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mercoledì, 17 Luglio 2024

Al galoppo per i rimborsi: i cavalli in protesta davanti al Palagiustizia

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Di proteste davanti al Palazzo di Giustizia se ne vedono tante, ma raramente come quella inscenata oggi. Infatti il prato del giardino davanti l’entrata del “Bruno Caccia” di Torino si è trasformato in un pascolo per cavalli.
Sono animali vittime di maltrattamenti sequestrati per ordine della Procura a Mappano nel 2012 da un maneggio, dove venivano lasciati senza cibo e acqua. Poi sempre la Procura li diede in affidamento all’associazione onlus “Nella terra dei cavalli”. La stessa che oggi organizza la protesta a quattro zampe. Infatti nessuno li ha rimborsati per il mantenimento dei cavalli in questi anni.
“La Procura galoppa, ma la biada la mettiamo noi!”, “La Procura li sequestra e poi li abbandona”, si legge sugli striscione fuori dal Palagiustizia. Un j’accuse preciso, da chi non riesce più a sostenere questa situazione, dopo tanti sacrifici fatti in nome dell’amore per gli animali.
E non sono pochi i cavalli affidati e “dimenticati”, come sottolinea il presidente dell’associazione “Nella terra dei cavalli”, Giuseppe Raggi: «Ad oggi gli equini sequestrati e di cui ci stiamo occupando sono ben 26 – racconta esasperato Raggi – nessuno in due anni si è mai preoccupato di mandarci una fattura, un contributo per le spese sostenuto. Niente, neanche un centesimo o un filo di fieno. Tutto è a spese nostre».
Ma al danno arriva anche la beffa. Infatti l’associazione, nata a Leinì nel 1996 che di solito si prende cura dei cavalli da corsa a fine carriera, riceve una multa di di oltre duemila euro in seguito ad un controllo della Asl: gli animali sequestrati dalla Procura risultano senza documenti. «Non sono stato mica io a sequestrare i cavalli» tuona Raggi.
Futili fino ad oggi i tentativi da parte dell’associazione di chiedere aiuto alle istituzioni. «I nostri avvocati che seguono la faccenda – continua il presidente – ogni volta che vanno a chiedere spiegazioni o l’intervento al sostituto procuratore che si occupa della vicenda, Barbara Badellino, vengono presi a pesci in faccia».
Non solo. «Una volta la Badellino ha definito quello che stiamo facendo un “affidamento gratuito”. Ma stiamo scherzando? Questa è una presa in giro. Il Procuratore a fine mese lo stipendio lo prende, ma a noi chi pensa. Oltre a fare del bene veniamo anche multati» conclude Raggi.
La battaglia dunque va avanti. Intanto i cavalli trottano come se il traffico di corso Vittorio Emanuele non esistesse. Vittime due volte: prima dei maltrattamenti e poi di chi si è dimenticato di loro.
 
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