Marco Accetti non è più un mitomane? L’ex fotografo, “genio del male”, sempre più al centro del caso Orlandi 

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Colpo di scena. Inquirenti e media stanno riscoprendo l’enigmatica la figura di Marco Fassoni Accetti nel caso Orlandi.  Lo documentano le sei ore di interrogatorio nella caserma dei carabinieri a Roma, alla presenza del pm Stefano D’Arma. L’ex fotografo, da sempre legato alla sparizione delle due quindicenni Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, si autoaccusò nel 2013 dei due sequestri, ma restò incredibilmente ignorato in quanto considerato inattendibile.

 Dopo 43 anni, da quel 22 giugno 1983, Accetti, ora 71enne, è indagato per sequestro di persona a scopo di estorsione, nell’ambito della nuova inchiesta sulla sparizione della 15enne cittadina del Vaticano.

L’iniziativa rientra nell’ambito dell’inchiesta, aperta a inizio 2024 in Procura a Roma, in contemporanea a quella avviata dalla giustizia vaticana e dalla Commissione d’inchiesta bicamerale, avallata in pompa magna dai buoni propositi bipartisan dei politici.

Il 26 marzo 2026 è stato anche ascoltato in Commissione d’inchiesta, in una maratona di sette ore che, oltre ad essere secretata (chissà come mai), è avvenuta dopo la convocazione di un centinaio di altri soggetti.

Per chi ha sempre seguito con attenzione e criticità la figura di Accetti è una sorta di rivincita. Parliamo del giornalista scrittore Fabrizio Peronaci che, proprio sul primo ampio memoriale dell’ex fotografo, basò il primo suo libro sul caso Orlandi  “Il Ganglio”. Un lavoro inserito in un contesto di approfondimento storico in cui prevaleva la cosiddetta “pista internazionale”, negli anni di Solidarnosc, Licio Gelli,scandalo del Banco Ambrosiano e di Ali Agca.

 Il giornalista romano è stato uno dei pochi a denunciare i ritardi e le troppe  secretazioni della Commissione d’Inchiesta, rilevando anche la “stranezza” delle improvvise dimissioni del presidente De Priamo, in un momento chiave dei lavori.

Questo criticando quell’onda dominante che dipingeva Accetti come un mitomane, impendendo importanti verifiche su un personaggio coinvolto, a vario titolo,  in diverse fasi del cold case, (esteso anche a casi paralleli come quello della diciasettenne Katy Skerl e dei suoi resti trafugati).

E’ importante ricordare come nel 2015 la questione Orlandi Gregori dovette superare un momento altamente critico, quando venne archiviata dal procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone (divenuto poi presidente del Tribunale vaticano dal 2019 al 2024).

Un’archiviazione che incontrò la ferma contrarietà dell’ex procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, che rilevò l’esistenza di una trattativa con due alti prelati, emissari vaticani per ritrovare il corpo della ragazza. Trattativa che si interruppe con l’uscita di scena di Capaldo dall’inchiesta.

Accetti, detto l’amerikano, per l’accento che utilizzava nelle sue telefonate, nel 2013 (con l’arrivo di papa Francesco) si autoaccusò, alla Procura capitolina di complicità nel rapimento con raggiro di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, scomparse nel 1983.

Fu indagato per calunnia e autocalunnia, ma le sue ricostruzioni furono ritenute dai magistrati un mix di manipolazioni e possibili depistaggi. La sua autodenuncia fu accompagnata dalla consegna del flauto di Emanuela, (avvolto in una copia di giornale dell’epoca con un ‘intervista al padre della ragazza). 

Lo strumento, immediatamente riconosciuto dai familiari, fu poi distrutto negli archivi della procura  (https://nuovasocieta.it/caso-orlandi-il-flauto-di-emanuela-non-ce-piu-e-stato-distrutto-in-procura/)

La miriade di dichiarazioni, memoriali, testimonianze, che diede anche spazio a depistaggi e mezze verità, definite da Accetti, in via confidenziale, come una sorta di  “assicurazioni sulla vita”, furono ritenute dai magistrati  espressioni di un abile mitomane, ma oggi le cose stanno cambiando.

Un soggetto definito fin da subito dal Sisde (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica attivo dal 1977 al 2007), come “persona colta, raffinata, probabilmente legata ad ambiente ecclesiastici”, che, dopo aver simpatizzato per la destra, si collocò come una sorta di referente in vaticano per quell’ala progressista (cardinale Casaroli), fautrice dell’ostpolitik, in pieno contrasto con l’Opus Dei. 

Accetti è un personaggio particolare che ama sfidare inquirenti e interlocutori con abilità.

Tutto questo è stato anche possibile grazie a istituzioni che non hanno mai voluto stringere il cerchio su una delle poche persone, se non l’unica, che rientra a vario titolo in innumerevoli episodi legati alle due quindicenni sparite nel nulla nel 1983.

Di rilievo vi furono le testimonianze su diverse giovanissime coinvolte e manipolate nell’affaire Orlandi.

Un Accetti all’epoca bel giovane, brillante e convincente, tanto più quando operava su giovanissime ragazze (compagne di scuola o amiche delle due quindicenni svanite nel nulla), alcune delle quali, a distanza di decenni, hanno manifestato incredibili lacune, silenzi e difficoltà nel riferire agli inquirenti su momenti legati alla sparizione di Mirella e Emanuela. 

Il cerchio che si stringe non pare spaventare l’ex fotografo che, pur mantenendo la sua autodenuncia sulle responsabilità nelle sparizioni, si guarda bene dal nominare eventuali sodali (“ho un debito d’onore che non posso tradire” affermava su questo tema), respingendo con fermezza ogni suo possibile legame con pedofilia e traffico di minori.

Certo il lungo tempo in cui Accetti non è stato contattato ha dato forza tanto alle sue posizioni di sfida, (anche attraverso le autodenunce), sia a coloro che, anche recentemente, hanno ironizzato, come ll quotidiano Il Foglio, sul ritorno in auge di questo personaggio sul  cold case, definito “un raggelante refrigerio estivo in cui rifugiarsi. Un cambio di passo senza precedenti accipicchia”. 

Le ironie, le perplessità e gli indubbi ritardi nelle sue convocazioni (in Commissione è stato audito, dopo oltre cento testimonianze) attestano come la logica del mitomane permanga ancora per molti.  

Nessuno conosce, nella sua indubbia presenza in diverse fasi della vicenda, quali possano essere i possibili sodali e i margini della sua operatività.  C’è chi, come l’ex Procuratore capo Giancarlo Capaldo (con cui ha più volte interloquito), che non ha escluso che possa trattarsi di un serial killer.

Ma che spazi e che obiettivi può avere oggi, dopo 43 anni in cui ha evitato la carcerazione per reati per i quali si era autodenunciato? Certo un peso potrebbe avere l’età di quasi 72 anni.. O avrà qualche ulteriore asso nella sua manica?

E’ un uomo che potrebbe essere in qualche modo legato ai servizi o con qualche esponente di rilievo in Vaticano.  Una sorta di genio, anche del male, capace di sfidare chiunque mantenendo sempre equilibrio.

In tal senso potrebbe essere indicativo il suo modo di ironizzare, come ho avuto modo di ascoltare direttamente, quando ricorse al  vocione cupo e ridondante,  pronunciando parole ricorrenti sui media quando si parla di mistero, con il supporto di musiche evocative:  “servizi segreti, massoneria deviata, trame vaticane”.

 Un mix di genialità, ma anche di capacità di non perdere lucidità e sicurezza, mixata con quell’affabilità con cui gioca, come una sorta di  acceleratore su cui premere o staccare di colpo la pressione,  nascondendo  logiche manipolatrici.  Più che delle accuse degli inquirenti è forse risultato più preoccupato(e sotto attacco) per  quella denuncia  per il ricorso a manette giocattolo di plastica, utilizzate nei giochi dei ragazzi nel suo locale nel 2019. Una cosa che lo mise sotto la forte attenzione di alcune tv.  Accuse dalle quali è stato poi completamente assolto non essendo stato riscontrato  alcun risvolto negativo da parte dagli inquirenti.

E’ possibile che quanto lo coinvolga nel caso Orlandi sia stato da lui congeniato da solo (o quasi), con il supporto delle sue giovani ancelle?  Certo gli interrogatori e l’audizione fiume sono indicativi di quanto necessari approfondimenti sarebbero stati forse necessari su quell’uomo che fece ritrovare il flauto di Emanuela nel 2013. Un uomo che segnalava da tempo come la bara di Katy Skerl al cimitero del Verano, fosse stata trafugata, come poi venne attestato nel 2022.   

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