Enrico Fornito: il costo nascosto dell’intelligenza artificiale improvvisata

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Quando un imprenditore affida a un chatbot la redazione di un documento legale, il risparmio apparente si trasforma in una spesa doppia. Il caso raccontato dal commercialista Enrico Fornito apre una riflessione necessaria sui limiti dell’automazione nella consulenza fiscale e legale.

Un imprenditore, probabilmente convinto di ottimizzare tempi e costi, ha chiesto a Chat GPT di redigere un contratto. Il risultato, sulla carta, sembrava ragionevole: clausole ordinate, linguaggio apparentemente tecnico, struttura formalmente coerente. Poi quel contratto è arrivato sulla scrivania dello Studio Enrico Fornito Commercialisti, a Bergamo, ed è stato necessario riscriverlo da zero. Il costo per il cliente? Il doppio di quanto avrebbe speso rivolgendosi direttamente a un professionista.

L’aneddoto, raccontato dallo stesso Enrico Fornito, non è un caso isolato. È il sintomo di un fenomeno in espansione: l’uso dell’intelligenza artificiale generativa come sostituto improvvisato della consulenza professionale, in ambiti dove l’errore non è un refuso, ma un rischio patrimoniale.

L’illusione della competenza automatica

L’intelligenza artificiale generativa ha compiuto progressi straordinari nella produzione di testi, nella sintesi di informazioni, nella velocità di elaborazione. Questo ha originato, soprattutto tra gli imprenditori più esposti alla pressione dei costi, una percezione distorta: se l’IA sa scrivere, allora sa anche redigere un contratto, calcolare un’imposta, strutturare un assetto societario.

La realtà è diversa. Un modello linguistico non conosce il contesto specifico dell’azienda, non valuta il rischio fiscale connesso a una determinata clausola, non distingue tra una formulazione che tutela e una che espone. Produce testo plausibile, non consulenza affidabile.

L’IA non è ancora affidabile al 100%”, afferma Fornito con la consapevolezza di chi, nella propria attività quotidiana, utilizza strumenti tecnologici per l’elaborazione contabile, ma ne conosce i confini. “Fondamentale resta l’intervento umano”.

Il caso: un contratto generato, un contratto riscritto

Il cliente in questione si era rivolto a Chat GPT per redigere un contratto commerciale. L’output del chatbot presentava una struttura apparentemente corretta ma, a un’analisi professionale, mancava di elementi sostanziali: coerenza con la normativa fiscale applicabile, tutele specifiche per la tipologia di rapporto, clausole di salvaguardia adeguate alla dimensione e alla complessità dell’impresa.

Lo Studio Fornito è intervenuto non con una semplice revisione, ma con una riscrittura integrale. Un lavoro più complesso e più costoso rispetto alla redazione ex novo, perché ha richiesto prima la decostruzione del documento generato dall’IA – identificando le criticità nascoste dietro un linguaggio formalmente corretto – e poi la costruzione di un contratto realmente funzionale.

Il risultato economico per l’imprenditore è stato paradossale: credendo di risparmiare, ha pagato di più.

Dove l’automazione funziona e dove fallisce

Sarebbe intellettualmente scorretto demonizzare l’intelligenza artificiale. Lo stesso Fornito riconosce che la tecnologia è oggi “cruciale per l’elaborazione della contabilità”, dove consente di “semplificare e accorciare i tempi, riducendo il personale” necessario per attività ripetitive e standardizzate.

Il punto non è se usare la tecnologia, ma dove e come.

  • L’IA funziona nell’automazione di processi contabili ripetitivi, nella classificazione documentale, nella prima elaborazione di dati strutturati.
  • L’IA non funziona – o meglio, non è sufficiente – quando si entra nel territorio della consulenza strategica, della valutazione del rischio, della redazione di documenti con valore giuridico e fiscale vincolante.
  • L’IA diventa pericolosa quando viene usata in sostituzione del professionista da parte di chi non ha gli strumenti per valutarne l’output.

Il discrimine, in ultima analisi, è la competenza di chi governa lo strumento. Un commercialista, che utilizza l’IA per accelerare un processo, sa riconoscere l’errore. Un imprenditore, che la usa come surrogato della consulenza, no.

Il fattore umano come differenziale strategico

L’episodio del contratto riscritto illumina una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra professionista e imprenditore nell’era dell’automazione. Enrico Fornito, la cui formazione attraversa il conservatorio, la ragioneria, la Guardia di Finanza, l’Università, la Polizia tributaria e l’Ufficio Fiscale di un importante istituto bancario prima dell’apertura del proprio Studio nel 2001, ha costruito la propria pratica professionale su un principio che l’intelligenza artificiale non è in grado di replicare: l’ascolto.

Prima di essere guidato, l’imprenditore ha bisogno di essere ascoltato”, sottolinea Fornito. “Spesso si sente giudicato o sotto pressione fiscale”.

È un aspetto che nessun algoritmo può sostituire. La consulenza fiscale e legale di qualità non si limita alla produzione di un documento o al calcolo di un’imposta. Implica la comprensione della situazione specifica dell’impresa, delle sue vulnerabilità, delle sue ambizioni. Richiede trasparenza, esperienza sul campo e quella che Fornito definisce senza mezzi termini la propria caratteristica distintiva: l’aspetto umano.

Lo dimostrano i casi più complessi gestiti dallo Studio, come la ristrutturazione decennale del debito di una società con esposizione bancaria rilevante, dove il supporto tecnico si è intrecciato con un accompagnamento umano costante agli imprenditori coinvolti, salvando l’azienda e i posti di lavoro di cinquanta dipendenti.

Prepararsi prima, non rattoppare dopo

L’aneddoto del contratto generato dall’IA si inserisce in una riflessione più strutturata che Fornito sviluppa nel suo libro, Verifica Fiscale, pensato per fornire agli imprenditori gli strumenti necessari per affrontare le verifiche fiscali con meno ansia e più preparazione strategica.

Il principio è lo stesso: non si tratta di intervenire quando il danno è fatto, ma di costruire un assetto organizzativo che prevenga il problema; vale per una verifica fiscale, vale per un contratto.

Enrico Fornito sostiene un approccio che le imprese strutturate – in particolare quelle con fatturato sopra il milione e mezzo di euro – dovrebbero considerare con attenzione: l’adozione volontaria di un tax control framework, ovvero un sistema di governance fiscale orientato alla prevenzione, anche quando la normativa non lo impone esplicitamente.

Strutturarsi prima dell’obbligo normativo è una scelta di maturità aziendale”, afferma. Una dichiarazione che vale tanto per la compliance fiscale quanto per la gestione documentale e contrattuale. Infine, va precisato che l’intenzione dell’imprenditore deve essere trasparente e non diretta a eludere gli obblighi fiscali.

Cinque lezioni dall’intelligenza artificiale improvvisata

Dall’analisi del caso e dal confronto con l’esperienza professionale di Enrico Fornito emergono alcuni punti chiave per gli imprenditori:

  • Il risparmio apparente è spesso un costo nascosto. Un documento generato dall’IA senza supervisione professionale può richiedere interventi correttivi più onerosi della redazione originale.
  • La plausibilità non è affidabilità. Un testo formalmente corretto può contenere errori sostanziali invisibili a chi non possiede competenze specifiche.
  • La tecnologia è uno strumento, non un sostituto. L’IA potenzia il lavoro del professionista, non lo elimina.
  • La prevenzione costa meno della riparazione. Dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile solido – fiscale, contrattuale, documentale – riduce strutturalmente il rischio.
  • L’ascolto resta insostituibile. Nessun algoritmo può comprendere il contesto specifico di un’impresa come un professionista che dedica tempo alla relazione con il cliente.

Oltre l’efficienza: il valore della consulenza consapevole

Il dibattito sull’intelligenza artificiale nelle professioni fiscali e legali è destinato a intensificarsi. Le tecnologie miglioreranno, gli strumenti diventeranno più sofisticati, l’integrazione tra automazione e attività professionale si farà più profonda; ma il caso raccontato da Enrico Fornito ricorda una verità che nessuna evoluzione tecnologica ha finora smentito: nelle decisioni che incidono sul patrimonio, sulla fiscalità e sulla continuità di un’impresa, la competenza umana non è un costo da tagliare, ma un investimento da proteggere.

Chi oggi sceglie di affidare a un chatbot la redazione di un contratto o la pianificazione fiscale della propria azienda non sta innovando, sta scommettendo; e, come dimostra l’esperienza, il conto di quella scommessa arriva sempre, spesso raddoppiato.

Per informazioni sullo Studio e sui servizi di consulenza:www.studiofornito.it.

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