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lunedì, 22 Luglio 2024

Due papi così diversi a braccetto sugli altri

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«Con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dopo aver a lungo riflettuto e invocato l’aiuto divino e ascoltato il parere dei nostri fratelli vescovi dichiariamo santi Giovani XXIII e Giovanni Paolo II». Con questa formula Francesco ha consegnato alla preghiera e all’imitazione del popolo credente due papi che hanno lasciato una profonda traccia di sé nella chiesa e nella società. Due papi in contemporanea sugli altari. Una primizia nella storia delle canonizzazioni, come, tra breve, sarà un unicum il secolo XX che vedrà l’elevazione agli altari di altri suoi tre papi. Su otto pontefici sei santi. Niente male! Il ‘900 sarà glorioso per la santità papale, fatto tanto più rilevante in quanto il secolo precedente ne è rimasto all’asciutto. Ciò potrebbe destare qualche interrogativo sul modo in cui lo Spirito distribuisce la santità nella sua chiesa, in particolare in chi la guida. Potrebbe anche nascere il sospetto che il suo affaticarsi nell’irrorare santità incappi nell’umana debolezza di chi dovrebbe scoprila e senza tortuosi interessi proclamarla.
Tornando ai due novelli santi qualche affinità che ne spieghi l’unitaria proclamazione la si può certo rinvenire. Per entrambi è echeggiato il grido «Santo subito» che ha spinto chi di competenza ad indagarne la santità. Per Giovanni XXIII risuonò nella basilica di San Pietro dalle labbra dei Padri conciliari, molti dei quali avrebbero voluto che il Vaticano II si chiudesse con la proclamazione della santità di colui che l’aveva voluto. Per Giovanni Paolo II si levò in piazza San Pietro dalla folla che ne piangeva la morte. Entrambi, ancora, sono santi graziati sulla via degli altari. Di papa Roncalli non si attese il secondo miracolo previsto per la canonizzazione; a papa Wojtyla furono scontati gli anni di norma richiesti per l’inizio del processo, avviato dopo soli cinque anni dalla sua scomparsa. Infine, entrambi, insofferenti della prigionia vaticana, varcarono le mura leonine dopo la loro elezione. Ruppe la reclusione papa Roncalli col suo viaggio ad Assisi; seguì papa Wojtyla che sarà ricordato anche come pontefice itinerante.
A questi aspetti di superficie comuni ai due neo canonizzati, si contrappongono, invece, elementi sostanziali dei rispettivi pontificati che li rendono tra loro diversi e lontani. Non sarà tempo perso, passate cerimonie e manifestazioni di giubilo, indagarli brevemente.
Papa Roncalli, non fu il papa di transizione inteso da molti cui egli stesso con giocosa bonomia non mancò di far cenno, né fu un papa di modesto sapere e di poco polso come potrebbe suggerire la definizione di “buono” che sempre l’accompagna. Fu uomo di sapere, di pratico acume e di coraggio, che rimarrà imprescindibile nella storia della chiesa. Percepì l’estraneità di essa al mondo e la sua incapacità di comprenderlo e rapportarvisi nel compimento della sua missione. La richiamò, quindi, all’importanza di scrutare i “segni dei tempi”. Non condannò il mondo, ma pose mano al cambiamento della chiesa, avviando, in breve tempo e vincendo l’opposizione d’una curia cieca ed indolente, un concilio, non per costruire dogmi, ma per riagganciarla, con spirito pastorale, alla realtà. Ricco della saggezza delle sue origini contadine e dell’insegnamento della parabola evangelica, sapeva che il seme non si butta a casaccio in qualsiasi stagione, ma richiede somma attenzione ai tempi. Se il terreno di semina del messaggio di Gesù è il mutevole cammino dell’uomo, alle sue stagioni sarà attento il saggio seminatore. Tale era e così insegnò papa Roncalli. Ricorda il cardinale Capovilla, suo segretario, che egli, eletto papa, si presentò non come “uomo di Stato o diplomatico né scienziato od organizzatore della vita collettiva, ma come pastore”. Né condottiero lanciato alla conquista né invasato predicatore alla ricerca di proseliti. Fiducioso in un’umanità disseminata di “uomini di buona volontà”, invitò tutti ad impegnarsi per realizzare “la pace in terra”, cuore dell’annuncio evangelico. «Portò l’infanzia spirituale, due occhi e un sorriso, sul trono di Pietro», dice ancora il cardinale. Indimenticabili quelle parole piene di tenerezza del “discorso della luna”, sul far della sera, ai romani: «Tornando a casa troverete i bambini: date una carezza ai vostri bambini e dite “questa è la carezza del papa”». (1, continua)

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