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sabato, 24 Ottobre 2020

Inquinamento, nasce il comitato “Torino Respira”

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Riccardo Graziano
Riccardo Graziano
Figlio del boom demografico e dell'Italia del miracolo economico, vive con pessimismo non rassegnato l'attuale decadenza del Belpaese. Scopre tardivamente una vocazione latente per il giornalismo e inizia a scrivere su varie testate sia su carta stampata sia su web.

Si è tenuta oggi alle ore 11 presso la Casa del Quartiere di via Morgari la conferenza stampa di presentazione del Comitato “Torino Respira”, nato per fare da cassa di risonanza all’esposto presentato alla magistratura – in un primo momento come iniziativa personale – da Roberto Mezzalama. L’esposto, emesso nei confronti delle istituzioni preposte alla tutela della qualità dell’aria a Torino e basato su dati pubblici riguardo agli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute pubblica dei cittadini, è stato presentato nell’aprile del 2017 e ha dato luogo all’apertura di un fascicolo di indagine da parte della magistratura. Il comitato ha lo scopo di promuovere iniziative finalizzate a migliorare la qualità dell’aria nella città di Torino e nell’area metropolitana.
Intervenendo alla conferenza stampa Roberto Mezzalama, ha evidenziato come a Torino la qualità dell’aria sia fuorilegge fin da quando c’è una legge che si occupa della questione. Si tratta quindi di un problema ventennale e anche se è vero che in generale la qualità dell’aria è migliorata rispetto, per esempio, agli anni ’70, ci sono ancora grossi problemi, in particolare per l’ozono in estate e per il particolato fine (PM10 e PM 2,5) e il biossido di azoto (NO2) in inverno. Per quanto riguarda il PM10 e il NO2, si è assistito a una progressiva riduzione, ma poi la tendenza si è stabilizzata e oggi questi inquinanti tendono addirittura ad aumentare nuovamente, superando spesso i valori limite stabiliti dalla normativa.
La legge consente 35 giorni di sforamento di tali limiti, ma a Torino siamo ben oltre, visto che superiamo i limiti per oltre cento giorni l’anno. Le cause sono molteplici, legate anche ai cambiamenti climatici e al particolare microclima metropolitano, che in inverno crea una sorta di cappa sopra la città, dove gli inquinanti stazionano senza ricambio d’aria. Il fatto che rispetto agli anni settanta la situazione sia complessivamente migliorata non è significativo, dal momento che studi epidemiologici segnalano vari problemi di salute correlati all’inquinamento, con patologie specifiche, in particolare a carico dell’apparato respiratorio, ma non solo. Diversi studi indipendenti evidenziano come in Italia vi sia un significativo incremento degli indici di mortalità prematura, attribuibile all’esposizione al PM 2.5, parliamo di circa 32.000 casi all’anno.
L’Arpa Piemonte in questo senso è una preziosa fonte di informazioni, un’eccellenza del settore che basa molti dei propri studi su dati raccolti a Torino. La Regione è la principale istituzione incaricata di prendere provvedimenti anti inquinamento, ma – sottolinea Mezzalama – le linee guida su cui sono basate le sue azioni sono state tracciate oltre un decennio fa e anche i dati a cui fa riferimento risalgono al 2010. I dati previsionali evidenziano che se le misure attuali non verranno implementate, la situazione non verrà risolta da qui al 2030 e continueremo ad avere superi dei valori limite.
Anche nello specifico del Comune di Torino è stato fatto poco, a differenza di Milano dove è già stata predisposta una strategia articolata, inoltre non esistono dati precisi riguardo alla valutazione dei reali effetti delle misure adottate, quale per esempio il blocco dei diesel fino a euro 4. Ci sarebbe – secondo Mezzalama – la possibilità di valutare precisamente quali iniziative mettere in atto per mantenersi sotto le soglie di legge, ma non viene fatto, anzi si continua a considerare a livello emergenziale un problema in realtà sistematico, che si ripresenta tutti gli anni. E in ogni caso il protocollo prevede di attendere quattro giorni di superamento dei valori limite prima di intervenire sulla cosiddetta “emergenza”. In realtà le Arpa regionali sono ormai in grado di prevedere la qualità dell’aria per tre giorni successivi, quindi si potrebbe agire già sulla base di tali previsioni.
Occorre ricordare che non tutto l’inquinamento di Torino viene prodotto dalla città: la tangenziale è un fortissimo emettitore di inquinamento, tanto che a Milano si è provveduto ad abbassare il limite di velocità sulla tangenziale per intervenire in questo senso, oltre a prevedere anche misure in termini di ZTL, trasporto pubblico e mobilità elettrica.
Per affrontare il problema, sostiene il Comitato, occorrono misure radicali, le città che hanno avuto il coraggio di farlo fanno registrare una qualità della vita e una dinamicità elevate. Bisogna coinvolgere le forze sociali evidenziando la gravità del problema e ascoltando le soluzioni proposte, per esempio la riduzione della velocità in tangenziale o l’implementazione delle zone 30 in città. Se qualcuno obietta in termini di costi, occorre ricordare che a causa degli eccessivi giorni di sforamento dei limiti rischiamo di pagare una multa comminata dall’UE che potrebbe arrivare a un miliardo di euro, oltre ai costi sanitari.
Riguardo ai dubbi sulla chiusura del centro storico, può valere l’esempio di Stoccolma che ha fatto un referendum per decidere in tal senso, ottenendo di stretta misura il parere positivo dei cittadini: tuttavia, dopo soli sei mesi il consenso era aumentato, anche in virtù degli ottimi risultati ottenuti, non solo in termini di qualità dell’aria, ma anche per quanto riguarda l’aspetto commerciale, che al posto della temuta flessione delle vendite aveva fatto registrare un aumento. Del resto, nella stessa Torino il caso di via Garibaldi può ormai fare storia.

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