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martedì, 22 Settembre 2020

M5s vota la mozione Lavolta contro i taser ai vigili di Torino

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società.

La Polizia Municipale di Torino non avrà in dotazione le pistole a impulsi elettrici, i cosiddetti taser. Il consiglio comunale ha infatti votato a favore della mozione presentata dal consigliere del Partito Democratico Enzo Lavolta, che impegnava sindaca e giunta a non dotare i vigili urbani di questo dispositivo.

«Il taser è particolarmente pericoloso, specie nei confronti dei soggetti più vulnerabili», ha spiegato Lavolta.

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Con 26 voti a favore quindi quella che si può considerare a tutti gli effetti un’arma e che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha già dato in dotazione, in via sperimentale, alle forze dell’ordine, non finirà nelle mani dei civich.

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«Il taser non è una alternativa “innocua” alla pistola a proiettile, bensì un’alternativa, potenzialmente letale, alle mani o agli strumenti classici di immobilizzazione come le manette – racconta Lavolta – Per fare un esempio: il taser non verrà utilizzato per immobilizzare un rapinatore, ma potrebbe essere usato contro persone con disturbi mentali che danno in escandescenza o contro un ragazzo che manifesta in un corteo».

«Io sono favorevole ad ogni iniziativa che possa risultare efficace a ridurre i rischi per l’incolumità personale degli agenti impegnati nelle strade della nostra città. Proprio per questo esprimo il mio personale timore, sul fatto che, almeno per il momento, non esistano delle chiare linee guida per l’uso delle pistole a impulsi: un aspetto non marginale a garanzia sia degli operatori di pubblica sicurezza, che della cittadinanza, specialmente in una città dove i vigili urbani sono sotto processo per l’episodio di Andrea Soldi che tutti ricordiamo con dolore e amarezza».

«L’amministrazione è giusto che investa sulla sicurezza, e prima di pensare al taser, chieda al ministero aiuto nel creare un fondo specifico che finanzi nuove dotazioni operative, nuove divise, che permetta di assumere nuovi vigili, che garantisca l’accessibilità alle sedi spesso inagibili e con i soffitti che cadono a pezzi».

«È una illusione pensare che la sicurezza nella nostra città si ottenga con nuove armi e maggiore repressione. Cavalcare le paure ottiene solo il risultato di aumentare odi e sospetti. La sindaca Appendino e il Consiglio Comunale di torino diano speranza a questa città, non fomentino sospetti e paure tanto care alla Lega Nord», conclude Lavolta.

«Siamo felici che Torino abbia deciso di essere una città no taser. Ci auguriamo che anche le altre città seguano questo esempio e, ancor di più, che questo sia un segnale affinché la sperimentazione del taser in dotazione alle forze dell’ordine, iniziata lo scorso settembre in dodici città, non si allarghi e venga anzi bloccata», dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

«Nelle settimane successive all’approvazione del Dl Salvini – sottolinea Gonnella – abbiamo inviato a tutti i sindaci e i consiglieri delle città con oltre 100.000 abitanti una proposta di ordine del giorno affinché non si dotassero gli agenti della polizia locale di quest’arma potenzialmente letale, come ci dimostrano le esperienze dei paesi dove è già in uso, dove oltretutto viene spesso usato come alternativa ad altri strumenti, quali il manganello, e non alle armi da fuoco».

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