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mercoledì, 24 Luglio 2024

La legge sulle unioni civili: un traguardo di civiltà

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di Mario Sechi

Sono di conforto, dopo quarant’otto ore di oscenità scritte e dichiarate dalle truppe omofobe contro la legge sulle unioni civili, le dichiarazioni chiare e nette del presidente del Consiglio e del capogruppo Pd alla Camera Rosato. Meno confortanti, invece, sono i silenzi del capogruppo al Senato, i propositi emendativi di uno dei suoi vice e le dichiarazioni di alcuni senatori, pochi per la verità, che ancora insistono nel mettere in discussioni parti della legge, in particolare la stepchild adoption, da sostituire con la baggianata degli affidi rinforzati.
In ogni caso, le parole chiare e molto impegnative di Matteo Renzi e di Ettore Rosato dovrebbero sgombrare il campo: sul disegno di legge il tempo delle mediazioni è finito; al voto andrà, prima in Senato poi alla Camera, il testo redatto dalla senatrice Cirinnà e lo spazio per le incursioni volte a depotenziare la proposta di legge, sino a sterilizzarne di fatto la portata, davvero non c’è più, con buona pace di sentinelle in piedi e farisei seduti, qua e là, sugli scranni di Palazzo Madama.
E’ quindi davvero a pochi passi da noi un traguardo che rincorriamo da trent’anni, dalla prima proposta di legge dell’on. Alma Cappiello, era il 1988. Trent’anni di battaglie, di illusioni, passando attraverso Pacs, Dico, persino Didore. Trent’anni di prese in giro e di estenuanti trattative che finivano sempre nello stesso modo, l’affossamento di ogni proposta, la sua espulsione dall’agenda politica. Un copione collaudato, che si è provato a replicare anche con il ddl Cirinnà, ma che forse questa volta sarà sconfitto, ha consentito in tutti questi anni ai nemici delle unioni civili di raggiungere il loro risultato. Un fuoco di fila di attacchi pretestuosi e di squallide trovate propagandistiche che passavano dai rischi di dissoluzione della società, minata nelle sue fondamenta naturali, alla strumentalizzazione dei bambini, il cui diritto ad essere difesi e tutelati è stato usato come vero scudo umano per impedire l’approvazione di qualunque norma di riconoscimento delle unioni omosessuali, fino alle bestialità di questi giorni sugli uteri in affitto o sulle lobby gay desiderose solo di veder accontentati i propri dissoluti piaceri personali.
Un armamentario di aggressiva verbalità omofoba affidato a professionisti della disinformazione, ex giocatori di poker convertiti, ministri di culto assai lontani dal messaggio evangelico e immancabili esponenti della nostra destra da talk show, che aveva il compito di condizionare il dibattito e consentire ai loro referenti in parlamento, quelli apparentemente moderati e dialoganti, di rosicchiare, come topi, dalle proposte di legge ogni elemento sostanziale fino a lasciare il guscio vuoto di norme senza valore e senza efficacia che nessuno, neppure il più pacato e moderato dei sostenitori dei diritti civili, avrebbe ancora potuto difendere.
Questo copione, così ci auguriamo e ci aspettiamo dopo le parole del Presidente del Consiglio, questa volta non sarà messo in scena. Questa volta la legge sarà approvata e almeno un po’ dei diritti costituzionali, e non solo genericamente civili, dei cittadini italiani saranno riconosciuti e tutelati, come proclama l’articolo 3 della nostra Carta, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Non è tutto, ma è davvero molto più di qualcosa e, per oggi, è abbastanza. E’ un traguardo di civiltà che finalmente possiamo raggiungere e dal quale possiamo proseguire, perché, almeno questa è la mia convinzione, il vero riconoscimento dell’articolo 3 della Costituzione si avrà con l’applicazione piena di un altro articolo della Carta: l’articolo 29.
E’ una strada lunga, ma siamo allenati a lunghe camminate. Nel frattempo, siccome non è finita, e sarà finita solo quando vedremo la legge pubblicata in gazzetta Ufficiale, serve tutta la nostra attenzione ed il nostro impegno, perché se c’è chi veglia, a noi tocca vigilare.

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