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sabato, 13 Luglio 2024

Piano di morte per Nino Di Matteo, il pm costretto a disertare l’incontro con le Agende Rosse

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Una sedia vuota al banco dei relatori. È questa l’immagine più eloquente che resta dell’incontro intitolato “La lotta alla mafia, un movimento culturale e morale” organizzato dalle Agende Rosse sabato al centro congressi Santo Volto, in via Borgaro 1, a Torino. Il posto vuoto è quello che sta dietro alla targhetta che porta il nome di Nino Di Matteo, pubblico ministero nel processo sulla trattativa Stato-mafia, il patto scellerato che a cavallo tra il 1992 e il 1993 vide sedersi allo stesso tavolo uomini dello Stato e vertici di Cosa Nostra, messo nero su bianco da una sentenza definitiva. Ufficialmente, il magistrato ha dovuto disertare l’incontro per motivi di sicurezza. Presenti, invece, il sindaco di Messina Renato Accorinti, il direttore de ” Il Fatto Quotidiano” Marco Travaglio e Sabina Guzzanti, attrice e regista del film “La Trattativa”.
Da molti mesi, e cioè da quando Di Matteo è stato oggetto degli ordini di morte del boss Totò Riina, e ancor più insistentemente da quando il pentito Vito Galatolo ha svelato e sventato il piano di attentato ai suoi danni, Salvatore Borsellino con le Agende Rosse si batte a gran voce per ottenere il bomb jammer, un dispositivo elettronico che consente di disattivare telecomandi e ordigni anche a grande distanza e che garantirebbe al magistrato minacciato una sicurezza e una libertà di movimento maggiori. Sicurezza che, stando alle parole del fratello del magistrato ucciso nel 1992, presenterebbe maglie troppo larghe, a partire dal colore dei finestrini dell’auto su cui quotidianamente il magistrato si muove, diversi da quelli delle auto di scorta. Non bastasse, c’è poi tutto un capitolo che riguarda l’impianto di videosorveglianza nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Palermo: recentemente è stato il procuratore generale Roberto Scarpinato a trovare sulla porta dell’ufficio un messaggio di avvertimento, preceduto da una lettera che gli è stata fatta arrivare direttamente sulla scrivania. Tutti movimenti di cui non si trova traccia nei filmati. Un’inchiesta a questo proposito è stata aperta per capire se i video di sorvegliana siano stati manipolati.
Marco Travaglio ha definito l’isolamento di Nino Di Matteo come «una cartina al tornasole» del fatto che, nonostante i passaggi di testimone all’interno delle istituzioni (Presidenza della Repubblica, Csm, Governo) e della stessa mafia, il pm della trattativa rimane «il nemico pubblico numero uno» sia dello Stato che di Cosa Nostra. Quindi si è interrogato sulle ragioni che hanno spinto il Consiglio Superiore della Magistratura a nominare a capo della Procura di Palermo Franco Lo Voi, tra i candidati quello con meno esperienza nel campo della lotta alla mafia e l’unico ad aver ricoperto un incarico di nomina politica alla superprocura europea Eurojust.
Ma è stato Salvatore Borsellino a puntare il dito contro quel Csm che la scorsa settimana ha bocciato la nomina di Di Matteo alla procura nazionale antimafia, preferendogli candidati più giovani e meno titolati: «oggi il Csm conta undici Giuda e un solo apostolo», ha detto. Poi si è appellato all’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in qualità di capo dell’organo di autogoverno dei magistrati «dovrebbe intervenire pesantemente per distanziarsi da quelle che sono state le scandalose mosse garanti di una trattativa tra mafia e Stato dirette dal suo predecessore», ha aggiunto. Appello che è stato raccolto da Letizia Battaglia, fotoreporter palermitana, che ha indirizzato a Mattarella una lettera in cui chiede al Capo dello Stato di intervenire prima che sia troppo tardi «affinché la bocciatura sulla candidatura di Nino Di Matteo possa essere rivista» per «dare un segnale forte da parte dello Stato», riporta la missiva.
Di un’Italia «prima e dopo la trattativa» ha parlato Sabina Guzzanti. «Oggi ci ritroviamo con una classe politica completamente diversa, dove le istituzioni sono state svuotate dai loro valori e dal loro significato, dove è cambiata la cultura, la televisione, l’informazione, il rapporto con la politica, la testa dei cittadini», ha aggiunto. E se c’è un merito che le va riconosciuto è l’aver portato all’attenzione del grande pubblico un tema che altrimenti non sarebbe andato oltre la carta stampata, in barba ai numerosi ostacoli anche di natura finanziaria.
Alla fine del suo intervento, è stato il sindaco di Messina Renato Accorinti a sollevare la targhetta con il nome di Nino Di Matteo scatenando l’applauso dei presenti.

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