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martedì, 16 Aprile 2024

Giro d’Italia in Piemonte: investimento per il futuro o sprechi milionari?

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Nicola Rossiello
Nicola Rossiello
Romano di nascita, fieramente “terrone” di origini e orgogliosamente torinese di adozione. Poliziotto di professione dal 1986 e da subito impegnato nel Sindacato di polizia. Oggi faccio il Segretario Generale del SILP CGIL Piemonte.

Un’attenta lettrice ha segnalato che nel passato mese di ottobre è stata data enorme evidenza mediatica alla “Grande Partenza” del Giro d’Italia 2024, che disputerà in Piemonte le tappe Venaria -Torino, San Francesco al Campo – Oropa, Novara – Fossano e la partenza da Acqui verso la Liguria. Ma nessun media si è posto la domanda: “A quale costo?” 

Eppure  lo si può facilmente reperire online sul sito della Regione Piemonte. La determina dirigenziale del 19/12/23 presume un esborso, a favore della RCS Sport SpA di Urbano Cairo, pari ad euro 8.052.000,00, ripartiti sui bilanci 2024 e 2025. Una cifra mostruosa, se paragonata a quanto venne speso nel 2022, per le tappe piemontesi del Giro di quell’ anno. Vennero infatti investiti (cifre reperibili sul sito della Regione) 671 mila euro per due arrivi (Torino e Cuneo) e due partenze (Rivarolo e Santena).

  • Quale motivo ha spinto la Giunta Cirio a prevedere per il 2024 una spesa di OTTO MILIONI per 4 partenze e 3 arrivi? 
  • Cosa giustifica la moltiplicazione per 12 dell’investimento di due anni fa?
  • Ed ha senso la promozione del territorio tramite un evento sportivo, con un esborso di queste dimensioni, considerando, ad esempio, che le tanto criticate ATP Finals hanno un costo per il Comune di Torino di 1,5 milioni, per 8 giorni di competizioni, gare seguite da tutto il mondo e con milioni di euro di ricadute sul territorio? 
  • E in una Regione dove trasporto e viabilità sono un incubo, dove un esame o una visita medica si aspettano mesi se non anni, era proprio indispensabile spendere OTTO MILIONI per il Giro d’Italia? 
  • E infine, sarebbe stata destinata la stessa cifra se l’organizzazione del Giro non fosse in mano al proprietario del quotidiano più letto in Italia e di una rete televisiva, in un periodo di elezioni europee, regionali ed amministrative?

Il Giro d’Italia, una kermesse ciclistica di fama internazionale, catalizza ogni anno l’attenzione di appassionati e media. Ma dietro la spettacolarità della corsa si cela un dibattito acceso circa le ingenti risorse economiche impiegate per ospitare l’evento.

Il caso del Piemonte è emblematico. Nel 2021 la regione investì 4,5 milioni di euro per ospitare la partenza e quattro tappe del Giro. Per l’edizione 2024, la cifra stanziata è addirittura salita a 8 milioni di euro.

E’ un contributo che merita attenzione e approfondimento. 

I sostenitori dell’evento evidenzieranno i benefici economici e turistici che il Giro d’Italia porta con sé. L’afflusso di tifosi e turisti, l’aumento della visibilità mediatica e la promozione del territorio sono solo alcuni dei vantaggi.

Poi c’é il punto di vista dei detrattori, evidentemente in disaccordo, che si concentra sull’entità delle risorse impiegate perché in un periodo di difficoltà economiche, destinare somme ingenti a un evento sportivo appare un lusso che non tutti possono permettersi. Sulle priorità di altri settori perché i fondi stanziati per il Giro d’Italia potrebbero essere utilizzati per investire sul lavoro e sulla sicurezza, per migliorare la sanità, l’istruzione o i servizi sociali, o per mitigare gli effetti del covid sulla salute degli adolescenti, un’emergenza estremamente preoccupante che non trova adeguata soluzione, che imporrà alle Istituzioni regionali iniziative rilevanti per contrastarne gli effetti nel prossimo futuro. Tutti settori che necessitano di maggiori investimenti. Sull’impatto ambientale perché la corsa ciclistica comporta un notevole dispiegamento di mezzi e persone, con un conseguente impatto su un ambiente particolarmente provato dalle condizioni meteorologiche.

Per valutare l’opportunità di investire nel Giro d’Italia è necessaria un’analisi approfondita che tenga conto del ritorno economico perché è fondamentale quantificare in maniera precisa i benefici economici derivanti dall’evento, non solo in termini di introiti diretti ma anche di ricadute sul territorio. Dell’impatto sociale perché l’evento sportivo può avere un effetto positivo sulla coesione sociale e sul senso di appartenenza ad una comunità. Della sostenibilità ambientale perché è doverosi minimizzare l’impatto della corsa ciclistica sull’ambiente, adottando misure adeguate e compensando le emissioni di CO2.

Alla luce di queste considerazioni è auspicabile un modello di gestione del Giro d’Italia più sostenibile, che sappia bilanciare i benefici economici con la responsabilità sociale e ambientale

Il Giro d’Italia può rappresentare un’occasione di sviluppo per il territorio, ma è necessario che la sua gestione sia improntata a criteri di responsabilità e sostenibilità. Solo così si potrà giustificare l’impiego di ingenti risorse economiche in un contesto di difficoltà economiche e di sfide ambientali sempre più pressanti.

La parola chiave è equilibrio: trovare un punto di incontro tra le esigenze di promozione del territorio e la tutela del bene comune.

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