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martedì, 27 Ottobre 2020

Riforma della Prescrizione: facciamo il punto (e capiamoci qualcosa)

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Dora Mercurio
Dora Mercurio
Laureata in giurisprudenza, dopo la pratica forense ha ceduto alla passione per la scrittura e per ciò che accade nel mondo. Si occupa di comunicazione, social network e ha un blog (La Bambina del Laboratorio) in cui recensisce libri.

Il dibattito politico di questi giorni è incentrato sulla riforma della prescrizione voluta dal ministro Alfonso Bonafede. L’accusa principale che viene mossa al guardasigilli, sia dal mondo politico che da quello giudiziario, è quella di voler allungare i tempi già infiniti dei processi.

L’argomento è piuttosto difficile, proviamo quindi a riavvolgere il nastro e a fare un po’ di chiarezza.

Le basi: cos’è la prescrizione.

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In diritto penale la prescrizione è “una causa di estinzione del reato”. Detto in parole semplici, lo Stato non persegue più il presunto colpevole perché da quando il fatto è stato commesso è passato troppo tempo. I motivi per cui si è deciso di inserire la prescrizione nel nostro ordinamento sono diversi: la difficoltà nel reperimento o nella conservazione delle prove, l’idea che sia inutile punire qualcuno a distanza di troppo tempo, evitare che i cittadini possano stare a lungo sotto giudizio per un fatto che, magari, non hanno commesso.

La prescrizione prima della riforma Bonafede.

Prima della riforma la prescrizione iniziava a decorrere dal giorno della commissione del reato  e “scadeva” con la pronuncia della sentenza definitiva, cioè fino a quando non c’era una sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione.

Cosa prevede la riforma Bonafede.

In buona sostanza la riforma prevede che lo scorrere dei termini della prescrizione si blocchi dopo la sentenza di primo grado indipendentemente dal fatto che l’imputato venga ritenuto colpevole o innocente. Quindi semplificando: non si potrà più far valere la prescrizione in appello e in Cassazione.

Perché litigano PD- M5S- Italia Viva e LeU

La riforma entrata ufficialmente in vigore il 1 gennaio ha già sollevato molti dubbi sia dentro che fuori i palazzi governativi, tant’è che sembra già pronta una correzione. PD- M5S e LeU avrebbero trovato un accordo (il così detto lodo Conte bis, dove per Conte si intende il deputato di LeU proponente la modifica). I tre partiti sarebbero d’accordo nel fare una distinzione tra condannati e assolti con il blocco della prescrizione solo per i condannati. Contrari alla riforma (modifica compresa) ci sono però i renziani che minacciano di non votare il lodo e di far cadere il Governo.

La durata dei processi 

Secondo un’indagine condotta dal Sole24Ore su dati del 2018 forniti dal Ministero della Giustizia,  la durata media dei procedimenti penali in Italia dalle indagini preliminari fino alla sentenza di Cassazione è di 1589 giorni.

A Torino tra l’apertura e la chiusura delle indagini passano in media 460 giorni. In Tribunale un processo può durare, sempre in media, più di 232 giorni mentre in appello i giorni diventano 665.

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