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giovedì, 18 Luglio 2024

Comunità ucraina in piazza per la festa dell’Indipendenza

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Canti e musiche e brevi commossi racconti  per ricordare i sei mesi dall’inizio dell’escalation bellica scatenata da Mosca. La comunità ucraina si è ritrovata, anche a Torino, in Piazza Castello per la festa dell’Indipendenza. Questa in un clima composto e partecipato, tra tanti bambini e giovani con i colori tradizionali e le immancabili bandiere giallo blu. Anche il suono di un sax su alcune note basi pop. 

Le speakers hanno ricordato commuovendosi come sia in corso quello che hanno definito un genocidio di ucraini nel cuore dell’Europa e che lo spirito di questa nazione non possa essere spezzato: “L’indipendenza è nel cuore di ogni ucraino e di ogni europeo”.

“Spero che una ricorrenza come quella di oggi aiuti a superare il qualunquismo e il menefreghismo che purtroppo leggo e sento in questi giorni. Qui è in gioco la democrazia” è l’auspicio e il monito lanciato del Console onorario di Ucraina in Piemonte, Dario Arrigotti.

L’iniziativa ha visto la presenza dei radicali dell’associazione Adelaide Aglietta impegnati nella raccolta firme “Putin all’Aja”. 

Per Igor Boni, presidente dei radicali italiani, intervenuto all’iniziativa, l’Europa deve continuare a sostenere l’Ucraina senza alcun passo indietro. “in Ucraina si sta combattendo per la nostra libertà di europei e di italiani”. Un chiaro riferimento anche agli espliciti propositi leghisti per un ridimensionamento delle sanzioni verso Mosca. 

Mentre riprendono a suonare le sirene a Kiev e s’intensificano i bombardamenti, si fanno sempre più lontane le prospettive di uno spiraglio di trattativa diplomatica. Questo nonostante gli appelli alla pace e al dialogo rilanciati da Papa Francesco anche per scongiurare il rischio di un disastro nucleare a Zaporizhzhia. 

Il Pontefice ha anche citato l’attentato a Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin e fatto cenno ai conflitti in Siria e Yemen: “Tanti feriti, tanti bambini ucraini e bambini russi sono diventati orfani. L’orfanità non ha nazionalità, hanno perso il papà o la mamma, siano russi, siano ucraini. Penso a tanta crudeltà a tanti innocenti che stanno pagando la pazzia di tutte le parti”. 

Un monito che non ha soddisfatto i rappresentanti ucraini in quanto mette sullo stesso piano aggressori e aggrediti. Certo l’idea di riportare i confini al 2011 e la volontà di Mosca di procedere nella denazificazione attraverso quella che continuano a chiamare operazione speciale, lasciano solo spazio ad un ulteriore prolungata scia di morte.  

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