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mercoledì, 17 Luglio 2024

Il Regio Infinito

Bizzarro mondo (per usare un eufemismo) quello della Lirica Sinfonica Italiana.

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Ieri mattina leggo su un giornale, come un fulmine a ciel sereno, di un’inchiesta sul Teatro Regio di Torino. Leggo il primo articolo e mi rendo conto che l’inchiesta non riguarda il Teatro Regio, ma un sovrintendente che ha lasciato il Teatro Regio da 10 mesi, in mezzo ad accuse, urla e strepiti da parte dei Sindacati importanti e di una agguerrita minoranza di lavoratori. Per lui era stata persino redatta una lettera anonima in perfetto stile trasparente, pur di cacciarlo via. Anonima come gli esposti che hanno dato origine a questa inchiesta.
William Graziosi, sovrintendente marchigiano, un po’ troppo semplice e sbrigativo nei modi e poco avvezzo alla falsa cortesia di questa città, aveva iniziato ad applicare un piano industriale, commissionato dalle fondazioni bancarie e elaborato con professionalità e fatica da Guido Guerzoni, nella speranza di fare ripartire un ente costantemente in affanno economico e strutturale. 

Un ente, il Teatro Regio di Torino, di cui il Ministero delle Finanze con apposita indagine (di cui curiosamente non si trovano reminiscenze sui giornali oggi) aveva individuato 11 macro-irregolarità commesse tra il 2013 e il 2017, durante parte della gestione Vergnano. La notizia uscì proprio un anno fa, a giugno 2019.

Le irregolarità di quegli anni, come riferisce in aula L’Assessora Francesca Leon, riguardano problemi di  trasparenza, di mancata programmazione finanziaria, di gestione del personale, e l’affidamento, da parte del Comune di Torino, di Immobili al posto di liquidità. 

In quello stesso momento, a giugno 2019, si apprende oggi, partivano gli esposti, sempre anonimi, contro William Graziosi e Roberto Guenno

Coincidenze.

In quello stesso momento, il Teatro Regio, stava approntando un bando (mai fatto prima, non è obbligatorio) per la nomina di un nuovo sovrintendente, a cui avrebbe potuto partecipare anche Graziosi e che viene invece vinto dall’attuale sovrintendente Sebastian Schwartz, l’uomo che ha messo d’accordo tutti.

Passa un anno, apro la rassegna stampa, e trovo una ventina di articoli tutti uguali, che sbattono due mostri in prima pagina. Storia vecchia. Infangare il prima possibile, amplificare il tutto, non curarsi del resto, soprattutto quando si tratta del M5S. Ho trovato solo due articoli fuori dal coro unanime, una mia intervista sulla Stampa, relegata in spazio minore, e un’intervista a Graziosi.

Allora, in un mondo in cui spesso si grida alla libertà di stampa e di opinione, il Pensiero Unico non è tollerabile, soprattutto quando tralascia particolari interessanti, per esempio, i fatti: 

-Il Sovrintendente Vergnano si dimette, dopo ben 19 anni di ininterrotta carriera, nell’aprile del 2018, con un anno di anticipo “per motivi personali”.

-Il Sovrintendente Vergnano Lascia il Regio in grave affanno economico e strutturale.

-Bisogna nominare un nuovo sovrintendente.

-Lo Statuto del Regio recita all’Articolo 10: Il Sovrintendente è nominato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo su proposta del Consiglio d’Indirizzo. Il consiglio di indirizzo vota a maggioranza Graziosi su suggerimento della città, due consiglieri si dimettono, uno si astiene. La nomina di Graziosi è condivisa comunque da più soggetti e secondo legge.

– All’epoca il Ministro dei Beni culturali è Franceschini, come lo è ora, dopo la pausa di Bonisoli.

Queste non sono opinioni, sono i fatti, a voi confrontarli con i titoli e i contenuti degli articoli di questi giorni.

Ora, le resistenze al cambiamento e quindi all’applicazione del piano industriale all’interno di un ente in cui, solo per fare un esempio, la mensa costa meno di un euro e il costo a spettatore è intorno ai 300 euro a poltrona e i tre sindacati sono molto forti, (a differenza degli altri comparti dello spettacolo dove sono praticamente inesistenti), sono assolutamente comprensibili.

Bisogna però chiedersi se sono anche ragionevoli e utili alla collettività e se alimentare questo fango buttato su due persone, di cui una ormai completamente fuori dai giochi da oltre 10 mesi, possa servire davvero all’ente a rinnovarsi, o non sia semplicemente un modo per evitare di parlare dei problemi veri che, prima o poi, torneranno a ripresentarsi.
In un momento come questo bisognerebbe accelerare sull’applicazione del piano industriale, ma all’interno del teatro non tutti vogliono questo, per ovvi motivi.

Il mondo della cultura è di nuovo in totale crisi ma la storia del Teatro Regio rischia di andare avanti all’infinito o perlomeno fino a quando i cittadini non si renderanno conto che, per finanziare i buchi della Lirica italiana, i Comuni e le fondazioni bancarie devono rinunciare a fornire servizi migliori e più essenziali o persino culturali ma di costo minore e produttività maggiori, magari con meno “appeal internazionale e di classe”. Per finanziare, in sostanza, un giocattolo di alcuni degli 850.000 abitanti di Torino, un giocattolo il cui bilancio è pari a quasi il doppio della disponibilità dell’assessorato alla Cultura di Torino.

Non so da chi siano partiti gli esposti anonimi e non so se lo saprò mai. Ma so con certezza che l’obiettivo di presentarli non era né l’interesse generale, né il bene dell’Ente, inteso come un ente pubblico, a disposizione di tutti, compresi coloro che un biglietto al Regio non se possono permettere.

Non so se Graziosi e Guenno usciranno emotivamente indenni da questa inchiesta, lo spero tanto. So per certo che in passato, per inchieste che riguardavano direttamente la salute dei lavoratori, a carico del precedente sovrintendente, iscritto nel registro degli indagati, non è stato fatto alcun battage. Ricordo ad esempio il crollo delle scenografie in teatro con una dipendente finita in ospedale: gli articoli dicevano che non era nulla di grave, un atto dovuto, e facevano parlare direttamente Vergnano. 

Anche Roberto Guenno è finito nella macchina del fango, non se lo merita, certo io sono di parte, (e pure grillino, peggio di così!) ma come ho già detto in altra sede, questo fango sollevato su di lui è immeritato e mi rende molto triste. Roberto non va lasciato solo in questo momento, lo dico ai tanti lavoratori e professionisti che lo conoscono e ne conoscono l’onestà e professionalità. 

Resta l’amarezza per un sistema molto attrezzato che resiste cieco e sordo nel mantenimento dei suoi privilegi, passando sopra alle poche persone che hanno provato a cambiarlo.

Massimo Giovara
consigliere comunale M5s, presidente V Commissione

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