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giovedì, 18 Luglio 2024

Davide Bono: “Io con Pichetto? No grazie, niente giochi di partito”

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«Io con Forza Italia come assessore al bilancio? Ringrazio Gilberto Pichetto per la stima nei miei confronti, ma sarò chiaro: se vinciamo noi io non chiamerei né Pichetto né nessun altro dei vecchi partiti nel mio staff». È dura la replica di Davide Bono, candidato alle Regionali per il Movimento 5 Stelle, allo sfidante di Forza Italia Pichetto. Il ricorso al Tar del consigliere grillino contro le liste che si sono presentate senza passare dalla raccolta firme ma correndo insieme ai gruppi del consiglio regionale annullato, preannunciato da tempo e arrivato oggi, ha sollevato un vero e proprio polverone. Un tutti contro tutti in cui Pichetto ha attaccato Bono, il candidato per Fratelli d’Italia Guido Crosetto ha polemizzato con  Bono e Crosetto, mentre intanto il superfavorito per il Partito Democratico Sergio Chiamparino tacciava Bono di essere «poco coerente», dal momento che «non ha neppure raccolto le firme».
Bono ci tiene a chiarire la propria posizione. «Quello che dice Pichetto è falso. Non è vero che noi potevamo utilizzare il collegamento con la lista nazionale solo per presentare le liste provinciali o il listino. Lo stesso identico simbolo può essere utilizzato a livello regionale e provinciale, come abbiamo fatto noi in modo del tutto corretto».
Poi il candidato grillino ribadisce la priorità del movimento a «cambiare i volti della politica: per questo ribadisco che sarebbe assurdo anche solo pensare di arruolare Pichetto a qualcun altro. Io, che sono alla seconda candidatura, sono l’unico già legato alla politica del listino per le regionali, gli altri sono tutti persone al di fuori di questo mondo proposti per le loro competenze tecniche. È il contrario degli altri partiti, come il Pd, che ha messo in lista donne e uomini legati a correnti di partito».
Sì perché non manca la stoccata a Chiamparino, che ha creato un team «un po’ per accontentare tutti, tra un candidato di Sinistra Ecologia Libertà (Marco Grimaldi, ndr), la solita carrellata di ex sindaci e le quote rose, su cui non sono d’accordo, perché il sesso di una persona non ha niente a che fare con la competenza».
Bono, d’altra parte, si dice d’accordo ad appoggiare proposte del Pd se «possono far bene al Paese», come ad esempio quella del «reddito minimo garantito», da sempre cavallo di battaglia del M5s e ora ripresa, in modo simile, anche da Matteo Renzi. «Sempre che non si tratti di spot pubblicitari in stile campagna elettorale» precisa il consigliere regionale, che poi nega ogni ingerenza del leader Beppe Grillo nella scelta dei candidati da mettere in listino. «I requisiti per candidarsi sono gli stessi per tutti: non avere condanne penali, non far parte della massoneria, non essere iscritti a nessun partito e non essere in politica da più di un mandato. Tali requisiti vengono verificati all’interno del movimento. È questa l’unica forma di controllo dall’alto, Grillo a parte me non sa neanche chi sono le persone sul listino per le Regionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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