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domenica, 14 Luglio 2024

L'amor di patria di Marchionne

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Lo scontro piuttosto violento tra Marchionne e Montezemolo, o meglio tra la Ferrari e la nuova Fca, (Fiat Chrysler Autobiles) non può essere considerato un fatto privato oppure diverse linee strategiche di importanti aziende con una valenza mondiale di proprietà dello stesso gruppo.
Dal 2014 stiamo assistendo ad un balletto messo in atto dall’amministratone delegato dell’ex Fiat (l’uomo che non usa mai la giacca anche quando va al Quirinale), che lascia sconcertati senza che ci sia una reazione da parte di chi dovrebbe rappresentare gli interessi sociali del Paese e di chi dovrebbe difendere gli interessi dei lavoratori, i sindacati, eccezion fatta dalla Fiom, e dal suo segretario generale Landini.
Nel 2010, Sergio Marchionne si presentò come salvatore della patria annunciando urbi et orbi il piano “Fiat Italia” che prevedeva 10 miliardi di euro di investimenti.
Quel piano nessuno lo ha mai visto né il Governo, né i leader sindacali consenzienti, tanto meno i massimi responsabili delle istituzioni locali (Regione, Provincia e Comune di Torino) che avevano il dovere di chiederne conto.
Sulla promessa di quel piano fu indetto un referendum tra i lavoratori perché accettassero provvedimenti pesanti in materia di orari e di carichi di lavoro, di cassa integrazione, di restrizione di diritti acquisiti come l’orario per la mensa.
Alcuni operai furono licenziati in tronco, in contrasto con le leggi vigenti perché avevano contestato l’iniquo provvedimento del nuovo “padrone delle ferriere”. La Fiom intentò causa e la vinse tanto che i licenziati sono stati reintegrati senza affidare loro alcuna mansione.
Ieri è esplosa la bomba Ferrari. A Cernobbio il salotto buono, come lo ha definito Renzi, Marchionne ha di fatto licenziato Montezemolo da amministratore delegato per le mancate vittorie sportive. Non importa se il bilancio del cavallino rosso sia inattivo, sia finanziariamente che come numero di vittorie conseguite negli ultimi dieci anni.
Marchionne per sparare contro Montezemolo ha scoperto gli sportivi delusi dopo Monza sostenendo contemporaneamente che Montezemolo non è in discussione anche se “nessuno è insostituibile”.
Stando a indiscrezioni attendibili (non pettegolezzi), Marchionne intenderebbe presentarsi a New York per la quotazione delle azioni della Fca in veste di amministratore delegato anche di Maranello praticamente americanizzando pure l’antica e gloriosa macchina del cavallino.
Alla sortita di Marchionne ha replicato Della Valle amico e socio di Montezemolo. «Le lezioni di italianità di Marchionne – ha detto il padrone della Tod’ssono vergognose. Inizi a pagare le tasse dove le pagano gli italiani compresi gli operai della Fiat».
In Italia Marchionne risulta cittadino canadese con residenza in Svizzera. Ha portato in Olanda la direzione Fiat e a Ditroit parte della produzione dei nuovi modelli. Tutto per amor di patria.
Ciò che stupisce è la notizia riportata dal Corriere che alla grande festa in programma in America, per l‘ingresso della Fca alla borsa di New York, sarà organizzato un tour particolare con sosta a Ditroit, con la partecipazione del capo del Governo italiano Matteo Renzi. Il giovane presidente del Consiglio ci dovrebbe dire quali sono i salotti buoni ai quali lui non vuole essere presente e quali i cattivi.
Dulcis in fundo al posto di Montezemolo alla Ferrari Marchionne, per tener buona la famiglia, avrebbe pensato di avere come stretto collaboratore Lapo Elkann, non tanto esperto in automobili ma in altre attività non proprio encomiabili.
P.S. Alle persone che occupano ruoli pubblici con responsabilità istituzionali ricordiamo che l’articolo 41 della Costituzione sancisce che «L’iniziativa economica privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».

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