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lunedì, 15 Luglio 2024

Dalla Prefettura al Quirinale, le mani sulla città della Mafia Capitale

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il terremoto che la settimana scorsa si è abbattuto sul mondo della politica romana sembra destinato a riscrivere gli ultimi anni di storia istituzionale della capitale. Senza risparmiare, a quanto pare, alcun organismo della città, neppure la Prefettura o il Colle, come risulta da alcune intercettazioni in mano ai carabinieri del Ros. Dopo l’ondata di arresti (ben 37) di martedì scorso e il coinvolgimento a vario titolo di “eminenti” personalità della scena politica romana, incluso l’ex sindaco Gianni Alemanno, sono infatti iniziate a trapelare le prime indiscrezioni circa quel sistema che da anni sembra alimentare i portafogli della criminalità capitolina.
Un sistema riassunto per metafora dall’ex Nar Massimo Carminati, “er cecato”, il capo dell’organizzazione denominata “Mafia Capitale”: «È la teoria del mondo di mezzo. Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo: il mondo di mezzo è quello dove tutto si incontra. Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno. E tutto si mischia». In altre parole nel “mondo di mezzo” c’è sempre la persona giusta a cui chiedere aiuto o informazioni, adeguatamente ricompensati, per curare i propri interessi e quelli dell’organizzazione.
L’ultimo esempio sembra riguardare proprio Palazzo Valentini, sede dell’amministrazione provinciale di Roma e della Prefettura, posto a pochi passi da piazza Venezia. È il 29 gennaio 2014 e una cimice ambientale intercetta l’incontro tra Massimo Carminati, il suo tesoriere Salvatore Buzzi e Paolo Di Ninno, ritenuto dagli investigatori il direttore finanziario dell’organizzazione criminale capeggiata dall’ex Nar. Sembra esserci un problema con l’appalto per la gestione del Cara (centro di accoglienza per i richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto, struttura che si trova a circa 30 km dalla capitale e in grado di ospitare fino a 650 migranti: un affare da 20 milioni di euro. L’intoppo sembra riguardare l’omessa dichiarazione di una condanna risalente a fine anni ‘80 da parte di uno dei contraenti. Ma Salvatore Buzzi minimizza il problema, prospettandone una prossima risoluzione: «Se stamo a compra’ mezza Prefettura», esordisce in romanesco.
Due mesi più tardi, nel corso di un’altra intercettazione, Salvatore Buzzi discute della questione con l’ex membro del coordinamento per i rifugiati del Viminale Luca Odevaine. L’intento è quello di organizzare un incontro con Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nell’ultimo governo Berlusconi, affinché intervenga presso il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e sblocchi la situazione. «Letta interverrà perché lì il filo c’è, se glielo dice lui si sblocca in un secondo», commenta Odevaine. E la soluzione, infine, sembra trovarsi.
Ma le vicende del Cara di Castelnuovo Porto sembrano portare alla luce infiltrazioni criminali ancora più radicate nel sistema politico italiano. Nel corso di altre intercettazioni, infatti, Salvatore Buzzi millanta perfino una conoscenza al Quirinale, tramite la quale dice di potersi informare circa l’audizione in Prefettura del Cara. Spetta ora agli investigatori trovare riscontri alle parole di Buzzi, che potrebbero anche rivelarsi semplici spacconate. Ma il quadro che si profila sembra divenire di volta in volta più inquietante.

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