Ali Agca: “Emanuela Orlandi rapita da organizzazione potentissima. Svelerò il suo nome al presidente della commissione se verrà a Istanbul”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Ali Agca, il turco, ora settantenne , che attento’ a Papà Wojtyla in piazza San Pietro nel 1981, torna a farsi vivo sul caso Orlandi.

In un video messaggio ha invitato il presidente della Commissione d’Inchiesta bicamerale Andrea De Priamo a recarsi a Istanbul per raccogliere le sue verità, preannunciate da 45 anni (partendo dall’anno dell’attentato al Papa polacco).

L’invito è esteso al promotore di Giustizia in Vaticano Alessandro Diddi , criticando le posizioni del religioso che nega la possibilità di trovare una verità assoluta sul caso Orlandi.

Verità che Agca sostiene di essere in grado di dimostrare attraverso “prove e documenti indiscutibili” , rimasti nell’ombra per 45 anni.

Ricordiamo che giustizia e Procura di Roma hanno aperto un fascicolo sul caso Orlandi a inizio 2023.

Il messaggio video ha alcuni spunti interessanti. 

Le motivazioni del sequestro Orlandi? “fu rapita per ottenere la mia liberazione”.

Da chi fu sequestrata ? “Da una “misteriosa e potentissima organizzazione” che afferma rivelerebbe al presidente della Commissione se lo andasse a trovare in Turchia.

Un approccio enigmatico che potrebbe fare pensare alla logica di quei complottisti che vedono per ogni cosa l’immancabile ombra di Soros o del Bilderberg in agguato, ignorando ogni cambiamenti rilevanti come l’imporsi della potenza cinese. 

Ma Ali Agca come fa a conoscere il destino di Emanuela? (per lungo tempo ha sostenuto fosse viva in un convento di clausura in Liechtenstein o in Austria). 

Ci sono stati dei contatti tra lui e quel Marco Accetti onnipresente e attivo nelle vicende e con i personaggi legati al caso Orlandi?

Il video in penombra 

Il video, inviato e pubblicato sulla pagina Fb “Giornalismo investigativo”, curato dal giornalista Fabrizio Peronaci, vede Agca con il viso in penombra, fermo, enigmatico, la voce lenta e tetra, supportata da una minimalista sonorità arabeggiante.

Agca dice di concordare con le posizioni della commissione d’inchiesta bicamerale sul fatto che i sequestri Orlandi Gregori non abbiano nulla a che fare con la “tratta delle bianche e con le tante sparizioni di giovani registrate in quel periodo a Roma, ribadendo la nota motivazione della “pista internazionale “ che vede l’azione motivata dalla sua liberazione dal carcere.

Un fatto che viene collegato alla sua ritrattazione delle accuse dirette ai bulgari, subito dopo il sequestro della quindicenne (cittadina vaticana da qualche mese). 

Era la pista bulgara. Quella pista internazionale perseguita dal giudice istruttore Ilario Martella che raccolse le accuse di Agca verso i servizi segreti di Sofia. Da evidenziare come la ritrattazione fu anticipata da incontri in carcere tra Agca e i servizi già subito dopo l’arresto.

Agca esprime inoltre contrarietà verso la discussa pista londinese (i cinque fogli di spese mediche) e per quella familiare “sono solo calunnie verso lo zio Meneguzzi”, negando anche un eventuale ruolo della Banda della Magliana e di Renatino De Pedis nel sequestro.

Agca, che si ritiene ancora espressione e strumento di un progetto divino e del segreto di Fatima, da tempo punta il dito sull’operatività e le responsabilità della Cia, dietro un evidente interesse del blocco sovietico a fermare un papa che dava molto fastidio.

Sulle responsabilità della Cia, nel caso Orlandi, il settantenne turco,che ben si mantiene in forma, evidenzia il ruolo di un sacerdote domenicano Felix Morlion, diventato, a suo dire, come uno dei responsabili dell’agenzia di sicurezza americana, affermando che abitasse sullo stesso piano di uno stabile romano di Sergei Antonov , il famoso agente bulgaro dello scalo ella Balkan Air. Secondo il giornalista Fabrizio Peronaci questo episodio potrebbe nascondere un “imbeccata” dei servizi su un alloggio che materialmente Agca non ha, molto probabilmente , mai visto, che si trovava sotto quello in cui viveva l’agente bulgaro.

Un ulteriore verità dell’Agca pensiero è quella, speriamo vera, che le ragazze non siano state tacitate e che se sono scomparse è stato per cause naturali.

Agca, ha parole di stima verso l’operato di quei 40 membri della commissione d’inchiesta , dipinti con sfiducia in un’intervista precedente come “Ali Baba e 40 ladroni”.

Del suo pensiero, più che i reiterati slanci verso una verità sempre da scoprire e rinviare, si apprezzano i propositi di dialogo interreligioso per la pace e l’ammirazione per papa Wojtyla. Quel papa, di cui è rimasta memorabile l’immagine iconica dell’incontro a Rebibbia del 27 dicembre 1983, quando si recò in carcere per incontrare il suo attentatore, dimostrando tutta la forza del perdono e la sua grande testimonianza di umanità.

Dopo tanti anni persistono misteri, che non sono misteri ma fatti storici e responsabilità che incredibilmente restano celati in un calderone sempre all’ombra del Vaticano.

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