La Meloni criticata da Trump è diventata moderata? O si tratta di un forzato maquillage per restare a galla, riscoprendo l’importanza del soggetto europeo, lasciando a Vannacci, e ad un Salvini sempre più in difficoltà, i temi must del sovranismo dal volto feroce.
Un Trump che da qualche tempo sembra essere diventato un burrone che trascinava in basso chi lo sostiene. In questo quadro dopo il suo attacco al papa Leone è parso, il momento giusto per prendere le distanze. Un distacco visto dai critici come mero opportunismo dopo i tanti silenzi, con una visione politica condivisa tanto da arrivare al convinto proclama della Meloni, del gennaio 2026, per il premio Nobel per la pace al Tycoon.
Come mai il governo italiano, ora che il cavallo Trump non tira consensi se ne allontana, dopo le sonore legnate nel referendum, gli scandali di diversi ministri dimissionari, cui si è aggiunta la sonora sconfitta dell’amico Orban, registrando un riposizionamento non si sa quanto sincero.
Su la 7, il suo fido ex senatore Achille Totaro, è arrivato a propugnare la difesa comune europea, fuori dalla Nato, dalla destra sempre osteggiata, dopo averci riempito, sulla base dei suoi accordi strategici con Washington, di armi e costose importazioni di GPL americane.
Ma non eravate vicini a Orban tanto da sostenerlo nella campagna elettorale con i proclami della Meloni e di Matteo Salvini volato a Budapest per aiutare l’amico ungherese definito “eroe”? Ha chiesto Riccardo Magi, segretario di Europa Radicale e Totaro ha replicato: “Ha appoggiato Orban per riconoscenza ma la sue posizioni politica è più vicina Magyar”. Un personaggio, il leader 45enne moderato europeista, mai nominato in precedenza. Nella Totaro vision “il pontefice dovrebbe pensare solo alle anime e invocare la pace”. Insomma il consueto pensiero dei conservatori tradizionalisti per il quale il papa non dovrebbe occuparsi di politica e di vicende umane.
Naturalmente per Totaro ‘l’internazionale nera” appoggiata da Trump e da Putin, (che in Italia si fece sentire proprio ai tempi della X e di Gelli), semplicemente non esiste. I viaggi di JD Vance (vice di Trump), in piena campagna elettorale, a sostegno degli estremisti di destra tedeschi dell’AFD (Alternative fur Deutschland) nel 2025 e quello di pochi giorni fa per sostenere Orban, non sembrerebbero proprio dei semplici atti di riconoscenza.
In questi anni la Meloni ha accettato di tutto in silenzio, comprese le uccisioni e i rastrellamenti della polizia speciale ICE che tanto hanno indignato il mondo. Lo scoppio di una guerra, con l’attacco americano e israeliano all’Iran, l’ha vista affermare: “non condivido ma non condanno”.
Nemmeno le accuse di codardia espresse da Trump ai nostri soldati impegnati nel mondo hanno avuto una minima reazione dal nostro governo. Solo dopo la pesante reprimenda di Trump alla Meloni per essere stata solidale a Papa Leone, attaccato pesantemente dal tycoon, la nostra premier pare si sia accorta della distanza tra Washington e Roma dopo essere stata la sua referente più fedele in Europa.
Ora dopo tanta vicinanza, obbedendo ad ogni diktat di Trump, vantandosi di essere un ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti nell’interesse nazionale, ha ricevuto la severa reprimenda da un tycoon, sempre più delirante, che non accetta critiche, tanto più da chi ritiene di avere vicino. Infatti è lunga la lista di collaboratori che ha già fatto fuori.
“Ha fallito sulla migrazione e sicurezza dove non ha fatto nulla e non lavora per giuste soluzioni energetiche” è l’ultimo giudizio tranchant di Trump sulla Meloni che ha osato esprimere la sua vicinanza al Papa dopo gli attacchi del tycoon.
Certo se fosse per Giorgia ci sarebbe ancora Orban a comandare in Ungheria, continuando a ostacolare le iniziative europee. Il suo legame con la destra estrema di Vox , con le destre europee parte da lontano, e trova il concorso di Putin sempre pronto a delegittimare l’UE
Quelli che non vogliono che l’Europa diventi un colosso politico ed economico di 500 milioni di abitanti, espressione di diritti e umanità più di quanto avviene in molte parti del pianeta..
Tutto questo mentre la nostra economia (produzione industriale, salari, indebitamento, fiscalità) va male e punta verso una possibile imminente recessione, alimentando gli allarmi anche da Confindustria, nonostante i proclami bellicosi e rassicuranti del nostro Capo del governo.





