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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Posizione di potere occupata troppo a lungo”. La critica, piuttosto tranchant per il milieu compassato sabaudo, è piovuta sulla testa di Alberto Barbera, l’ex direttore del Museo del Cinema di Torino, e direttore della Mostra di Venezia. A lanciarla l’intellettuale di piazza Castello, l’assessora regionale alla cultura Antonella Parigi, donna dal sorriso smagliante somigliante a quello di Fernandel, il caro e amato don Camillo nella trasposizione cinematografica del personaggio di Guareschi.

Del resto, di cinema tratta la più o meno velata polemica che guarda da vicino i bilanci del Museo del Cinema, contenuto dalla Mole Antonelliana, una delle mete più gettonata dal turismo a Torino. Secondo Parigi, ideatrice del Circolo dei Lettori, l’ex direttore avrebbe gestito con estrema disinvoltura le voci economiche del Museo all’insegna di una “barbera&champagne” contabile, un conto profitto e perdite che evidentemente mal si è coniugato con gusto e bollicine. Dopo gli assaggi della Procura subalpina che indaga, si capirà se Antonella Parigi ha visto giusto.

Lei, resoconta la Stampa, aveva espresso le sue riserve già nel 2014. Come a dire, detto in tempi non sospetti, per non apparire un avvoltoio. Ma non è questo che più colpisce. Semmai è la fresca e disinteressata coincidenza tra il merito delle critiche e la proposta che verrà avanzata domani all’assemblea dei soci di nominare al vertice del Museo la vulcanica manager Laura Milani. Sotto accusa è quel “potere prolungato” che Parigi mette all’indice con la stessa devozione con cui i primi apostoli di Matteo Renzi divulgavano la “rottamazione” in politica. Salvo essere oggi egli stesso sull’orlo della rottamazione per i suoi eccessi. Parigi, infatti, da filosofa qual è, non si limita alla critica, ma ne osserva gli effetti degenerativi e i lati nascosti sull’ossificazione del potere, verrebbe da dire, e commenta che “non emergerà una gestione disonesta, ma fuori tempo, vecchia, comune a chi […] non ha saputo o potuto adeguarsi ai tempi”.

Sempre oggi, ma su Repubblica, cronaca di Torino, primeggia l’analisi sulla battuta d’arresto alle amministrative del Pd e si fa strada un primo sondaggio sulla riproposizione di Sergio Chiamparino alle regionali del 2019. A proposito di conservazione del potere. Che Parigi abbia parlato a nuora affinché suocera intenda?

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