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lunedì, 15 Luglio 2024

Le famiglie con figli con la sindrome di Down dimenticate dallo Stato: la testimonianza di una giovane mamma

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Esiste un mondo di cui nessuno parla soprattutto in questo periodo buio segnato dall’emergenza Coronavirus. È il mondo dei portatori di sindrome di Down.
Nel tempo della globalizzazione e del consumismo sfrenato, i portatori della sindrome di Down riescono a dare tanto in termini umani a chi gli sta accanto, ma purtroppo non godono sempre del sostentamento necessario da parte di uno Stato, che tendenzialmente si dimentica dei più deboli. Chi ha in casa un ragazzo o una ragazza con un cromosoma in più, molte volte deve far fronte personalmente alle esigenze di chi ama, ma che non riesce a provvedere a se stesso in maniera autonoma.

Barbara una mamma di una grintosa ragazza Down ci porta la sua testimonianza: ‘‘Il problema principale è che con l’accompagnamento minimo che ci viene dato, facciamo ben poco, calcolando che mia figlia ha bisogno dei suoi genitori o di qualcuno in ogni momento della giornata”. “Lo Stato non è presente e fa il minimo indispensabile prosegue la giovane mamma”: e ancora: ” lo Stato dovrebbe darmi l’opportunità di stare sempre vicino a mia figlia”. A tale proposito ricordiamo una proposta di legge che dava un sostegno alle mamme casalinghe che potevano così dedicarsi al figlio bisognoso. “Io sono disoccupata e separata” rincara la dose Barbara,“e con ciò che mi danno di accompagnamento faccio ben poco, o lavoro non potendo assistere mia figlia che però ha bisogno, o faccio la fame! “

La testimonianza pone l’ accento su un problema reale in una società che spesso dimentica come dicevamo i più deboli.
“Mia figlia non è un peso per me, è una grande opportunità. Da quando è nata, mi ha insegnato dei valori che non avrei mai imparato in altri modi”.

Il grido di una mamma che vuole far conoscere al mondo intero, quanto arricchisce moralmente un figlio down nonostante uno Stato che tende a dimenticarsi dei suoi figli più deboli.

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