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venerdì, 3 Luglio 2020

Cimiteri di Torino: gli assessori di Fassino Lo Russo, Passoni e Tedesco indagati

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Andrea Doi
Andrea Doi
Giornalista dal 1997. Ha iniziato nel '93 al quotidiano La Nuova Sardegna. Ha lavorato per Il Manifesto, Torino Sera, La Stampa. Tra le sue collaborazioni: Luna Nuova, Il Risveglio del Canavese, Il Venerdì di Repubblica, Huffington Post, Avvenimenti e Left. Dal 2007 a Nuova Società, di cui è il direttore dal 2017.

Stefano Lo Russo, ex assessore con deleghe ai cimiteri, Gianguido Passoni, ex assessore al Bilancio e Giuliana Tedesco, assessore al Commercio e alle partecipate: tre nomi che contano. Tre nomi della giunta Fassino che oggi sono finiti dentro l’inchiesta che vede come titolare il pubblico ministero Gianfranco Colace, che dal 2014, insieme alla collega Laura Longo sta passando sotto la lente d’ingrandimento i cimiteri di Torino.

Già, perché da quelle parti non sono mai apparsi come sembravano e più di uno amministratore è finito nei guai o ha dovuto difendersi da accuse che arrivavano dalla Procura.

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Tre gli avvisi di garanzia con chiusura indagini e l’ipotesi di reato di falso ideologico in atto pubblico notificati agli ex assessori. Secondo l’accusa i tre avrebbero fatto passare da Afc, la società controllata al 100% dalla Città per quanto riguarda i servizi cimiteriali, alla casse del Comune un milione di euro in più rispetto al canone.

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Denaro servito, sempre secondo la Procura, per far quadrare i conti della Città. Un milione transitato nel 2015, ma che emerge ora dall’indagine aperta nel 2014 finita sulla scrivania di Colace che riguardava la denuncia dei rimborsi chilometrici gonfiati e degli incentivi al personale di Afc.

I due magistrati Longo e Colace sono arrivati a questa presunta operazione da altre inchieste sui cimiteri, fascicolo aperti proprio su impulso di Lo Russo e Tedesco i quali avevano invitato Afc ad inviare alla procura alcuni documenti “non chiari” ai due assessori.

Nel 2014 all’atto dell’affidamento del servizio era stato stabilito un canone di 1,4 milioni all’anno per 30 anni.

Nel bilancio del Comune di Torino approvato nel luglio 2015 venivano previsti per solo quell’anno 2,4 milioni di euro di entrata da Afc come canone di concessione per poi tornare ad un valore ordinario di 1,4 già nel 2016. Gli inquirenti si stanno concentrando su quell’una tantum che la giunta giustificò in virtù del conferimento dell’acquisto di 500 celle e loculi avvenuto nell’aprile del 2015.  Un aumento che Afc ha accettato.

Fino a quando non si arriva a fine dicembre e in giunta non viene deliberato il canone per il 2015 che contiene l’extra di un milione. È qui che secondo i magistrati sarebbe avvenuta la presunta irregolarità, frutto della necessità di giustificare nei documenti contabili tutta l’operazione.

In sostanza in poche settimane vengono approvate due delibere: la prima, il 15 dicembre 2015, sui canoni Afc del 2016 e la seconda, il 29 dicembre, su quelli del 2015, anno che sta finendo.

Nella prima delibera si stabilisce un importo di 1,445 milioni di euro, nella seconda si aggiunge un milione di euro, giustificandoli con la cessione dei loculi. Fatto che ha incuriosito la Procura.

Per il momento dai tre indagati bocche cucite, anche se da ambienti vicini risulterebbe che sia Passoni che Lo Russo e Tedesco si sarebbero detti sereni su questa vicenda, nonostante l’amarezza di essere finiti dentro un fascicolo della procura.

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