L’inizio di una nuova era” e’ la promessa agli ungheresi di Peter Magyar, primo ministro in pectore che, con una vittoria travolgente, ha posto fine ai 16 anni di regno del nazionalista filorusso Viktor Orban. Il sostegno esplicito del presidente Usa Donald Trump, che ha spedito a Budapest il vice JD Vance, non è servito a mantenere uno status quo che negli anni si era manifestato con una sudditanza sempre più marcata d nei confronti di Mosca.
E non a caso la sera della vittoria c’è chi ricorda il 1956, quello della rivolta antisovietica il cui slogan ‘Ruszkik, Hasa!” (russi, a casa!) e’ risuonato anche tra la folla che festeggiava Magyar. Con due terzi del Parlamento sotto il suo controllo, l’avvocato quarantacinquenne, fino a un paio d’anni fa membro di spicco di Fidesz, sarà in grado di modificare la Costituzione e tracciare un nuovo percorso per l’Ungheria, come fece il suo predecessore ma in direzione, si suppone, differente. Magyar, in conferenza stampa, ha assicurato che farà “tutto il possibile” per garantire “l’inizio di una nuova era”, in quanto che gli ungheresi “non hanno votato per un semplice cambio di governo, ma per un cambio di regime completo”.
Durante l’era di Orban, Bruxelles aveva spesso negato i fondi all’Ungheria alla luce della crescente stretta repressiva su magistratura, media, mondo accademico e diritti civili. Questo modello di “democrazia illiberale” sembra ora destinato a venire, almeno in parte, smantellato. Magyar ha dichiarato di essere “disposto a intraprendere” le necessarie riforme per sbloccare i miliardi di euro congelati e ha esortato il Presidente Tamas Sulyok, alleato di Orban, a convocare il parlamento “il prima possibile” per dar vita al nuovo esecutivo, senza attendere l’ultimo termine del 12 maggio. “Il nostro Paese non ha tempo da perdere”, ha dichiarato Magyar ai cronisti, “l’Ungheria e’ in difficolta’ sotto ogni punto di vista. E’ stata depredata, saccheggiata, tradita, indebitata e rovinata”.





