di Andrea Doi
Vi ricordate quando l’allora candidata sindaca Chiara Appendino inaugurò presso la sua sede elettorale un ufficio di “soccorso” contro le società di riscossione pubbliche come Equitalia e Soris?
Un tentativo di emulare le simili iniziative già intraprese dalla Lega e da altre forze di destra per blandire l’elettorato più colpito dalla morosità. (LEGGI DAL BLOG DI BEPPE GRILLO)
Nel mese di gennaio 2017 lo Stato lancia la “rottamazione“ delle cartelle. Non si trattava di “condono”, perché non veniva condonata l’imposta, o la contravvenzione, come la multa, che restavano dovute per intero.
Si abbattevano soprattasse, sanzioni aggiuntive, mora, che portavano spesso a triplicare gli importi. E soprattutto l’aggio si sarebbe applicato alla sola imposta di partenza, quindi con un gran risparmio sulle gabelle che non avevano connessione con la violazione o imposta originaria.
La Giunta Appendino, con una delibera (con un coseguente comunicato stampa “altezzoso”) non aderisce promettendo maggiori e più equi trattamenti per i morosi. (LEGGI IL COMUNICATO)
Resisi conto che questa “non linea” stava affossando i conti della città, oggi assistiamo ad una improvvisa sterzata. (LEGGI ARTICOLO)
La Giunta annuncia che con una task forse di 70 dipendenti si darà la caccia ai morosi.
Lo vogliamo evidenziare: i morosi. Non, quindi, di recupero di base imponibile si tratta, ovvero evasione fiscale, ma di riscossione di multe e altri tributi accertati, ma non incassati.
Un’attività ordinaria già svolta dalla Soris e che ora svolgeranno i dipendenti comunali. Forse questa scelta significa che la Soris va a chiusura? Vedremo.
La città si era già mossa sul tema con svariati protocolli di interoperabilità tra Comune e Soris e Equitalia. Cosa faccia pensare che una materia così complessa possa dare risultati migliori con i dipendenti pubblici anziché con la Soris non è dato saperlo, ma possiamo sin d’ora dubitare della riuscita di cotanta sbandierata manovra.
L’obiettivo dichiarato è recuperare 50 milioni subito. Quasi 60 euro per abitante (siamo 898.000 a Torino). Francamente improbabile.
E si parla di pignoramenti, fermi amministrativi. Tutte cose già previste dalle leggi.
Inoltre è noto che non sempre le leggi sono incisive.
Non è possibile sempre procedere a pignoramento dell’immobile (dipende dall’entità del debito) e la legge giustamente tutela abitazioni principali e redditi bassi.
Chi non paga le cartelle lo fa perché solitamente non ha soldi e non può addirittura sostenere una normale rateizzazione a dieci anni. E se anche vi accedesse ora, i famosi 50 milioni diventerebbero 5 milioni all’anno.
Insomma, sembra più il solito annuncio a effetto.
Che fine ha fatto quella Appendino che guardava alle “due città “ quella di coloro che non arrivano a fine mese e quella dei ricchi della cultura? La metamorfosi è chiara. I primi verranno “bastonati” e i secondi sono già premiati.
Ma non vogliamo fermarci a dati “tecnici”. C’è di più.
La visione dello “Stato etico” dell’Appendino-Giordana pensiero sta assumendo sempre più l’aspetto di una visione “autoritaria”: un governo pubblico che finge di identificarsi con il popolo, che comunica con la propaganda, ma agisce con la forza dell’autorità, dietro raffazzonate motivazioni “etiche”.
Mentre crescono le preoccupazioni per una Città che ha perso la bussola.





