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venerdì, 4 Dicembre 2020

Coronavirus: “Pronto all’ascolto”, il nuovo servizio diocesano

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Mara Milanesio
Mara Milanesio
Laureata in Scienze della Comunicazione con specializzazione in Comunicazione di massa e multimedia, giornalista pubblicista dal 2006. Ama correre, viaggiare,camminare in montagna ed è appassionata dalla politica.

Nel tempo difficile della pandemia da Covid-19, sono molte le iniziative delle comunità diocesane per restare vicine alla nostra gente, soprattutto ai più poveri e sofferenti. Più volte l’Arcivescovo di Torino, monsignore Cesare Nosiglia, ha espresso la propria gratitudine per tanta creatività dell’amore, che rende possibile la prossimità della Chiesa in un contesto tanto complesso e inedito.

Ed è proprio in questa prospettiva che l’Arcivescovo inaugura un nuovo servizio a sostegno di chi soffre, che risponde a specifiche esigenze e richieste di aiuto.
Da parte di alcune associazioni di volontariato, che offrono servizi di supporto psicologico attraverso chiamate telefoniche, sono infatti giunte più richieste di attivazione di un servizio simile, telefonico, ma di natura spirituale, di chi cerca esplicitamente il confronto con un sacerdote.

Tutti i parroci e tutti i preti si sono in qualche modo attivati per farsi prossimi, anche telefonicamente, a persone sole, malati, anziani così come ragazzi, giovani e gruppi famiglia.
Molte sono però le persone che non hanno un punto di riferimento spirituale, che non sanno chi chiamare per ricevere un sostegno per la propria fede o ricerca di senso.

Il nuovo servizio si chiamerà “Pronto all’ascolto” (cfr Gc 1,19) e avrà la struttura simile ad un call-center: dalle ore 10 alle ore 12, dalle ore 15 alle ore 17, dal lunedì al sabato, si potrà chiamare il numero del servizio e si verrà immediatamente messi in contatto con i preti disponibili per quella fascia oraria, ricevendo innanzitutto ascolto (come esorta l’apostolo Giacomo) ma anche condivisione della fede e prudenti consigli per attraversare questo momento difficile.

Il servizio, al numero 0110120882 è attivo, ad experimentum, fino alla riapertura delle attività pastorali ordinarie e se ne valuterà poi l’opportunità e l’efficacia.

Ai sacerdoti è stata chiesta la disponibilità da un minimo di un’ora a settimana, in orari e giorni scelti a discrezione personale. Si potrà comunicare la propria disponibilità scrivendo a prontoascolto@upgtorino.it (il servizio – già attivo per l’Ostensione del 2015 – sarà sostenuto dai volontari della Pastorale Giovanile, che gestirà il call-center e coordinerà i turni). Si riceverà quindi un link per scaricare l’app del servizio sul proprio smartphone. Non sarà necessario rendere noto il proprio numero telefonico e saranno garantite la privacy e la riservatezza.

Anche l’Arcivescovo offrirà la sua disponibilità per più ore e più giorni, invitando tanti sacerdoti a fare altrettanto, a servizio di quella parte del popolo di Dio più sofferente e sola.
Accanto alle persone che chiedono pane, alloggio, accoglienza o fornitura di prodotti per l’igiene in carcere ai Centri di ascolto delle parrocchie e alla Caritas arrivano “sos” di persone che hanno bisogno di conforto e di sostegno per dare un senso alla lontananza forzata da familiari, alla sofferenza per la malattia o la perdita di una congiunto. E così, sulla scorta di un’iniziativa simile attivato dalla Caritas subalpina nel 2008 in piena crisi economica, è stato attivato in questi giorni, in collaborazione con l’Ufficio diocesano di pastorale della salute, un servizio dedicato di ascolto telematico «fraterno».

“Attraverso la casella di posta elettronica, ascoltofraterno@diocesi.torino.it. – spiega Antonella Di Fabio, responsabile dell’Osservatorio delle povertà della Caritas torinese con un diploma di counseling spirituale al “Teresianum” di Roma-, possono scrivere le persone che desiderano raccontare fatiche, solitudine o, se operatori sanitari, lo stress che vivono ogni giorno in ospedale. E poi chi cerca un conforto spirituale e che in questo momento di isolamento forzato non può incontrare qualcuno con cui condividere il proprio dolore. Le richieste di aiuto via mail vengono poi smistate alla nostra l’équipe composta da sacerdoti, religiose, diaconi permanenti e laici della diocesi che si sono messi a disposizione e, se le persone che ci scrivono, lascia un recapito telefonico, se lo desiderano verranno raggiunte telefonicamente per un colloquio nel massimo rispetto della privacy”.

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