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mercoledì, 24 Luglio 2024

Eclissi della sinistra Pd?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Giorgio Merlo

Nel gergo più popolare si potrebbe dire “abbaiare alla luna”; con un termine politicamente più nobile “scarsa, se non nulla, incisività”. Ma, al di là delle parole, un dato purtroppo è indubbio: la sinistra del Pd, la cosiddetta minoranza del Pd, è oggi politicamente inconsistente. E, soprattutto, scarsamente efficace nelle scelte politiche che di volta in volta vengono intraprese dal partito. Una considerazione, questa, che non vuole essere polemica e che non ha l’obiettivo di accusare gli esponenti di punta di quest’area politica e culturale. Intendiamoci. C’è estremamente bisogno nel Pd di una sinistra politica e sociale – plurale si direbbe oggi – soprattutto dopo l’avvento alla segreteria di Renzi e del renzismo che ha spostato, legittimamente, l’asse politico del partito verso il centro. Una marcata e visibile “discontinuità” rispetto alle gestioni politiche precedenti e che fa del Pd, come ormai dicono quasi tutti gli osservatori e i commentatori meno faziosi, un “agglomerato centrista”  post-ideoligico e post identitario. Una sorta, cioè, di “partito pigliatutto” che coltiva l’obiettivo di rappresentare istanze sociali, ceti e pezzi di società trasversali sempre meno marcati sotto il profilo politico e culturale e accomunati, semmai, dal giudizio che si dà sulle singole scelte del Governo. E di conseguenza del partito al potere. Non a caso, va avanti da mesi il dibattito sulla trasformazione del Pd da partito di “centro sinistra” o “di sinistra” in “partito della nazione”, cioè in un soggetto politico sempre più indistinto che ha superato la tradizionale ed antica dicotomia tra destra e sinistra.

In un quadro del genere, la presenza di una sinistra interna politica e sociale – a prescindere che sia in maggioranza o in minoranza – non faziosa e non  nostalgica, dovrebbe essere non solo utile ma anche indispensabile al fine di conservare, per quel che è possibile, la natura e il profilo di un partito di “centro sinistra”. Ma è proprio su questo versante che la spinta politica di quest’area si è progressivamente spenta. E non lo dico io. Ma è difficile, francamente, registrare oggi un commento, un giudizio, un articolo o una riflessione di qualsivoglia osservatore – di qualunque orientamento politico e di qualsiasi estrazione culturale – che individua nella sinistra Pd una componente importante che svolge un ruolo politico significativo e capace di condizionare l’elaborazione complessiva del partito. Quasi tutti, se non tutti, quando parlano della sinistra Pd si limitano alla medesima considerazione: e cioè, una componente che sbraita sino alla vigilia di una scelta politica importante e poi, puntualmente, ammaina le bandiere e scompare dall’orizzonte. Appunto, “abbaia alla luna”.

Ora, se non ci si vuol rassegnare ad un destino che rischia di essere già scritto in anticipo, forse è opportuno rivedere la strategia, l’iniziativa, la proposta e il comportamento di quest’area all’interno del Pd. Nel rispetto del principio di maggioranza, come ovvio, e nella lealtà che deve sempre contraddistinguere la presenza di una componente all’interno del partito, però o si cambia marcia o si dichiari che la minoranza nell’attuale Pd è un ferrovecchio da gettare alle ortiche. L’unica cosa sicura, e certa, è che non  si può proseguire sulla strada che sino ad oggi si è intrapresa. Perché, per dirla con il leader della “ditta”, Bersani, fare “l’ultimo dei “mohicani” nel Pd è più una prospettiva solitaria e singola che collettiva. È bene pensarci bene prima che sia troppo tardi.

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