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lunedì, 15 Luglio 2024

Piano di rientro. Appendino: “Rimediamo a 30 anni di centrosinistra. Fassino ha nascosto la verità”. I documenti

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di Andrea Doi

É stata deliberata questa mattina dalla giunta comunale il piano di rientro quadriennale per far fronte agli squilibri finanziari segnalati dalla Corte dei Conti sul bilancio 2015 e sulle previsioni 2016/2018. Una misura che la sindaca Appendino ha spiegato come necessaria per evitare il predissesto finanziario, non rinunciando a qualche riferimento a chi sedeva a Palazzo Civico prima di lei.
«Le amministrazioni precedenti non hanno avuto né il coraggio né la voglia di risolvere il problema dell’ente con gli strumenti necessari e hanno mentito a dire che il debito della Città è stato ridotto». Per la sindaca dunque si tratta di mettere in moto una complessa macchina che porti al risanamento dell’ente comunale ma anche di fare «un’operazione verità. Abbiamo lavorato in questo anno e mezzo per fare un quadro preciso della situazione e ora ci assumiamo la responsabilità di risanare l’ente. Una responsabilità forte, difficile e complessa, ma nel contempo un dovere morale nei confronti della comunità».
L’obbiettivo è recuperare 80 milioni di euro, cifra stimata dello squilibrio finanziario del Comune. Per farlo diverse le strategie messe in campo: una riorganizzazione dei servizi secondo la modalità “budget zero”, che prevedere una loro revisione per continuarli a garantire pur con meno risorse, una riduzione della spesa corrente, e un piano molto più forte di recupero crediti. Oltre a una riduzione degli anticipi di tesoreria e a un blocco delle assunzioni per il 2018 che riprenderanno, ma in maniera ridotta, nel 2019. Niente aumento delle tasse, invece, in quanto le aliquote applicate dal Comune sono già al massimo.
Importanti decisioni anche per la vendita delle partecipate, già votata lunedì in consiglio comunale, e per la scelta di non accendere più a mutui per i prossimi due anni. Mentre tra il 2018 e il 2021 verrà messo in vendita il patrimonio immobiliare della Città, comprendente terreni, palazzi e fabbricati, per un totale di 73 milioni stimati.
«Inizia un percorso di cui la giunta si assume la piena responsabilità. Sappiamo che non è una scelta popolare, ma abbiamo avuto il coraggio di affrontarla. Torino sta vivendo dal punto di vista economico una situazione drammatica, ma riuscirà a rilanciarsi. E questa è l’unica strada per consegnare a chi verrà dopo di noi una città più solida e con maggiori capacità di investimento».

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