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martedì, 28 Maggio 2024

Torino 2021. “Pensare a primarie metropolitane”. Da Tolardo a Montagna, da Piastra a Montà e Sicchiero: le voci dei sindaci

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Un’idea che potrebbe fare di Torino un vero laboratorio politico nazionale, capace di dare al sindaco della città un ruolo più profondo e consapevole nei confronti della sua responsabilità “metropolitana”: primarie estese alla città metropolitana, superando così la vecchia logica per cui i “fatti di Torino” sono torinesi e basta, facendo scegliere ai cittadini che saranno dal sindaco metropolitano rappresentati. 

La riflessione è del sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo. l candidato sindaco del centrosinistra per Torino dovrà avere una chiara visione di insieme del territorio metropolitano, per essere pienamente anche Sindaco dei territori che dovrà esaltare al meglio nelle loro qualità, garantendo un governo corale e sensibile. I sindaci dell’area metropolitana fanno sentire la propria voce, chiedendo che si vada oltre i metodi e le visioni praticati fino ad ora. A cominciare dal metodo con il quale il candidato sindaco di Torino e metropolitano viene scelto. Se è metropolitano, appunto, perchè non farlo scegliere con primarie metropolitane. “Non è mai successo. Sarebbe una novità, legata al fatto che la città metropolitana svolge un ruolo straordinario, pensiamo soltanto alla pianificazione degli interventi sulle opere pubbliche: è assolutamente fondamentale andare oltre quelle che sono le relazioni che già esistono tra le varie aree omogenee”. E in merito alla scelta del candidato, Tolardo aggiunge “Credo che anche nella scelta del candidato sindaco metropolitano sia necessaria una partecipazione dei cittadini, anche per incrementare quello che è il valore democratico nelle scelte”. 

Non è chiaro a questo punto, se la tradizione per cui il sindaco di Torino debba essere necessariamente un torinese possa venire sorpassata da nuovi pensieri. 

Per Tolardo, nell’interlocuzione su quello che deve essere lo sviluppo futuro dell’area “i sindaci dei comuni più grandi come di quelli più piccoli dovrebbero essere coinvolti perché ormai si è sempre più interconnessi, sono molte le tematiche che non riguardano esclusivamente la città di Torino, ma hanno ripercussioni e ricadute su tutta l’area”.

Trasporti, uniformità delle tariffe e delle agevolazioni ma anche strategie comuni gestite da un’unica regia sulle politiche del lavoro, per le quali i comuni già hanno creato una rete per cercare di gestire le crisi aziendali. E poi strategie comuni su sanità, promozione culturale e turistica, istruzione, edilizia scolastica.

I territori al centro della politica metropolitana futura: il sindaco di Moncalieri Paolo Montagna vorrebbe crederci ma è scettico, anche di fronte alla scarsa importanza data dal Governo alla Città metropolitana, con molte responsabilità anche pesanti ma messa in condizione, anche economica, di difficoltà. “Siamo in molti tra i sindaci a sostenere che l’errore principale sia stato in origine, quando si è scelto di trasformare il territorio della vecchia provincia in città metropolitana di Torino, di fatto cambiando un bollino ma senza concepire un vero governo, con strategie di ampio respiro. Così come strutturata, la città metropolitana non funziona”. “Quello che serve oggi non è tanto avere parte in un programma elettorale – precisa Montagna nel merito delle elezioni del sindaco di Torino nel 2021 – ma avere ben chiaro il lavoro che è necessario svolgere, costruendo un governo del territorio affinché, ad esempio nelle politiche ambientali di contrasto allo smog, sia corale e senza fraintendimenti o dissociazioni. Se un comune adotta una linea restrittiva per contenere il traffico, non ha senso che nella stessa area qualcuno faccia diversamente”.

Capacità di regia che viene chiesta anche da Elena Piastra, sindaco di Settimo torinese “I territori rischiano di essere soli e di restare isolati ed è un rischio enorme per rendere attuative le aree. Il sindaco di Torino deve essere sindaco metropolitano: i il che significa avere una visione di insieme, riconoscere le caratteristiche specifiche di ogni territorio, fondamentali per Torino”. Milano ha delocalizzato su Torino nord molte delle sue imprese. “per questo – continua Piastra – E’ necessario coordinare la caratteristica di un territorio a un’offerta e a una proposta, ad esempio trasferendo, da Torino e in modo strategico, nell’area dove abbiamo la collocazione di tutto il mondo della chimica le attività legate alla relativa formazione. Oggi Torino non deve più difendere il proprio centro ma assumere un ruolo di guida per la trasformazione di ciò che sta intorno. L’assenza di pianificazione cannibalizza i territori, impoverendoli”. Se è vero che Settimo è la porta verso il milanese, dove si sono stabiliti importanti hub della logistica quali Bartolini Brt, che proprio qui ha la più grande sede italiana, è vero che “il rapporto con Milano deve essere sostanziato, con infrastrutture ma anche con politiche residenziali”.

Per Roberto Montà, sindaco di Grugliasco, “Chi si candiderà, dovrà avere sia la consapevolezza della responsabilità istituzionale di presiedere il territorio metropolitano e quella politica di guidare, condurre e accompagnare l’area. All’esordio l’amministrazione di Torino si era posta la questione se si poteva fare o no il sindaco metropolitano per legge: gli effetti sono stati la scomparsa della città metropolitana dal punto di vista della soggettività politica e istituzionale. Non è nemmeno particolarmente sostenuta dalle risorse del Governo; quindi è un Ente che è di fatto una mini provincia nonostante il valore costituzionale la ponga a un livello nettamente superiore perché ha competenze sullo sviluppo economico”.

Un ente che dovrebbe esser rivisto dal Governo, proprio per poter essere più efficace. Così la pensa anche Alessandro Sicchiero, sindaco di Chieri, Alessandro Sicchiero “Non dimentichiamo che è un organo elettivo di secondo grado, quindi i cittadini non scelgono i consiglieri, non eleggono, non sono parte in causa e non comprendono la responsabilità che invece chi la rappresenta deve rispettare. Per dare una soddisfazione all’anticasta il lavoro politico in città metropolitana non è riconosciuto economicamente, viene quindi svolto spesso a margine degli altri impegni ma non per questo richiede meno attenzione”. Un territorio molto, troppo vasto quello che dalla cartina geografica è cucito addosso a Città metropolitana che presenta esigenze tanto diverse quanto essenziali. “Anche per Chieri la scelta del candidato sindaco sarà strategica. Fino ad oggi un coinvolgimento vero è stato difficile, è un percorso culturale che tutti dobbiamo fare, per ragionare sul sistema metropolitano che ha nei trasporti la maggiore criticità. Una città metropolitana per definirsi tale non ha confini tra un comune e l’altro, e la raggiungibilità è fondamentale”. 

Sicchiero non disdegna il ricorso alle primarie metropolitane “Sarebbe una novità. Servirebbero per far sentir protagonisti delle scelte di un progetto i territori e al tempo stesso sarebbero utili per sensibilizzare all’importanza che ha la Città Metropolitana”. 

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