17.7 C
Torino
martedì, 23 Luglio 2024

Me ne vado a Capo Verde. La fuga dei pensionati verso mete esotiche

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Non sono solo i giovani a lasciare il nostro Paese con destinazione Londra o Berlino. Vi è un altro flusso più silenzioso di persone di età avanzata che fatto quattro conti decidono di andare a vivere in mete esotiche.
Abbiamo raccolto la testimonianza di Aldo. Un torinese di 60 anni che ha deciso di trasferirsi a Sau Nicolau un’isola dell’arcipelago di Capo Verde a 500 km dalla costa del Senegal.
«Sono nato in Campania ma mi sento piemontese a tutti gli effetti». Aldo a 13 anni già lavorava come lavapiatti a Torino, poi è diventato cuoco. Ha operato su mense e navi da crociera. «Facendo tanti sacrifici mi sono sposato e ho due figlie. Per 23 anni le cose sono andate bene poi sono iniziate le difficoltà legate alla separazione. Non ho mai smesso di lavorare anche come autista e nel soccorso stradale». Certo con la crisi per Aldo sono diventati sempre più frequenti i momenti di difficoltà e disoccupazione ma non mi sono mai arreso e ora ha deciso di mollare tutto e andare a vivere a in Africa a Capo verde.
«Non ho molte speranze per come vanno le cose in Italia. Si guadagna troppo poco e sempre più spesso sono disoccupato e neanche si può pensare di avviare una attività». E aggiunge: «Per fortuna sono in salute, ma alla mia età chi mi darebbe un lavoro fisso? Inoltre con i miei contributi saltuari, (non sempre le mie collaborazioni sono state pagate in termini ufficiali), non posso certo aspettarmi molto dalla misera pensione sociale che, se va bene, vedrò tra diversi anni».
Un uomo tranquillo con baffi e occhi vivaci , che ha sempre pensato a lavoro e famiglia e che ammette che se avesse un reddito sicuro di 600 euro al mese si accontenterebbe. «Sono abituato ai sacrifici e per fortuna so badare alla casa e a me stesso con dignità e decoro».
L’idea di andarsene ha cominciato a brillare quando qualche anno fa un amico coetaneo gli parlò della sua intenzione di trasferirsi a Capo Verde. Si tratta di una persona con un ottima pensione ferroviaria. «L’ho accompagnato alcune volte e devo dire che ho trovato riscontri nelle sue entusiastiche parole. Li veramente si può viver con poche centinaia di euro. Il clima è tropicale caldo e asciutto mai soffocante. La gente, nonostante la diffusa povertà, è ospitale e gentile e sa sorridere e non vi sono grosse tensioni. Certo vi è molta miseria ma anche dignità».
A Capo Verde (cinquecentomila abitanti nelle diverse isole del suo arcipelago) un operaio guadagna 300 euro al mese e un poliziotto può arrivare anche a 700 e con questa cifre vive più che bene mantenendo una famiglia (di solito hanno molti figli). L’affitto di una casa grande si aggira sui 100 euro e con pochi euro si può mangiare e sopravvivere.
Aldo è rimasto molto colpito dai suoi incontri con i frati cappuccini, una presenza importante e apprezzata su queste isole per il loro prodigarsi in aiuto delle persone in difficoltà con tante iniziative, laboratori e gestiscono dalle mense popolari. Alcuni di questi frati sono di Torino, come il veterano Padre Pietro con cui Aldo parla in piemontese. Vi sono anche diversi conventi.
Per il suo futuro africano ha scelto l’isola di Sau Nicolau. Un posto tranquillo, piuttosto ignorato e molto diverso dalla isola do Sal, famosa per i grandi alberghi e il turismo di massa. Qui non vi sono semafori ,traffico.«Mi va bene una vita tranquilla, non mi interessa il lusso ma lo stare in un contesto sereno con belle persone semplici, un bel clima e cibo sano (tanto pesce)». Sau Nicolau è collegata da un traghetto e un solo volo aereo settimanale.
A Capo Verde la vita non è certo cara per uno straniero. Vi è molta attenzione all’acqua e all’energia elettrica che è preziosa e costosa. Intanto si vanno diffondendo i pannelli solari. « Ho notato grandi contenitori di acqua con sopra scritto un ringraziamento per gli stati che le avevano donati alla comunità locale, come sono ancora diffusi i cartelli che mettono in guardia dal Sida (Aids)».
Aldo sottolinea come oltre agli italiani vi siano ovviamente molti portoghesi (era una colonia di Lisbona dove si parla portoghese) e si sia continuo il flusso in arrivo di pensionati di diversi paesi europei che si stabiliscono in queste isole da tutto il mondo.
Per il governo locale l’importante è che chi arrivi per sistemarsi abbia un buon reddito. Se poi compra una casa o si sposa può diventare un cittadino capoverdiano.
Aldo rileva la presenza di forme di turismo sessuale che non riguardano solo i uomini ma anche molte signore europee interessante a togliersi qualche sfizio con i bei ragazzi del luogo.
«Mi sono convinto – conclude Aldo – che con i figli ormai grandi e sistemati, potrei vivere benissimo in quella realtà in modo molto tranquillo e potrei anche dare una mano alla popolazione, visto la mia esperienza di uomo “pratico” capace in molti campi. Potrei aggiustare un auto, un impianto elettrico, curare un orto, un giardino e tanti altri piccoli lavori. Anche se devo dire che a livello medio i capoverdiani se istruiti se la cavano alquanto bene. Qualche preoccupazione può riguardare le forme di assistenza medica e la carenza di centri specializzati, in particolare di fronte a patologie gravi. In questi casi sarebbe meglio tornare in Italia».
I capoverdiani sono in tutto poco più che cinquecentomila.
Aldo ammette: «Non ho rimpianti per l’Italia. Specie per quello che sto riscontrando da qualche anno non solo per la crisi ma per un clima sociale sempre più difficile. In queste condizioni capisco i tanti che hanno deciso di andarsene in posti caldi e tranquilli».
Secondo quanto ha rilevato a Capo Verde sono rari gli episodi violenti. La polizia ha modi molto “pratici e decisi” per risolvere le questioni in una realtà dove tutti si conoscono. Le carceri sono di fatto deserte ma chi ci capita rischia di morire di fame se non ha aiuti.
Inoltre non vi sono armi e la caccia è di fatto bandita. Aldo ricorda come a un ricco belga sceso dalla sua “megabarca” per cacciare sia stato subito sequestrato il fucile.
Non vi è molta attenzione alla difesa del patrimonio naturale e alla pulizia delle spiagge aldilà di quanto avviene nei luoghi turistici.
Altri dati raccolti dalle impressioni di Aldo: la corruzione è a livelli non paragonabili a quelli di altri stati dai redditi bassi. I livelli di tassazione sono quanto mai contenuti. E vi è una certa stabilità politica e serietà amministrativa confrontata a quanto avviene in molte realtà africane. Sono isole dove ci si conosce. Non vi sono semafori e i servizi pubblici sono assicurati da pulmini con dodici posti. Non vi sono molte auto e tra quelle presenti la fanno da padrona i suv giapponesi mentre i cinesi dominano nel commercio al dettaglio.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano