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venerdì, 4 Dicembre 2020

Pietro Orlandi: “Una foto in cui De Pedis e il cardinal Poletti bevono champagne”

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Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Il boss della Magliana Renatino De Pedis era di casa a Sant’Apollinaire dove, oltre alla scuola di musica di Emanuela Orlandi, vi era anche un ufficio di Oscar Luigi Scalfaro. Il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, cerca testimonianze su quegli incontri cordiali tra il Cardinal Poletti, De Pedis, il rettore Don Vergari, e…
Orlandi parla di una foto che documenta questi quadretti confidenziali e cita una segnalazione molto attendibile che coinvolgerebbe il futuro presidente Oscar Luigi Scalfaro.
Intanto tra depistaggi e disinformazione si ritorna a parlare delle ossa della tomba teutonica, in attesa degli esami in corso per conto della famiglia Orlandi.

Circolano in questi giorni voci sulla presenza nel cimitero teutonico di ossa che potrebbero risalire agli anni della scomparsa di sua sorella. Ne sa qualcosa? Un quadro che andrebbe ben oltre le irregolarità da voi denunciate sulle ricerche fino ad ora svolte.

Al momento non ne so nulla, ho letto un articolo al riguardo ma non so dove il giornalista possa aver tratto le conclusioni, visto che ancora non ci sono risposte dal CEDAD (Centro Datazione e Diagnostica) dell’Università del Salento, che ringrazio per aver preso in carico l’indagine sulle ossa che il Vaticano ha messo a disposizione della famiglia per poter fare esami privatamente visto che per loro la questione si è chiusa con il solo “esame a vista” da parte del loro medico legale Arcudi.

Perché su Facebook ha rivolto quell’appello per la ricerca di testimoni nel Palazzo della musica a Sant’Apollinaire frequentato da Emanuela. C’è qualche nuovo sospetto?

Perché gli ultimi contatti Emanuela li ha avuti con allievi e allieve di quella scuola, oltre a tutte le persone che lavoravano lì. Credo che le indagini fatte all’epoca non siano state approfondite in quell’ambiente, non tutti sono stati ascoltati e a volte ci sono state contraddizioni nelle varie testimonianze, dovuto probabilmente alla giovane età dei testimoni o forse alla paura di aver visto o sentito qualcosa. Dal momento che la Procura ha rinunciato a dare Giustizia, venendo meno al motivo della propria esistenza e il Vaticano continua nel suo comportamento omertoso come se il rapimento di una propria cittadina non lo riguardasse, è doveroso da parte mia continuare privatamente nella ricerca della verità.

Perché nel suo appello, pubblicato sulla pagina del gruppo Facebook “Petizione Emanuela Orlandi”, lei riferisce esplicitamente su contatti tra l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro e il boss Renatino De Pedis? Un punto mai risultato rilevante in precedenza che ora pare già aprire una nuova possibile voragine di interrogativi e polemiche…

Questo mio appello è stato mirato ad una particolare situazione, motivo per il quale ho chiesto di essere contattato privatamente sperando che privatamente le persone possano magari trovare il coraggio per condividere alcuni ricordi. Per me la sepoltura di De Pedis in quella Basilica di Sant’Apollinare ha sempre rappresentato simbolicamente quel sistema Stato-Chiesa e criminalità che, in qualche modo, ha occultato la verità sul rapimento di Emanuela al di là del movente che può esserci dietro la sua sparizione. In quel luogo questo sistema era ben rappresentato dal cardinal Poletti, vicario di Roma, amico molto stretto di Scalfaro che aveva il suo ufficio proprio al piano della scuola di musica di Emanuela. Entrambi erano amici di Mons Vergari, indagato per concorso in sequestro sulla scomparsa di Emanuela, e spesso sia Poletti che Scalfaro si recavano si ritrovavano durante le celebrazioni a Sant’Apollinare. 

E il legame con de Pedis? 

Il cardinal Poletti conosceva bene de Pedis, ho avuto conferma da una foto che ritrae i due in un atteggiamento molto confidenziale mentre bevono champagne in un bell’appartamento a Piazza Navona vicino alla scuola (Sant’Apollinaire).
A questo bel quadretto mancava un tassello, anche se esisteva un sospetto in tal senso, il legame De Pedis-Scalfaro. Questo tassello è stato colmato da una segnalazione molto attendibile, da qui nasce la necessità di quell’appello su Facebook, sperando che qualcuno possa dare altre testimonianze utili ad ampliare questo fatto.
Ho avuto la conferma che all’epoca dei fatti De Pedis frequentasse spesso la scuola di musica dove Emanuela studiava, (scuola che ripeto faceva parte dello stesso complesso della basilica di Sant’Apollinare) perché amico della direttrice Suor Dolores che spesso quando, in sua compagnia, incontrava allievi o allieve, lo presentava come un benefattore della scuola. Più di una volta fu visto uscire dall’ufficio di Scalfaro, che era vicino all’ufficio della direttrice Sr Dolores, che confermerebbe la conoscenza tra i due.

Ritiene che le nuove iniziative di Papa Francesco potrebbero riaprire squarci anche sul caso Orlandi e contribuire a far riaprire la bocca cucita di qualche anziano personaggio coinvolto nella vicenda?

All’interno del Vaticano non è necessario aprire squarci per arrivare alla verità, per il semplice fatto che ne sono già a conoscenza, compresi ovviamente, e soprattutto, i tre Papi che si sono succeduti in questa vicenda. E’ naturalmente il loro comportamento negli anni che mi autorizza a pensarla in questo modo, in Vaticano non hanno mai fatto nulla per dare Giustizia all’unica cittadina vaticana che sia mai stata mai rapita. E dopo 37 anni la situazione non è cambiata, ora devono prendere una posizione seria nei confronti di questa storia, basta girarsi continuamente dall’altra parte e questo vale anche per Papa Francesco, non può lanciare il sasso e dire “Emanuela sta in cielo”, un modo delicato per dire che è morta, e poi alzare ancora di più il muro intorno a questa storia. Se ad inchiesta aperta (nel 2013), non si aveva né la prova della vita né della morte, tu che sei un capo di Stato, di quello Stato dove Emanuela è cittadina e mi dici che è morta, vuol dire che sai qualcosa in più della famiglia, e perché allora, mi domando, da quel momento da parte tua c’é una chiusura totale verso questa vicenda?

E’ possibile che dopo tanti anni non si riesca a fare chiarezza su una pista precisa e si seguano diversi possibili scenari mentre, per quanto riguarda i movimenti di Emanuela dopo il sequestro si continua a brancolare nel buio?

Troppi depistaggi e disinformazione che hanno creato e continuano a creare confusione, ma soprattutto la mancanza di prove e riscontri sia pro o contro ognuna delle piste seguite nel tempo che in qualche modo non ti danno la possibilità di scartare questa o quell’altra pista.

Tra qualche mese saranno 40 anni dall’ attentato a Papa Wojtyla. Un evento che lei aveva subito legato al sequestro di sua sorella. Pur seguendo molte piste è ancora convinto di questo legame alla base della pista internazionale?

Non è tanto il fatto che io all’epoca abbia legato il rapimento di Emanuela all’attentato, ma erano gli inquirenti, gli investigatori, i fatti e le indagini che legavano i due fatti. All’epoca e per tanto tempo era una certezza per tutti, basta leggere giornali di quel periodo o ascoltare i telegiornali di quei giorni per capire che in quegli anni il movente era questo e non altri. La cosa che è mancata e che ha fatto dissolvere questa pista è sempre stata la mancanza di prove, indizi senza riscontri, naturalmente per onestà c’é da dire che non ci sono mai state neanche prove che smentissero totalmente quella pista e questo purtroppo vale per tutte le piste ipotizzate, mancanza di prove pro e contro. E questo purtroppo è il motivo per cui tante piste restano in piedi.
Io personalmente non so, oggi, se credere o meno ad un legame con l’attentato, cosa che pensavo con certezza in altri tempi, non escludo che questa storia abbia però un legame con la figura di Wojtyla.
Devo aggiungere che si parla di pista, anzi terrorismo internazionale come la definì Wojtyla, facendo sempre riferimento all’attentato e quindi clima della guerra fredda. 
Il famoso telefonista “l’americano” non disse mai di appartenere a gruppi di terroristi internazionali, non sappiamo quindi effettivamente a cosa e chi si riferisse Wojtyla parlando di Terrorismo internazionale. Non era solo la guerra fredda che teneva banco in quel periodo dove il Vaticano poteva avere un peso importante.

Quanto pesano ancora oggi depistaggi e disinformazione come veicolo di quel persistente vortice di confusione e mistero su un caso che, nonostante l’archiviazione del 2016, ha individuato contesti, protagonisti ed interlocutori su cui, come da lei espresso, vi sarebbero ampi spazi per proseguire nelle indagini?

Purtroppo i depistaggi e la disinformazione hanno sempre avuto un ruolo devastante in questa vicenda, contribuendo ad alimentare quella confusione che sicuramente ha reso difficili le indagini. E l’obbiettivo di chi ha depistato e disinformato è sempre stato quello di allontanare dalla verità e questo accadeva agli inizi e se continua ad accadere oggi è perché qualcuno teme ancora questa Verità e le conseguenze che essa porterebbe.

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