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sabato, 20 Luglio 2024

I genitori in rivolta: “Non spetta a noi pagare i tamponi per i contagi a scuola”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

I telefoni delle segreterie delle scuole non smettono di squillare in questi primi giorni dal rientro, segnati soprattutto della nuove norme e dal picco dei contagi. Una media di due alunni per classe erano assenti al suono della campanella che lunedì sanciva il rientro dopo le feste natalizie, malati o in quarantena. Ma a loro si stanno aggiungendo quanti in queste ore risultano positivi. 

E così si riprende con il rischio di contagio e quarantena per le classi e soprattutto con tutte le incertezze di una nuova normativa arrivata alla vigilia della riapertura delle scuole che il personale deve ancora studiare. 

A peggiorare le cose l’Asl che per l’elevato numero di casi non riesce più a gestire le pratiche e che quindi ha lasciato le classi, genitori e alunni, abbandonati a se stessi. Infatti, alle famiglie di bambini a contatto con positivi, che secondo le normative devono fare un test (anche solo rapido) prima di rientrare, viene chiesto di provvedere in autonomia.

Ovvero, da soli i genitori devono prenotare e pagare il tampone per il proprio figlio. Uno immediatamente dopo il contatto con il bambino positivo e uno dopo cinque giorni. Per una media di 25-30 euro per ciascun figlio e per ogni volta che un compagno di classe risulta positivo. 

“Una trafila impensabile. Trovare spazio per un tampone è impossibile, ci vogliono giorni. E tutte le spese ora sono a nostro carico. Tanto vale stare a casa e fare Dad, si fa meno fatica” commentano alcuni genitori. “Non possono chiedere alle famiglie di farsi carico di un onere che spetta alla scuola e al servizio sanitario” continuano altri. 

In pochi giorni dalla ripresa le regole sono sempre più confuse e i casi registrati negli istituti in crescita e c’è chi teme che ormai il ritorno alla didattica a distanza sia imminente. 

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