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venerdì, 19 Luglio 2024

Cristina Gallo (garante detenuti): “Più risorse per coinvolgere e recuperare”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

di Moreno D’Angelo

«E’ stata una grande emozione». Così il Garante dei diritti dei detenuti di Torino Cristina Gallo ha commentato la presentazione dentro il carcere “Lorusso e Cotugno” della relazione annuale che rapporta luci e molte ombre che caratterizzano la realtà di chi vive dietro le sbarre a Torino. La Garante ha sottolineato la significativa novità rappresentata dalla presenza di un gruppo di detenuti, «un gesto da loro molto apprezzato» e dei capigruppo del Consiglio Comunale con il presidente Fabio Versaci in testa che ha anche partecipato alla conferenza stampa. Versaci si è detto molto colpito da questa esperienza: «dobbiamo farci carico di questa parte della nostra comunità che non va dimenticata».

Sono tante le iniziative che in programma per migliorare la vivibilità del carcere e fare in modo che sia un luogo di recupero delle persone e non solo di detenzione. Si parla di formazione lavoro, social housing, diritto alla salute e anche di difesa della genitorialità per chi è in cella. Ma su tanti interessanti e variegati progetti fondamentali per dare respiro a misure alternative alla detenzione e al tanto decantato reale recupero e reinserimento della persona pesa la mannaia della carenza di fondi. Proprio su questo la Gallo ha lanciato un suo appello per un fondamentale ripristino degli stanziamenti. Tutto questo mentre si registra un ritorno della crescita della popolazione carceraria, come ricorda Bruno Mellano, Garante detenuti della Regione Piemonte. A Torino si contano 1.390 detenuti che devono arrangiarsi con una disponibilità di 1.150 posti, mentre a livello nazionale sono 56mila i detenuti con una capienza di 45.000.

Per quanto riguarda il tema della salute in carcere il Garante torinese ha precisato che il problema vada visto non solo come una questione di farmaci e cure ma deve prendere atto delle condizioni in cui vivono queste persone e dei risvolti psicologici legati a solitudine, disperazione, alienazione.

Con preoccupazione si è segnalato la carenza di mediatori culturali (fondamentali in particolare nel dialogo con l’ampia componente straniera, in cui è alta la presenza di fede islamica) e quella di operatori. Proprio in tal senso il pensiero della Garante torinese partono da un approccio che intende umanizzare, guardare in faccia i problemi, che in carcere hanno molte sfaccettature, a partire dalla complessità della popolazione detenuta, che conta oltre il 30% di stranieri. Una realtà che, senza idonei progetti, rischia l’emarginazione con annessi rischi di radicalizzazione. Nel discorso rientra anche l’attenzione e il rispetto delle pratiche religiose.
Sono queste le linee guida del pensiero del Garante torinese per formare “buoni detenuti”, che precisa come le periodiche relazioni non rappresentino solo un insieme di dati e statistiche ma un quadro complesso e propositivo che vuole essere uno stimolo per il cambiamento che passa anche da rilievi e raccomandazioni dei Garanti sul territorio.
La prassi del coinvolgimento dei detenuti come soggetti attivi e partecipi è un punto chiave insieme allo svolgimento di attività lavorative, culturali e sportive per dare corso al principio del recupero e del reinserimento. Coinvolgere significa andare oltre “l’attesa passiva” di un qualche evento ma il saper sviluppare l’iniziativa e la partecipazione di chi è recluso. Ricordiamo che l’investimento per un pieno recupero sociale rappresenta un grande risultato a fronte del fenomeno di chi non avendo alternative esce e torna nel giro vizioso della criminalità.
La Gallo inoltre rileva come spesso ai bei propositi dei Protocolli di intesa non facciano seguito azioni concrete. In questo modo i successi sono legati alle iniziative delle Direzioni degli istituti con fondi in costante calo. Tuttavia, nonostante tante difficoltà, Torino e il Piemonte costituiscono a livello nazionale un esempio positivo su questo fronte. Basta il dato della presenza di un Garante dei detenuti in ogni provincia, un fatto che non si registra nel resto d’Italia.
A questo dato fa da contraltare l’assenza di mediatori , che ora si cerca di rimediare con un bando, e di operatori. L’apertura al sociale e tante iniziative passano attraverso il lavoro e la collaborazione di tante associazioni e volontari.
In conclusione è da evidenziare come il ruolo del Garante dei diritti dei detenuti, dalla singola città al livello nazionale, ha acquisito una crescente importanza come referente non solo su singoli casi e nel rilevare disagi strutturali. Proprio per questo la Gallo ha ribadito come i problemi vadano visti nella loro complessità coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali e sociali sul territorio, ma servono fondi e un cambio “culturale” verso chi sta dietro le sbarre. Più carcere non produce più sicurezza. Anche se le tendenze forcaiole diffuse nel sociale e le paure verso il crescente flusso di immigrati non aiutano questi approcci che parlano di prevenzione e recupero delle persone che hanno sbagliato.

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