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giovedì, 23 Aprile 2026

Solo in Italia la Cannabis light è una droga.  A rischio un’intera filiera industriale in piena crescita

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

L’Italia nei secoli passati è stata sempre una regina nella produzione di canapa dagli infiniti utilizzi.

Tuttavia per il governo Governo Meloni, con il suo contestato decreto sicurezza, non sussiste alcuna distinzione tra la canapa ad uso industriale e quello della cannabis light, ritenuta ora come uno stupefacente, a differenza di quanto riscontrato dalla scienza e in Europa. Infatti solo in Italia la cannabis light è illegale.

Questo recependo un emendamento al DDL sicurezza, presentato in Senato nel settembre 2024, che vietava la coltivazione e la vendita delle sue infiorescenze, applicando le sanzioni previste dal testo unico sulle sostanze stupefacenti.

Un passo pesante e per molti immotivato, che criminalizza improvvisamente 3000 aziende, 1600 aziende agricole (in genere piccoli produttori) e 700 aziende di trasformazione che occupano circa 40mila lavoratori (20mila a tempo pieno) ora a rischio, per un giro d’affari di 2 miliardi di euro. Non a caso il provvedimento  ha sollevato la forte protesta delle associazioni del settore che hanno giudicato l’intervento un’assurdità, anche in quanto tocca un comparto già colpito dai dazi voluti da Trump.

Un’intera e avviata filiera che opera in questo settore in piena legalità (L.  262 del 2016), che ovviamente non ha nulla a che vedere con il discorso droghe per quanto leggere, messa in ginocchio e nella totale incertezza operativa.  I rappresentanti legali di alcune associazioni di produttori di canapa hanno denunciato, con un ricorso presso la Corte d’Appello di Firenze, il fatto che la nuova norma governativa, che tanto li penalizza, non sia stata notificata presso la Commissione Europea. Il contestato decreto sicurezza, firmato dal presidente Sergio Mattarella il 4 aprile, ora attende il passaggio alle Camere per la sua conversione in legge entro 60 giorni dalla sua approvazione. Intanto le associazioni di categoria non si arrendono. 

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