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mercoledì, 17 Luglio 2024

Fase 2, perché il settore abbigliamento deve restare senza aiuti?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

La situazione non è facile per nessuno. Chiaramente tutti sanno che dovranno togliersi qualcosa, dai locatari per la riscossione degli affitti fino ai commercianti, che riaprendo dovranno affrontare altre spese per il take away, per la sanificazione dei locali o per abbassare i prezzi, perchè la clientela avrà meno budget spendibile.

In questa situazione, tra soldi di cassa integrazione che non arrivano, bonus di Aprile rinviati a Maggio e i bonus della Regione a varie categorie (dai barbieri alle estetiste, dagli ambulanti ai tassisti) c’è un settore merceologico molto rilevante nella società e nel business delle grandi città che sembra non avere alcun aiuto: chi vende abbigliamento.
Sappiamo tutti che non è un bene primario, ma sono comunque le imprese di tante famiglie che hanno subito due mesi di lockdown anch’esso pesante: anche chi si è organizzato con le spedizioni, quanti ordini avrà consegnato in piena emergenza Covid?

Pochissimi, ovviamente. Senza riuscire a coprire le spese e senza opportunità, è difficile pensare che dal 18 Maggio i clienti “assaltino” i negozi, che incasseranno il triplo e riusciranno a sopravvivere. Serve quindi una risposta dalla politica, anche qui.

L’abbigliamento è anche il settore che già prima del CoronaVirus registrava più chiusure di tutti, ma clamorosamente è uno dei settori non aiutati da nessun tipo di bonus, negli ultimi tre anni questo settore ha registrato oltre il 20% di attività chiuse, più delle edicole, per esempio, dai dati della Confesercenti. Ma nonostante questo, nessuno ha pensato ad un sostegno a questo settore.

Per capire lo scenario, si deve anche capire come funziona questo settore, cercando di semplificarlo al massimo: in pieno inverno i proprietari dei negozi avranno sviluppato gli ordini primaverili, riempiendo il negozio durante i saldi invernali di Gennaio. A febbraio è sempre un mese di transazione, a Marzo iniziano le vendite dei capi più leggeri ma a “manica lunga”, fino ad arrivare all’estate e, infine, ai saldi di Luglio. In questo scenario un negozio di abbigliamento al 10 Marzo aveva il negozio pieno di capi (pagati o da pagare) e riaprirà quando dovrà effettuare ulteriori acquisti più estivi, probabilmente svendendo ciò che aveva appena acquistato prima del lockdown e sperando di recuperare almeno ciò che ha speso, quindi senza margine di guadagno mentre dovrà abbassare i prezzi sull’estivo per venire incontro al calo dei soldi spendibili dai propri clienti.

Non serve essere matematici o economisti per capire che anche questo settore merceologico ha bisogno di aiuto, perchè rischiamo che, dopo l’estate, avremo centinaia di fallimenti, persone con problemi giudiziari e dipendenti licenziati.
L’unica opportunità che hanno, ad ora, è richiedere un prestito alle banche, con tasso agevolato e garantito dallo Stato. Ma anche qui serve una mole di documenti clamorosa che già funzionerà come deterrente per molti, altro che “semplificazioni” o “mani sul cuore”, un finanziamento che, tra l’altro, andrà ridato in poco tempo, tra 3 anni. E se non basta indebitarsi? Dopo il fallimento la garanzia dello Stato dovrà pagare le banche e necessariamente alzare le tasse. Siamo così sicuri che tra 2 anni sia finita la crisi economica dovuta al Covid-19?

“Non è normale che abbia accumulato 10.000 euro di debiti negli ultimi 2 mesi e non abbia alcuna opportunità, tranne quella di indebitarmi con la banca per pagarli tra 2 anni”, dice un proprietario di un negozio del centro di 40 metri quadri. Effettivamente no: speriamo che qualcuno dalle stanze in cui si prendono le decisioni non resti indifferente a questo grido di dolore, come invece sta purtroppo accadendo.

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