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martedì, 22 Settembre 2020

Il nido perduto di Camilleri

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Renato Graziano

Difficile assai essere sorpresi dai regali natalizi, in particolare se ricevi un libro e sei un lettore “forte” (ehm, c’è in effetti da vergognarsi nell’ auto-dichiararsi tale perché basta superare – sostengono le statistiche di settore – la dozzina di libri all’anno in Italia, per appuntarsi questa immeritata medaglia).

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Eppure… Ricevendo il pacchettino in azzurro Luxembourg (inteso come libreria) formato  18 x 18 mm  non mi aspettavo certo un Camilleri, tantomeno da mia moglie, certamente non solita a scelte, diciamo così, scontate.

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E in effetti mi sono ritrovato fra le mani una piccola chicca editoriale, confezionata dalle Edizioni Henry Beyle, e che la storica libreria torinese può vantare di avere avuto in esclusiva italiana prima dell’uscita prevista a gennaio.

Uscita prevista addirittura, secondo le informazioni web, in tre edizioni diverse, di cui  due a tiratura limitata, con inserti contenenti le lastre originali del colophon e di una pagina del libro al “modico” prezzo di 250 e 400 euro rispettivamente, mentre presso la citata libreria era disponibile a dicembre la versione normale, comunque molto raffinata  al prezzo di 36 euro .

Il piccolo volume, impreziosito da nove  immagini di piastrelle maiolicate ispirate a quelle della casa di campagna dei nonni a Porto Empedocle, raccoglie tre memorie (già pubblicate anni fa) e un racconto inedito: naturalmente questo oggetto, che come tale va considerato, piuttosto che un nuovo titolo da aggiungere alla ormai copiosa bibliografia di questo grande vecchio della nostra letteratura, non aggiunge nulla alla sua meritata fama di affabulatore impareggiabile e che, notoriamente, poggia sulle colonne portanti costituite da una parte dalle avventure del commissario Montalbano, ineguagliato precursore della serialità noir all’italiana che ha generato molti epigoni di successo e , dall’altra da quelle deliziose, saporite storie siciliane ispirate all’autore dalle cronache pescate in chissà quali segreti archivi e manipolate e sviluppate con un talento comico-satirico che in alcuni capolavori sfiora il virtuosismo ( basta ricordare “La concessione del telefono” o “Il birraio di Preston” o “Il Re di Girgenti” o, ancora “Il nipote del Negus” e “La mossa del cavallo, etc. etc.). E se meno felici risultano altre opere narrative, pubblicate in lingua italiana, quasi che la perdita del “suo” specialissimo patois dialettale siciliano fosse come la caduta dei capelli per Sansone, pure non si possono non ammirare la sua curiosità onnivora verso le più svariate discipline artistiche che hanno prodotto testi dedicati a pittura, architettura, numismatica, etc.

Per tornare a quest’ultima proposta del “nostro” destinata evidentemente ai collezionisti maniacali, la si legge come una elegia delle proprie radici native che affondano in questa casina frequentata dal giovane Andrea che ci ricorda, con una frase di Pirandello che “la vita di campagna o la si scrive o la si vive” per poi smentirsi un po’ con questi tre memoir che riescono a trasmettere pienamente la delicatezza, l’affetto nostalgico e la tenerezza con cui Camilleri ci ha vissuto le estati da ragazzo. Racconta che ci arrivava compiendo il chilometro e settecento metri di distanza dalla casa di Porto Empedocle, come fosse un viaggio interminabile, a dorso di mulo o su un carretto che sobbalzava sul tratturo pieno di buche, per poi immergersi nei profumi e nella vista della meraviglia di aranceti, limonaie, mandarini, olivi saracini e via elencando le infinite scoperte che la natura allora riservava. Poi si passa al ricordo dei tempi in cui, Mussolini governante e guerra incombente, la casa diventa rifugio sotto i bombardamenti con lo zio colonnello ed ingegnere che tenta un improbabile ammodernamento dei rudimentali servizi della casa, come l’impianto ad elica per generare elettricità che diventa obbiettivo dei bombardamenti nemici!

Il libro termina con un raccontino, inedito, appositamente scritto in sostituzione di un testo specifico chiesto dall’editore da dedicare alla memoria della casa che l’autore non si è sentito di scrivere per la troppa amarezza legata all’imminente abbattimento della villa sventrata dalla bufera di novembre, perché tale era la “casina” in realtà: a quei tempi il termine villa era appannaggio solo delle famiglie con titolo nobiliare.

E il raccontino è un breve memoir delle paure del piccolo Andrea alle prese con le malefatte dei topini di campagna.

Per concludere, un libro-omaggio dell’editore HB ad uno scrittore a cui moltissimi  lettori nel mondo debbono pagine e pagine di intelligente divertimento che non mancano in questa edizione e che però potrà interessare soprattutto chi non vuole perdere proprio nulla del maestro siciliano.

La casina di campagna di Andrea Camilleri Edizioni Henry Beyle € 36 (copertina in carta rossa tatami) Pagg. 83

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