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martedì, 22 Settembre 2020

Viet Thanh Nguyen e le ferite del Vietnam rimaste aperte

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Renato Graziano

Fra gli innumerevoli ospiti del recente Salone del Libro 2019, Viet Thanh Nguyen è fra i meno conosciuti ma, a mio modesto avviso, fra i più rilevanti e meritevoli di essere letti.

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Vietnamita di nascita (1971) arriva a quattro anni assieme alla sua famiglia in un campo profughi in Pennsylvania per poi trasferirsi in California a San Josè. Laureatosi a Berkeley nel 1992 ottiene due Bachelors of Arts in Letteratura inglese e Studi Etnici per diventare poi docente alla University of Southern California di Los Angeles nel 1997. Diventa scrittore a vince il Pulitzer 2016 per la narrativa con il libro “Il simpatizzante”, pubblicato in Italia da Neri Pozza, come la successiva raccolta di racconti intitolata “I rifugiati”, che completa e sviluppa in 10 racconti magistrali il tema della inclusione dei profughi nella società americana.

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Sono due libri esemplari per comprendere cosa è stata la guerra in Vietnam, vista dalla parte dei perdenti (americani e sud-vietnamiti) e che cosa è stata l’immigrazione forzata negli Stati Uniti di chi ha deciso di lasciare il proprio paese tentando il difficile, a volte impossibile, percorso di integrazione.

Allo stesso tempo, la biografia stessa dell’autore è anche l’esemplificazione di come l’incrocio di etnie e culture possa generare frutti splendidi, e i due libri citati sono lì a testimoniarcelo.

“Il simpatizzante” inizia con il racconto della caduta di Saigon invasa dai nordcoreani di Ho Chi Minh: gli americani in fuga precipitosa trascinano con sé i notabili sud-vietnamiti contrari alla rivoluzione comunista e più compromessi con il regime.  Seguiamo, nell’avvincente inizio del romanzo, l’affannosa partenza in aereo per gli States di un importante Generale di polizia e del suo numeroso seguito, assistito dal fedele Capitano, protagonista del romanzo che così si presenta nelle prime righe: ”Sono una spia, un dormiente, un fantasma, un uomo con due facce”. Figlio di un prete cattolico e di una vietnamita, sempre individuato solo come il Capitano, porta in sé i cromosomi della doppia origine, avendo anche studiato in una università americana (chiaro riferimento autobiografico dell’autore). Tornato in Sud Vietnam dopo gli studi, ma in realtà fervente comunista, solidamente legato ai due amici di infanzia Bon e Man, inizia a trasferire a quest’ultimo, combattente comunista, informazioni riservate  ottenute dal suo punto di osservazione privilegiato all’interno dei quartieri americani e vietnamiti di Saigon.

Il racconto, narrato dal protagonista in forma di confessione (della quale nelle ultime 100 pagine si capirà la genesi e il significato), prosegue nella comunità vietnamita che si costituisce a Los Angeles, con il protagonista che recupera privilegi e agi della società americana ma mantiene il suo impegno a trasmettere informazioni all’amico Man rimasto in Vietnam. Ancora a contatto con l’anziano suo protettore vietnamita, il Generale, per sviarne i sospetti, sarà costretto a scelte impegnative che coinvolgeranno anche l’ignaro amico, Bon, per proteggere il quale, tornerà in patria al seguito di una disperata impresa organizzata dal Generale stesso per l’illusorio obiettivo di riprendere Saigon e liberare il Sud-Vietnam dal regime comunista.

Lo sviluppo molto denso di vicende del romanzo porta anche a nuclei narrativi assai riusciti e ironicamente satireggianti la società americana (vedi la  collaborazione del Capitano al Grande Autore cinematografico che gira un film sulla  guerra americana in Vietnam, esplicito riferimento al Coppola di Apocalypse Now) per poi sfociare nell’ultima parte che si legge con un senso di crescente suspense e angoscia per la riproposizione della brutalità di quelle vicende che hanno segnato così pesantemente gli anni ’60 e sono stati la grande anticipazione dell’interventismo americano in Medio Oriente.

Un libro da leggere assolutamente per chi ama comprendere meglio la complessità delle relazioni fra mondo occidentale e orientale e per l’omaggio, evidente, che l’autore rende con la sua storia e la sua scrittura ad autori come Graham Green, Joseph Conrad, John Le Carrè: i grandi maestri della complessità dei rapporti fra occidente e oriente e della difficoltà in cui ci si trova a separare il bene dal male nelle azioni dell’uomo.

 

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