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lunedì, 15 Luglio 2024

Città metropolitana, dubbi e opportunità

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Ormai è quasi legge. La Provincia di Torino sarà abolita e subentrerà presto la cosiddetta “città metropolitana”. Una gestazione lunga e travagliata e non priva di ostacoli e contraddizioni con un enorme punto interrogativo: l’intero territorio della Provincia di Torino sarà meglio, o peggio, governato? Ad oggi, com’è ovvio, non c’è una risposta concreta a questa domanda. Per il semplice motivo che nessuno immagina quale sarà la funzione, il ruolo e l’efficacia della città metropolitana. I contorni sono oscuri: dal profilo del futuro organo di governo alle competenze specifiche del nuovo ente, dalla composizione degli organismi agli strumenti concreti per non farne un semplice doppione sbiadito della Provincia.
Ma, al di là delle norme che saranno disciplinate e dando per scontato che si è pagato un prezzo alla demagogia montante della crociata “anticasta” guidata dallo stesso Presidente del Consiglio, credo che ad una domanda specifica abbiamo il dovere di dare una risposta credibile ed efficace. E cioè, al netto della buona volontà del legislatore, è indubbio che è difficile, molto difficile, nel nostro territorio pensare ad un governo omogeneo per tutta la provincia di Torino. La composizione orografica di questo territorio è molto diversa da quello delle altre province e dalle stesse città metropolitane in via di formazione. Non si tratta di contrapporre banalmente la città di Torino e la sua prima cintura con la vasta, variegata e articolata seconda cintura torinese. Ma, molto più semplicemente, prendere atto che senza un ente che faccia realmente “contare” e “pesare” questi territori lo squilibrio tra la cosiddetta “prima cintura” e “seconda cintura” è destinata a scaraventarsi sulla stessa efficacia e credibilità della città metropolitana.
E due, allora, sono i nodi da sciogliere al più presto. Innanzitutto le competenze specifiche del futuro ente. Non può essere un doppione della Provincia e non può neanche trasformarsi in un semplice organismo assembleare e pertanto privo di efficacia territoriale. In secondo luogo la composizione degli organismi. Visto che si parla di puro volontariato, è semplicemente impensabile che i sindaci – soprattutto quelli dei piccoli comuni che sono la stragrande maggioranza della futura città metropolitana – possano svolgere un compito che assorbe molto tempo. Oltretutto fuori dal proprio Comune dove sono stati eletti direttamente dai cittadini.
Insomma, è inutile esercitarsi in una contestazione pregiudiziale e preconcetta. Ma è altrettanto indubbio che dalla demagogia anticasta non nasce automaticamente il buon governo. Ogni passaggio della futura e costituenda città metropolitana di Torino va costruito con equilibrio e buon senso. Le parole d’ordine non possono che essere quelle del pieno coinvolgimento territoriale, della valorizzazione di tutti i territori e del contrasto ad ogni forma di emarginazione istituzionale. Per questo anche dalla futura città metropolitana può nascere, o meno, una spinta per rafforzare la democrazia e la partecipazione nel nostro territorio.

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