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venerdì, 14 Agosto 2020

Manovra di bilancio 2018, le vaghe coperture economiche

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni l’ha definita “snella”. Il Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan “compatta”. Parliamo della Manovra di bilancio 2018, approvata dal Consiglio dei Ministri il 16 ottobre, e sulla quale dovrebbe avviarsi la discussione parlamentare ai primi di novembre. Tenendo conto del significato contrapposto delle due aggettivazioni (snello può stare per leggero, sottile, magro, mentre compatto indica qualcosa di denso, massiccio, robusto), sfuggono le caratteristiche che i due governanti intendevano effettivamente dare alla Manovra con quei termini. Nessuno dei due però ha chiarito, fino in fondo, come essa possa essere realmente sostenuta economicamente. Vediamo.
Gli interventi che la Manovra intende effettuare nel 2018 richiedono risorse finanziarie complessive di 20,4 miliardi. Di questa somma però 15,7 miliardi sono ipotecati dal “buco di bilancio” che si creerebbe avendo deciso di non procedere agli aumenti dell’Iva e delle accise, già previsti a partire dal 1° gennaio 2018. Per essere chiari, dal 1° gennaio 2018 dovevano scattare aumenti delle aliquote dell’Iva per gli acquisti di beni e servizi e accise (le famigerate “clausole di salvaguardia”). Questi aumenti avrebbero però portato al bilancio dello Stato maggiori entrate stimate, per l’appunto, in 16 miliardi circa. Se questa somma non entra più (per la “disattivazione delle clausole di salvaguardia”), per far quadrare i conti si devono trovare altre entrate. Dice il Governo che il “buco” (le mancate entrate) si tappa all’interno di questi 20,4 miliardi. Se però togliamo dai 20,4 miliardi i 15,7 miliardi già ipotecati, per gli interventi effettivi di spesa e per compensare le minori entrate derivanti da sgravi fiscali o contributivi sono soltanto più disponibili in tutto 4,7 miliardi.
Gli interventi di spesa e gli sgravi fiscali e contributivi sono stati, ripetutamente (ed elettoralmente), annunciati. A dire il vero, il loro numero sembra conciliarsi poco con la “snellezza” della Manovra. Ma tant’è. Comprendono: erogazione del reddito d’inclusione (fondo contro la povertà), sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani, possibilità di pensionamento anticipato per le donne con figli, rinnovo del contratto per gli statali e nuove assunzioni nella pubblica amministrazione, aumenti di stipendio per i presidi delle scuole e miglioramenti economici per i docenti universitari, super-ammortamento per gli acquisti di beni strumentali da parte delle imprese, credito d’imposta per la formazione in attività legate al Progetto Industria 4.0, costituzione di un fondo Imprese del Sud, detrazioni per l’acquisto di mobili, sconti d’imposta per le spese sostenute per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, “bonus” fiscale per chi assicura l’abitazione per calamità naturali, detrazioni d’imposta per le spese affrontate per la cura di giardini e terrazzi, agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni che aumentano l’efficienza energetica degli edifici, incentivi per favorire lo sport giovanile, piano contro la siccità, proroga (in determinate situazioni) della cassa integrazioni guadagni.
Tutto questo è quanto è stato dichiarato. Altro, verosimilmente, si aggiungerà nel corso del dibattito parlamentare, così come alcune voci, durante lo stesso, potrebbero sparire. Qualcosa è stato detto sul costo di alcuni interventi ma, solo dopo l’approvazione della Manovra, si conosceranno gli importi reali. Tuttavia − evidentemente per non creare troppe illusioni nei cittadini ed anche arginare il probabile assalto parlamentare nell’imminenza di consultazioni elettorali − è stato più volte ribadito che la coperta è corta. Quindi, si farà ciò che si potrà. In ogni caso, l’onere complessivo non può andare oltre i più volte citati 20,4 miliardi.
Dove e come trovare le entrate per coprire questa spesa? Qui di certezze ce ne sono poche; si fanno soltanto ipotesi su entrate future ed incerte.
Si comincia col dire che 1 miliardo potrebbe arrivare dalla riapertura della “rottamazione delle cartelle”, cioè dal pagamento di tasse non pagate col beneficio di non pagare interessi per il ritardo. E fin qui la somma potrebbe essere confermata sulla base delle analisi statistiche fatte dai tecnici, riferite a precedenti operazioni analoghe. Poi si cade nel vago. Dice il Ministro Padoan che 9, 5 miliardi deriveranno da non meglio precisate misure di efficientamento della spesa (termine senza significati ma che, ultimamente, va di gran moda; leggere: tagli di spesa un po’ a tutti) e da maggiori entrate in gran parte provenienti dalla lotta all’evasione fiscale (compresa la web tax, cioè la tassazione del fatturato delle grandi società internazionali di internet che vendono prodotti e servizi in Italia senza possedere una stabile organizzazione nel Paese). Poi si ipotizzano entrate per 2,5 miliardi derivanti dalla vendite di frequenze per la telefonia. Persino il “Gratta e vinci” dovrebbe portare maggiori entrate per 350 milioni.
Se tutto ciò avvenisse, si rastrellerebbero 12/13 miliardi. E la restante parte come la si finanzia? Attraverso un maggior deficit di bilancio (ulteriore buco di bilancio), eufemisticamente definito da Padoan “effetto espansivo della manovra di bilancio”. In soldoni: si fa bella figura non aumentando l’Iva e si scarica sui posteri l’onere di far quadrare i conti.
Forse lo “snello” di Gentiloni poteva riferirsi alla magrezza delle coperture economiche. In ogni caso, si starà a vedere se la snellezza della Manovra di bilancio 2018 non si tradurrà in una maggiore compattezza/robustezza del debito pubblico.

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