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venerdì, 19 Luglio 2024

Dopo le polemiche sul listino Furia scrive al Pd di Alessandria

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Pubblichiamo integralmente la lettera che il segretario regionale del Partito Democratico Piemonte Paolo Furia ha inviato alla segreteria  di Alessandria, in risposta alle polemiche sollevate sul listino per le prossime regionali.

 

Care e cari,
rispondo sulla questione del cosiddetto listino del Presidente per quanto di mia competenza in qualità di Segretario Regionale del PD.
Comprendo e rispetto la delusione nell’apprendere che la provincia di Alessandria non sarà rappresentata nel listino. E’ la stessa delusione che, come Biellese, nutro nel non vedervi neppure la mia provincia. Ma in qualità di segretario regionale del partito ho avuto modo di comprendere più da vicino le ragioni di alcune scelte.
In primo luogo, preciso che non ho inteso convocare organismi dirigenti per la determinazione delle posizioni del listino per evitare di creare aspettative ingestibili. Già 5 anni fa, quando il PD era al 40% e il valore aggiunto del nostro candidato era assai meno di impatto in un contesto così favorevole, il Segretario di allora ottenne 5 posizioni su 10, di cui una scelta dal candidato e 2 dalle province piccole. Questa volta, al fine di recuperare più voti possibili in un contesto ben meno favorevole per il PD, si è costruita una larga coalizione: su alcune forze politiche ho lavorato io stesso, su altre ha lavorato in particolare Chiamparino. Si sarebbe potuto tentare, a mio parere, di far convergere alcune liste in una, così da rappresentare un quadro meno frammentato e più coerente, ma ha prevalso la logica del “più liste e candidati corrono meglio è”, che è a sua volta figlia della decisione (che io stesso ho preferito e discusso in assemblea regionale a fine gennaio) di non avere un listone unico e molto qualificato che rinunciasse al simbolo del PD.
La scelta del nostro candidato Presidente di avere la coalizione con più liste possibili, e tutte dentro il listino, risponde ad una fase politica nella quale il PD, sia pure baricentro di una coalizione più ampia, non è più la forza maggioritaria che da sé è capace di attrarre un voto civico diffuso. Penso che questo tema politico sarà oggetto di un’ampia discussione dopo il 26 maggio alla luce dell’esito elettorale, quando cioè conosceremo la forza di attrazione di quelle liste e del PD. Conosco le operazioni “speculative” nei nostri confronti e le ho denunciate in riunioni riservate e al candidato Presidente stesso. Le ragioni di questa marginalità politica del PD sono profonde. Cambiare questo trend è responsabilità di tutti noi, e ognuno deve fare la propria parte in materia.
Tornando al listino, si aggiunga che dei 4 posti residui il candidato presidente ha chiesto Salizzoni come espressione civica. Mauro Salizzoni corre anche nella lista PD collegio torinese come indipendente, scelta che giudico opportuna in quanto dimostra che il PD può essere attrattivo anche da sé e non solamente in termini di allargamento e costruzione di coalizione). Di fatto, le posizioni a disposizione del PD sono state 3.
A questo punto, con tre posizioni residue, l’obiettivo di rappresentare tutte le piccole province (BI, VC, VB e AT, le più a rischio di non eleggere il consigliere regionale) diventava irraggiungibile. Se noi avessimo avuto le 5 posizioni di 5 anni fa, avremmo fatto le 4 province e avremmo riconosciuto a Torino una posizione sola (per il peso elettorale obiettivo del partito torinese e perché non può neanche essere che di Torino entrano nel listino solo persone indicate dalle civiche), al netto di Salizzoni. In presenza di una tale ristrettezza di posizioni, tenendo fermo che sotto le 2 province piccole sarebbe stato completamente inaccettabile, l’unica cosa che rimaneva da fare era che il candidato Presidente si assumesse la responsabilità politica di scegliere chi far entrare e chi tenere fuori.
Anche se abbiamo avuto posizioni divergenti su questa partita sia in coalizione che col candidato Presidente, non ho mai inteso sollevare una polemica pubblica o tentare prove di forza, come ad esempio annunciare che allora a queste condizioni il PD rinunciava al
listino tout court. Innanzitutto perché la natura ambigua del listino non aiuta a chiarire fino a dove poterci spingere (premio di maggioranza? Camera di compensazione delle forze politiche? Immagine e somiglianza del candidato Presidente?). Ma soprattutto, perché in questo tempo in cui il PD e in generale il centrosinistra sono così in difficoltà, rappresentare pubblicamente questa tensione attraverso polemiche a mezzo stampa sarebbe stato deleterio rispetto alla competizione elettorale che abbiamo di fronte, la quale ha la massima importanza rispetto a tutte le questioni che correttamente voi ponete e io stesso (anche se con accenti diversi) ho posto. Mi assumo volentieri la responsabilità di non aver condotto il PD in una polemica pubblica con il suo candidato per “i posti”; perché noi che siamo dentro al partito conosciamo l’importanza e se vogliamo anche la dignità di questo tipo di discussioni, ma là fuori una simile polemica avrebbe contribuito solo a rappresentarci come irresponsabili, litigiosi come sempre e inaffidabili.
La campagna elettorale in corso, non sfugge a nessuno, è di estrema importanza per il futuro dei nostri territori, ma anche per la tenuta del PD. Non ho la pretesa di avervi soddisfatti con questa risposta, resto in ogni caso a disposizione, anche durante la campagna elettorale, per eventi o iniziative sul territorio e, come posso, per dare una mano.
Un caro saluto, e “alla lotta”, Paolo Furia

 

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