Non soddisfatta dell’apparizione a mezzobusto con cui ha rassicurato sé stesso e i torinesi sul nuovo corso della città, Appendino show si è pienamente realizzata con la caduta del farò dalla parte giusta, quella della prosperità.
La sindaca presa da entusiasmo poetico di sublime candore ha declamato su Facebook frasi che potrebbero rimanere scolpite almeno fino al prossimo 23 giugno:
“Guardando il farò di San Giovanni, ho visto il simbolo di una città unita. L’auspicio di vedere il toro cadere verso sud affinché, come vuole la tradizione, sia un anno prospero, non è altro che l’abito elegante, e forse un po’ poetico, con cui i torinesi vestono la loro forza di volontà, la loro capacità di dare il massimo e l’amore per la loro città. Si riparte di qui”.
Incrociamo le dita: speriamo che nelle sue nuove e folgoranti ripartenze promesse non le accada di dimenticare per strada qualcuno o qualcosa. Nel suo primo anno di governo, per la Torino promessa non si è fatta mancare nulla: periferie assediate dalla biodiversità floreale, strade con buche e buchi di bilancio, denunce al Tar, tiratine d’orecchie dalla Corte dei conti e altro su cui sarebbe blasfemo ironizzare.
Ma, la sindaca avrebbe dovuto saperlo: è quanto mai impossibile ripartire se non ci si è mai mossi dal libro dei sogni.





