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lunedì, 22 Luglio 2024

La Corte cancella il Porcellum: ecco una proposta di legge del 1992

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La sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale vigente, con la quale ha dichiarato che il “Porcellum” è anticostituzionale ha agitato in queste ore numerosi personaggi della nostra politica di entrambi gli schieramenti.
A quanto pare sono in molti a volere una legge a loro immagine e somiglianza.
Credo invece che la Corte abbia finalmente fatto ciò che il Parlamento nella sua globalità non ha saputo fare da un paio di anni. In attesa di conoscere il testo della sentenza, nel quale riteniamo ci saranno delle indicazioni come agire pro tempore mi permetto di ricordare un’esperienza personale.
Il 15 ottobre del 1992 nella Commissione De Mita-Iotti nominata per le riforme istituzionali presentai una proposta al riguardo che successivamente ho trasformato in disegni di legge depositati il primo giorno delle due successive legislature (1994-1996), ma rimaste giacenti nei cassetti del Parlamento. Essendo tutt’ora convinto di quelle proposte ne fornisco di seguito una breve sintesi sperando di non essere accusato di presunzione.
1) Forma di governo. Essendo favorevole alla forma di governo parlamentare, proponevo una netta distinzione tra potere legislativo e potere esecutivo, con conseguente incompatibilità tra incarico di governo e mandato parlamentare. In altre parole chi è ministro o sottosegretario non può ricoprire contemporaneamente l’incarico di deputato o senatore se non altro per ragioni di ubiquità.
2) Struttura e funzioni del Parlamento. La mia scelta preferenziale è quella monocamerale, ma senza pregiudizi: in via subordinata può andare bene anche il bicameralismo a condizione che privilegiata la struttura federalista dello Stato, il Senato diventi l’Assemblea delle Regioni e delle Autonomie Locali. Ciò comporta numerosi trasferimenti di potere dallo Stato alle Regioni introducendo il principio del federalismo fiscale, attribuendo ai Comuni e alle Regioni la capacità impositiva ma soprattutto la responsabilità dell’accertamento.
3) Drastica riduzione del numero dei parlamentari. L’Assemblea legislativa unica non dovrebbe superare i trecento seggi. In caso di bicameralismo sia pure con funzioni differenziate il Senato dovrebbe essere composto da 150 membri. Incompatibilità assoluta tra mandato europeo e quello nazionale.
4) Obiettivi della riforma elettorale:
a) restituire al cittadino elettore il diritto-dovere di scegliere uomini e programmi di legislatura.
b) Moralizzare le competizioni elettorali e quindi la vita politica.
c) Ricondurre l’azione dei partiti nell’alveo della norma costituzionale in quanto strumento della democrazia e non fine ultimo dell’azione politica.
d) Garantire il principio della proporzionalità per la formazione del potere legislativo con premio di governabilità alla coalizioni di partiti risultata maggioritaria sulla base di apparentamenti dichiarati prima del voto.
e) Netto rifiuto del presidenzialismo per ragioni, prima ancora che politiche, culturali; la cultura del “leaderismo” va contrasta poiché si fonda sul plebiscitarismo, sull’idea dell’“uomo forte” che decide per tutti. È l’antitesi della democrazia partecipata.
5) Sfiducia al governo. L’Assemblea legislativa rappresenta la sovranità popolare nell’arco del mandato ricevuto (che può essere ridotto da cinque a quattro anni) e, con un voto a maggioranza assoluta, può sfiduciare il governo. Non può nel corso della stessa legislatura essere formato un governo espresso da una maggioranza diversa da quella indicata dagli elettori. Di conseguenza il netto rifiuto della cosiddetta “sfiducia-costruttiva” che altro non è che una mascherata forma di “inciucio”.
Tutte queste proposte con numerose altre presentate da parlamentari delle diverse formazioni politiche potevano anzi dovevano essere iscritte all’ordine del giorno dei lavori della prima commissione Affari costituzionali in base al regolamento dell’Assemblea.
Ciò non avvenne perché centrosinistra e centrodestra convennero sull’opportunità di dare vita a una commissione bicamerale questa volta presieduta niente meno che da Massimo D’Alema.
Come andò a finire è a tutti noto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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