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giovedì, 23 Maggio 2024

Roberto Saviano punta il dito contro il presidente della Figc Giancarlo Abete

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«Una comoda scorciatoia». Questo e nient’altro è il capo ultrà Genny ‘a Carogna nella faccenda dell’Olimpico secondo lo scrittore Roberto Saviano. L’autore di “Gomorra” torna a lanciare dichiarazioni provocatorie e punta il dito contro il Presidente della Lega Calcio Giancarlo Abete, responsabile, secondo lui, del disastro nella finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. «Genny ‘a Carogna è la comoda scorciatoia, ma sono altri i responsabili dei disastri degli ultrà. Uno tra tutti Giancarlo Abete. Sapete chi è? Abete è il presidente della FIGC, quell’organo che un ruolo nella riforma del calcio pure avrebbe dovuto averlo» scrive infatti su Facebook.
Poi continua, e le sue sono parole pesanti. « Forse il nome non vi dirà molto, ma il volto sì, poiché predilige essere intervistato al termine delle partite della nazionale: nei momenti fatui». Un limitarsi volontariamente le responsabilità, insomma, di Abete, che da parte sua ha commentato i fatti dell’Olimpico affermando che « il calcio e’ vittima di situazioni che vanno oltre: gli ultrà utilizzano gli stadi per manifestazioni di potere. E’ un dato di fatto: in alcuni stadi gli ultrà hanno un ruolo inaccettabile».
«Sapete che questo signore (Abete, ndr) è stato nominato il 2 aprile 2007, ovvero due mesi dopo la morte di Filippo Raciti a Catania?Da allora sono passati sette anni, un’eternità – continua Saviano – Nulla è cambiato e lo spettacolo visto ieri descrive lo stato comatoso dello sport più importante in Italia. Perché c’è bisogno di un Presidente della Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio, ndr) se il risultato è questo? Perché in Italia i vertici non hanno mai alcuna responsabilità nei fallimenti?» si chiede lo scrittore.
La conclusione è un rimando al cantautore Fabrizio De André: «La rabbia e l’indignazione vanno indirizzate perché altrimenti De André avrà per sempre ragione e assisteremo inermi all’ennesima occasione in cui lo Stato si costerna, si indigna e si impegna, poi getta la spugna con gran dignità».
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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