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mercoledì, 17 Luglio 2024

La storia di Loris Stival: un racconto che nessuno vorrebbe raccontare

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A Ragusa sono arrivati anche loro: la squadra speciale crimini violenti. Gli stessi investigatori che hanno indagato per l’assassinio di Yara Gambirasio e che lavorano al caso di Roberta Ragusa, la donna scomparsa due anni fa da Pisa. I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, i Ros, ora dovranno risolvere il giallo sull’omicidio di Loris Andrea Stival, 8 anni. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato sabato scorso dentro ad un canalone di cemento, a “Mulino Vecchio”. Già, perché così è chiamata questa località dagli abitanti di Santa Croce Camerina, nel ragusano. Un nome che deriva appunto da un vecchio mulino che da tempo non è più in funzione. Loris, dicevamo, è stato ritrovato qui, dopo che la mamma aveva lanciato l’allarme. Alle 12.30 non era uscito da scuola, dove, come ha raccontato in lacrime la madre Veronica ai carabinieri, l’aveva accompagnato quella mattina alle 8.30. L’aveva fatto scendere dalla macchina come ogni giorno e lo aveva seguito con lo sguardo, quel tanto che bastava alla donna per dire a sè stessa che Loris era al sicuro. Ma il bambino in classe non è mai entrato.
Racconti che fanno rumore
Ed è questo uno dei nodi che gli investigatori vogliono sciogliere. Cosa è accaduto veramente quella mattina, tra le 8.30 e le 12.30? Veronica Panarello, casalinga e madre di 25 anni, è stata convocata in Questura ieri sera, come persona informata dei fatti. Tre ore in cui la giovane donna ha dovuto raccontare quei momenti: lei che è in auto, con a bordo i suoi due figli, Loris e il fratellino di quattro anni. Il percorso è ogni giorno identico. Il primo a scendere alla scuola elementare “Falcone e Borsellino” è Loris. Poi Veronica accompagnerà all’asilo il più piccolo.
Chi indaga, coordinato dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota, ascolta la versione della giovane mamma.
Ma qualcosa non torna. Infatti, nonostante a Santa Croce siano presenti circa una trentina di telecamere, il 29 novembre, giorno della scomparsa, nessuna di queste avrebbe ripreso l’auto della donna con a bordo i due bambini. Anzi. Nella serata di ieri è trapelata la notizia che le immagini di Veronica in macchina ci sarebbero, ma che si vedrebbe con lei solo il più piccolo dei due figli. Le uniche tracce della presenza vicino alla “Falcone e Borsellino” di Loris le hanno fornite una madre e un bambina, che affermano di averlo visto quella mattina. Prima che venisse inghiottito dal nulla.
 Racconti che fanno riflettere
Sono quelli legati alla versione dei fatti fornita da Orazio Fidone. È il cacciatore, per molti a Santa Croce un eroe, che ha ritrovato il corpo di Loris. Lui è l’unico iscritto al registro degli indagati. Proprio lui che appena aveva sentito che era scomparso un bambino decise di andare in località “Mulino Vecchio”. Così fece la macabra scoperta. «Un atto dovuto», la Procura di Ragusa spiega così l’iscrizione di Fidone, utilizzando una frase di circostanza. Indagare il cacciatore-eroe è l’unico strumento che permette agli investigatori di perquisire le sue due automobili e il suo appartamento.
Anche sul racconto di Orazio Fidone qualcosa di anomalo è stato riscontrato. Per questo due sere fa è stato convocato in Questura ed è stato ascoltato per ore. Il suo intuito l’aveva portato a trovare Loris quasi immediatamente, in quel canalone nascosto da un fitto canneto. Chi è del posto dice che per trovare il bambino li dentro, con una visuale coperta, non doveva essere stato semplice. Al contrario Fidone e il suo istinto riescono in quello che forse la squadra di ricerche ci avrebbe fatto in tempi più lunghi. Il casa del Fidone, ex dipendente Enel, inoltre vengono riscontrate alcune irregolarità riguardanti le armi e le munizioni. La polizia però chiarisce che con il caso Loris questo c’entra poco: roba di caccia e cacciatori.
Racconti che parlano di oggetti
Un paio di slip. Uno zaino. Quest’ultimo è di colore blu, con bretelle gialle. Stampati sopra i personaggi di Toy Story. Una sorta di rettangolo imbottito di 29 centimetri per 13,5. Dentro i libri e i quaderni di scuola. Dello zaino giallo-blu di Loris non si sa nulla. Gli investigatori lo stanno cercando ovunque. Infatti chi ha ucciso Loris potrebbe averlo fatto sparire perché c’era il rischio che quello zaino potesse portare a lui, all’assassino. Polizia e carabinieri sono quasi certi che ritrovare lo zaino sarebbe un grosso passo verso la verità. Invece gli slip scoperti per terra, vicino alla scuola elementare, non apparterrebbero a Loris. La mamma li ha visti e ha escluso che fossero del figlio. Per il momento questo è quanto raccolto, o meglio, quanto dice di aver trovato chi lavora al caso. Oggetti che al momento non raccontano nulla.
Racconti che nessuno vorrebbe raccontare
Veronica Panarello, come abbiamo detto in precedenza, ha 25 anni. È rimasta incinta di Loris Andrea quando aveva poco più di 17 anni. Quando nasce il figlio è giovane anche Davide Stival, 22 anni. Lui fa l’autotrasportatore. Un lavoro duro che lo porta spesso lontano da casa, dalla moglie, da Loris e dal piccolo fratellino della vittima. Ed era lontano anche il giorno della scomparsa.
Una famiglia come tante, probabilmente nata proprio quando Veronica scoprì di essere incinta. E a quanto pare alla 25enne piace il ruolo di mamma. Basta dare un’occhiata al suo profilo Facebook. Tra le amicizie ci sono molte donne che tra le informazioni hanno scritto “mamme a tempo pieno”. Hanno i visi giovani come quello di Veronica. Facile pensare che come accade spesso con loro si sia confrontata sulla vita da madre. Oggi molte di queste amiche hanno pubblicato la foto del piccolo Loris con vicino una candela, per non dimenticare.
Non è appassionato di social network invece Orazio Fidone. Come si è visto lui ama la caccia, come in tanti nel ragusano. Nelle ultime ore è emerso che Fidone conosceva la famiglia Stival. A che livello però è ancora da chiarire. In fondo Santa Croce Camerina ha diecimila abitanti. Non pochissimi, ma neppure così tanti da non conoscersi quasi tutti quanti.
L’unica certezza in questo giallo d’inverno è che Loris Andrea, otto anni, conosceva il suo assassino. Si è fidato, dice chi indaga, e quel fidarsi è stata la sua condanna a morte.
Loris aveva tanti amici, qualcuno anche più grandicello. Per questo è stato ascoltato anche un 18enne vicino di casa. Ma nulla è emerso neppure da quest’interrogatorio. Secondo le prime analisi il corpo del bambino era pieno di graffi e lividi e Loris è stato strangolato. Non solo. Avrebbe subito anche violenze sessuali. Gli inquirenti all’inizio si erano sbilanciati facendosi scappare che la violenza era avvenuta il giorno stesso, prima che venisse ucciso. Poi si è parlato di violenze passate.
Insomma la storia di Loris Andrea Stival è uno di quei racconti che nessuno di noi vorrebbe mai raccontare. Come una lugubre fiaba nera, dove orchi e mostri, streghe cattive e demoni, sono lì, nell’oscurità pronti a tagliare i fili della vita del bambino indifeso. A volte nelle fiabe arriva l’eroe, colui che sconfigge il male e salva il piccolo principe. Purtroppo la storia di Loris non ha avuto questo finale e il suo cielo si è spento lì dentro quel canalone immerso in un canneto, a pochi passi dal vecchio mulino.

 

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