Mussolini e sull’epopea fascista, che assunse quel motto con una sporca operazione di marketing dittatoriale. “Carlo Magno”, come lo chiamano in Spagna, è italiano, conosce il peso di quelle parole, si sarà interrogato sulla loro provenienza, leggendo qualche pensierino ultras di qualche curva, sfogliando qualche libretto o guardando la televisione nelle accademiche occasioni di rito e ricordo di quello che spaventosamente fu.
Una difesa con gaffe. Polemica ulteriormente peggiorata, strilli raddoppiati. Sacchi si sarà rallegrato per l’appoggio del vecchio amico Ancelotti, ma probabilmente avrebbe voluto continuar a difendersi da solo. Il pallino della bufera era attorno al colore della pelle dei giovani calciatori, le accuse di razzismo non si son fatte attendere, ora è arrivato anche lo slogan fascista. Il prossimo combattente per la libertà di pensiero di Arrigo esordirà con un “Boia chi molla”?

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