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giovedì, 18 Luglio 2024

Dimissioni Lupi, scatta il totonomine: soluzione tecnica o politica?

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«È la decisione migliore. Ho fatto insieme a Renzi una legge che si chiama “Sblocca Italia”, non è possibile continuare il proprio mestiere se ci sono delle ombre». Con queste parole il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi spiega alla trasmissione Porta a Porta la decisione di rassegnare le proprie dimissioni, oggi, dopo l’informativa prevista alla Camera. Tra le motivazioni che hanno spinto il ministro a questo gesto, anche in tentativo di salvare la famiglia dalla gogna mediatica degli ultimi giorni. «Attaccate me ma lasciate stare mio figlio – ha sbottato il ministro Ncd ospite di Bruno Vespa, aggiungendo – Ma perché dovrei chiedere a Incalza di fare pressioni su Perotti per raccomandare mio figlio se avrei potuto chiamarlo direttamente?».
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha liquidato piuttosto velocemente la decisione del suo ministro alle infrastrutture. «La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per sé, per Ncd, per il governo», ha commentato il premier che, assicura Lupi, non ha esercitato alcun tipo di pressione sulla sua decisione, né da capo di governo né da segretario Pd. Desta polemiche, tuttavia, il fatto che queste siano le prime parole pronunciate da Renzi sulla questione. «Penso che si sia semplicemente sfilato – ha commentato Fabrizio Cicchitto (FI) in un’intervista – Lui non è né garantista né giustizialista, tiene soltanto all’impatto mediatico. E Lupi era essenzialmente un problema mediatico, a differenza di altri le cui vicende sono lontane dai riflettori».
A un mese dall’inaugurazione dell’Expo 2015, dunque, l’Italia si trova senza un ministro delle Infrastrutture. Maurizio Lupi, dopo le dimissioni, verrà probabilmente messo a capo del gruppo Ncd alla Camera mentre Renzi prenderà su di sé l’incarico ad interim, preoccupandosi di trasferire sotto il controllo di Palazzo Chigi la Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, cui era a capo Ettore Incalza.
A questo punto in molti scommettono su una soluzione tecnica del premier, che potrebbe optare per un forte gesto simbolico (e mediatico) e mettere Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione, a capo del ministero vacante. In questo caso però il magistrato dovrebbe lasciare il ruolo di “garante” affidatogli meno di un anno fa, ecco perché c’è chi punta il dito verso altri due tecnici:  l’ad di Finmeccanica Mauro Moretti o l’ex ad di Luxottica Andrea Guerra, già super consulente di Palazzo Chigi. Nel caso invece la scelta dovesse essere politica i nomi che circolano in queste ore sarebbero quelle di Luca Lotti, sottosegretario di Stato, Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consilio, Debora Serracchiani, presidente della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia o il deputato David Ermini.
In un’ottica di bilanciamento delle alleanze dell’esecutivo, invece, Gaetano Quagliariello, che aveva lasciato il governo dopo l’avvicendarsi di Renzi a Letta, potrebbe ottenere il ministero per gli Affari regionali.

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