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mercoledì, 2 Dicembre 2020

L'ingorgo

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Marzio Dinamo
Marzio Dinamo
Esperto di comunicazione, grafica e marketing. Con passione per giornalismo, inchieste, cronaca e politica

Troppo facile: l’ingorgo di ieri sera, da alcuni definito il più grande che si ricordi a Torino, con automobilisti incolonnati per ore da piazza Baldissera al centro, è lo specchio di questa amministrazione, senza bussola come il traffico di ieri.
Con nuovi problemi che si sommano a quelli del giorno prima. La sindaca, tifosa bianconera, deve raccogliere mestamente un altro pallone nella sua rete, come se stesse allenando gli avversari ai rigori e non invece giocando anche lei la sua partita. Dov’è Chiara Appendino? Mah. Forse a bordo campo, appunto.
Dopo le “madamin” Sì Tav, invitate a un incontro, anche le categorie produttive e sindacali l’hanno snobbata, puntando dritte sul governo. Ecco uno degli effetti del traccheggio di questi anni – ormai si può dire – della prima cittadina. Ha perduto credibilità. Appare sempre più evidente la sua leggerezza politica, che alcuni potrebbero definire anche inconsistenza. Chiara Appendino è stata ed è una ottima immagine per la Torino solidale, dei buoni sentimenti, dei diritti. E in questo è proprio figlia della sua città, ex democristiana ed ex comunista. Agli eredi di questa tradizione, Pd e affini, manca molto un volto come Chiara. Ma a Chiara manca invece tutto il resto. Manca un partito, manca una squadra, manca l’esperienza.
E così naviga a vista. In una Torino immersa nella nebbia, come quella che ieri ha avvolto gli automobilisti in coda. Tutto ciò mentre sembra avverarsi la profezia olimpica, vale a dire una manifestazione, quella del 2026, sempre più vicina all’Italia dopo il no di Calgary, con Torino alla finestra.
Qualche tempo fa Appendino aveva promesso un confronto con le opposizioni sui temi strategici della città. Era stato definito un cambio di passo, dopo mesi di muro contro muro. Di quella volontà si sono perse le tracce. Oggi ci riprova con i Sì Tav. Con un copione che la città “di mezzo”, che si riconosce nella manifestazione di sabato scorso, ritiene sterile. E per la sindaca, venir considerata neppure un’interlocutrice, è la sconfitta più bruciante. Potesse, si allontanerebbe a raccogliere i pensieri, almeno per un po’. Ma è bloccata: c’è un maxi ingorgo.

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