Il 17 febbraio 2014 il Comune di Torino aveva approvato un atto in cui si chiedeva ufficialmente al governo e alle autorità competenti il superamento del Centro di Identificazione ed Espulsione di corso Brunelleschi.
I centri di detenzione amministrativa vennero introdotti nel 1998 con la legge Turco-Napolitano e inizialmente denominati Cpta, ovvero Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza che prevedevano un periodo massimo di trattenimento fissato inizialmente a 30 giorni, poi diventati 60 nel 2002 e poi ancora 180 nel 2008, anno in cui è cambiata anche la denominazione passata da Cpta a Cie.
Oggi il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato a larga maggioranza la mozione di Sel in cui si chiede l’immediata chiusura del centro di corso Brunelleschi.
«I Cie si sono dimostrati nel corso del tempo inefficaci, fallimentari e dispendiosi» dichiara il Capogruppo di Sel Marco Grimaldi. «Ma questo – continua il consigliere regionale – è il meno rispetto alle gravissime violazioni dei diritti umani prodotte dalla creazione di questi luoghi: costringere a una detenzione in tutto e per tutto identica se non peggiore di quella carceraria persone che non hanno commesso reato, affidarne i diritti a una generica e lacunosa disposizione regolamentare o persino a meri “capitolati” di gestione, lasciarle nell’incertezza rispetto ai tempi di trattenimento e a ciò che seguirà, abbandonarle in condizioni sanitarie e abitative spesso ai limiti dell’umano. Tutto ciò deve finire al più presto».
Con questa mozione, il Consiglio regionale del Piemonte impegna la Giunta a chiedere ufficialmente al Governo la chiusura del Cie di Corso Brunelleschi nel più breve tempo possibile; a far pervenire questa richiesta formale alle autorità competenti, in accordo con il Comune di Torino, che ha già formulato la medesima richiesta in data 17 febbraio 2014; a ribadire a tutte le istituzioni, dal Prefetto al Parlamento Italiano, che i Cie sono un’esperienza fallimentare e vanno superati e definitivamente chiusi. Inoltre, l’invito al Parlamento a prevedere una nuova legislazione che abroghi la legge 189/2002 (legge Bossi-Fini) e sancisca che ogni forma di limitazione della libertà personale degli stranieri deve essere conforme alla riserva di giurisdizione prevista dall’art. 13 della Costituzione, e perciò ogni competenza in materia deve spettare al solo giudice togato (non più al giudice di pace, ma al Tribunale in composizione monocratica, al pari di ogni altra restrizione delle libertà fondamentali).





