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venerdì, 19 Luglio 2024

Maxi processo Eternit, tutto in prescrizione!

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Vittime due volte. La sentenza per il maxi processo Eternit era attesa per il 24 novembre, invece, dopo solo cinque ore di Camera di Consiglio la Cassazione ha annullato tutto senza rinvio. Nessun reato ambientale e quindi l’annullamento della condanna a 18 anni nei confronti del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, l’ormai ex titolare della multinazionale Eternit, dichiarando prescritto il reato già dal primo grado la sentenza nei suoi confronti.
Una notizia che arriva come un pugno allo stomaco soprattutto per i parenti delle vittime, per i quali sono stati annullati anche tutti risarcimenti. Sconvolti i familiari e gli ex dipendenti che dopo anni di lotte in attesa di giustizia, si sentono dire che è troppo tardi. Nessuna giustizia per le migliaia di vittime colpite da mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall’inalazione di polveri d’amianto, polveri letali nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale Eternit dal 1966 al 1986.
Comprensibili rabbia e indignazione di chi oggi ha affollato l’aula del tribunale con la speranza di mettere una parola fine al calvario di un processo e rendere giustizia alle vittime di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), della multinazionale elvetico-belga.
La Prima sezione penale della Cassazione ha condannato al pagamento delle spese legali, che ammonterebbero ad alcune migliaia di euro l’Inps e l’Inail che avevano fatto ricorso per non essere state ammesse come parte civile dalla Corte di appello di Torino nel processo Eternit. Condannato a pagare le spese legali anche un parente di una delle vittime dell’amianto che era stato escluso dal diritto degli indennizzi.
Solo oggi il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello aveva chiesto di annullare la condanna a 18 anni per Schmidheiny, affermando che tutti i reati erano già prescritti. Richiesta poi accolta dall’Alta Corte.
Per ore i parenti ed ex dipendenti hanno atteso fuori dal Palazzo. Poi, alle nove di sera, quelle che erano speranze si sono dissolte in un attimo, il desiderio di fare giustizia è svanito trasformandosi in grida di rabbia e dolore in un’unica parola: «Vergogna! Vergogna!».

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