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sabato, 13 Luglio 2024

L’approccio dell’Italia al Piano della Politica Agricola Comune


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Articolo a cura di TeleTrade Italia

Il PAC, acronimo di Politica Agricola Comune, è stato istituito nel 1962 con la finalità di risolvere il duplice problema della scarsità di provvigioni alimentari e di arretratezza rurale tra i paesi europei. L’obiettivo finale della sua fondazione, quindi, era atto a garantire la sicurezza alimentare mediante la regolamentazione delle politiche dei prezzi e dei finanziamenti destinati alla produzione agricola. 

A partire dall’ultimo decennio, l’Unione Europea riserva alla PAC ingenti risorse economiche con il fine di soddisfare il fabbisogno alimentare di 500 milioni di persone. Al momento, basandoci sui dati relativi al bilancio dell’Unione Europe del 2016, la spesa agricola ha inciso sul bilancio europeo all’incirca del 38%, per un volume complessivo pari a 400 miliardi di euro, previsto tra l’altro dal Trattato Istitutivo delle Comunità.

Gli obiettivi riguardanti la politica agricola dell’Unione Europea, secondo l’analista finanziario di TeleTrade Giancarlo Della Pietà sono i seguenti:

  • sostenere gli agricoltori permettendogli di produrre quantità di alimenti adeguati al fabbisogno continentale;
  • garantire la sicurezza delle risorse alimentari (tramite processi quali, ad esempio, la tracciabilità della filiera produttiva);
  • proteggere gli agricoltori da fenomeni come la volatilità dei prezzi, le crisi e gli squilibri di mercato;
  • coadiuvare il processo di modernizzazione delle tecniche finalizzate all’agricoltura;
  • sostenere le comunità rurali con la diversificazione delle produzioni;
  • salvaguardare e incentivare i posti di lavoro nel settore agro-alimentare;
  • salvaguardare l’ecosostenibilità delle pratiche di produzione e il benessere degli animali.

L’elemento cardine della Politica Agricola Comune,  proprio nelle ultime settimane al vaglio tra i vari governi delle singole realtà economiche dell’Unione Europea, sono i “Piani Strategici Nazionali”, dove vengono stabilite le modalità in cui ogni Stato membro utilizzerà le risorse a disposizione adottando come metro di giudizio la situazione di partenza e i problemi da risolvere proprio in ottemperanza agli obiettivi finali della PAC (ad es., tematiche ambientali e socio-economiche). I piani che verranno messi in atto dovranno necessariamente tenere conto della salvaguardia della biodiversità e del Green Deal; ed in particolare dovranno, entro il 2030, ridurre della metà l’impiego di agenti chimici tossici come i pesticidi, di un quinto l’impiego di fertilizzanti industriali, e della metà le vendite di farmaci antibiotici comunemente impiegati per gli animali da allevamento acquatico e da terra. A ciò si aggiunge l’obiettivo di dedicare un quarto dei terreni agricoli complessivi all’agricoltura biologica e l’accesso del 100% della popolazione all’impiego di tecnologie di comunicazione a banda larga entro l’anno 2025.

Nel 2023 entrerà in vigore la nuova Politica Agricola Comunitaria, la quale si baserà sui piani strategici nazionali, che permetterà agli stati membri di gestire sia le risorse per fornire direttamente liquidità alle aree di sviluppo rurale, sia per fare fronte alle singolari necessità nazionali e regionali. Ogni stato UE dovrà avviare le procedure per i propri lavori sui Piani strategici nazionali per poi inviarli alla Commissione Europea entro la fine di quest’anno.

Dal precedente governo, era già stato programmato un dibattito riguardo la stesura del documento con i vari interlocutori a livello internazionale e ora spetta al nuovo Premier Mario Draghi far sì che il tutto diventi operativo e mettere giù il nuovo Piano nazionale PAC che, parallelamente al Recovery Plan previsto, sarà la base per il futuro del settore agricolo. Proprio a riguardo, il neo ministro delle Politiche agricole sta avviando il dibattito sul Piano strategico nazionale della Politica agricola comune, che sarà presentato alla UE entro il prossimo dicembre. Invece a metà anno il Mipaaf definirà il quadro regolatorio per la domanda PAC 2022.

L’Italia, riguardo al nuovo Piano strategico nazionale della Politica agricola comune, ha deciso di delegare alle regioni la gestione dei vari interventi, così che possa essere rispettato l’aspetto costituzionale italiano dove le stesse regioni sono parti attive della gestione dei fondi europei per l’agricoltura.

Invece per quanto riguarda gli strumenti di gestione del rischio, un aspetto interessante è la possibilità di destinare una parte dei pagamenti all’istituzione di un fondo comune per risarcire agricoltori e allevatori in caso di calamità naturali. Sicuramente questo aspetto è considerato come un passo da gigante, perché è la conferma di riconoscere come i pagamenti diretti contribuiscono a migliorare il settore nei confronti dei cambiamenti climatici, commenta l’analista di TeleTrade. 

Concludendo va sottolineato invece come ora la fase transitoria della PAC, in attesa dell’adozione del Piano strategico nazionale, prevede l’estensione degli attuali Programmi di sviluppo rurale in parte con risorse del nuovo Quadro finanziario pluriennale e in parte con quelle del pacchetto per la ripresa dal Covid Next Generation EU.

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