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sabato, 20 Luglio 2024

L’omofobia non si giustifica con un sondaggio

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Mario Sechi

Non mi preoccupa in sé l’indagine condotta da Ires Piemonte, prestigioso centro di ricerche sociali, sul grado di intolleranza dei cittadini torinesi nei confronti delle persone omosessuali e che trova oggi grande risalto sul maggior quotidiano torinese. Non mi preoccupa perché ho chiaro quanto sia ancora radicata e dura a morire una tradizione secolare che ci ha educato, se così si può dire, all’ostilità nei confronti delle persone omosessuali. So, perché è un percorso di emancipazione culturale che ho personalmente percorso, quanto impegno richieda liberarsi da quella tradizione, instillata in noi, fin dall’infanzia, da tutto ciò che ci circondava e sono felice che oggi mio figlio ricevendo una diversa educazione abbia, non ancora adolescente, una sensibilità che io ho potuto raggiungere solo, e quindi ben più tardi, con la mia maturazione politica.. Quindi, proprio perché cosciente di tutto ciò, trovo più ragioni di ottimismo che di pessimismo nel dato registrato dai ricercatori.
Ciò che mi preoccupa, invece, è il significato politico, e senza polemiche verso il quotidiano che lo ha pubblicato, l’uso giornalistico che dell’indagine dell’Ires mi sembra venga fatto.
Titolare a tutta pagina “Vicini gay mezza Torino dice no” per accompagnare l’articolo sul caso della coppia costretta a lasciare l’alloggio per le intimidazioni e gli insulti dei condomini, quasi ad utilizzare il sondaggio per rispondere alle giuste e giustificate reazioni di condanna verso quell’odioso episodio, è davvero inaccettabile ed imperdonabile.
Non è così, quel sondaggio non ha nulla a che fare con la vicenda dei due giovani gay torinesi, perché non è a quella domanda che gli intervistati han risposto, ma fosse anche così, è bene chiarire che in tema di diritti delle persone quest’interpretazione del sondaggio Ires non può avere né valore, né cittadinanza,
I diritti civili non posso mai essere sottoposti al vincolo del primato di maggioranza, perché, per definizione, essi esistono proprio per tutelare le minoranze, siano esse etniche, religiose o legate, come in questo caso, all’orientamento sessuale.
I diritti civili, insomma, esistono proprio per difendere le persone dal peso delle opinioni della maggioranza e tanto più queste opinioni hanno radicamento e peso in una società, tanto maggiore è la necessità e l’urgenza che ad esse sia posto un limite, quello dell’inviolabilità delle libertà personali, proprio attraverso il riconoscimento di quelli che chiamiamo diritti civili.
L’omofobia, esattamente ed allo stesso modo del razzismo, non è un’opinione che possa essere misurata con un sondaggio. L’omofobia, come il razzismo, è atto di violenza ingiustificabile che le nazioni civili e le loro culture giuridiche respingono e sanzionano, indipendentemente dalla percentuale di chi vi si dichiara favorevole in un’indagine demoscopica.
Quindi, per quanto non solo sia legittimo, ma anzi utile ed opportuno che istituti ed enti specializzati continuino le loro  ricerche sociali sui sentimenti o sui fenomeni d’intolleranza che ancora segnano, e speriamo sempre meno, l’opinione pubblica, dall’altra non credo si possa tollerare che tali ricerche, che hanno ambiti e chiavi di lettura scientificamente delimitati, siano strumentalmente estrapolate dal loro contesto per farne occasione di giustificazione, fosse anche solo sociologica, di qualunque forma di intolleranza. A nessuno verrebbe in mente di chiedere ad un campione di condomini se gradiscono avere un vicino di religione ebraica per poi usare il risultato di quel sondaggio per commentare un atto di antisemitismo e io davvero non capisco come a qualcuno possa essere venuto in mente di usare la ricerca di Ires Piemonte per farne il titolo dell’articolo sull’aggressione omofoba di qualche condomino a due ragazzi torinesi.

 

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