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venerdì, 4 Dicembre 2020

Palestre e sport dilettantistico contro nuove chiusure: “Categoria soffre crisi invisibile”

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dato una settimana di tempo alle palestre per “mettersi in regola”, pena la chiusura del settore per arginare la crescita di contagi da Covid, ma allenatori, proprietari di sale e sportivi non ci stanno.

Qui si fa di tutta l’erba un fascio – protesta Walter Lo Riso, responsabile delle palestre Max Sport Club e Qbo Crossfit – . Rispettiamo le regole, abbiamo investito denaro per poter riaprire a fine maggio e garantire ai nostri clienti la possibilità di fare lezioni e sport in totale sicurezza. L’esternazione del Presidente del Consiglio è offensiva ed è tutto da vedere se chi è in regola accetterà di stare chiuso, venisse mai deciso in questo modo”.

Denaro, tanto, speso per poter ricominciare dopo mesi di lockdown che hanno dato un colpo severissimo al settore del fitness e dello sport dilettantistico: oggi, dire che se c’è qualcuno che non rispetta le norme tutto il settore chiuderà, è come dire che, se uno viene multato perché trovato al volante senza patente, si impedisce l’uso dell’auto a tutti gli italiani che invece ce l’hanno.

Lo Riso fa la lista di quanto ha dovuto procurarsi per ricominciare il nuovo percorso: “Abbiamo speso 10 mila euro, tra scanner per la temperatura, la macchina per la sanificazione degli ambienti, le barriere in plexiglass, le piantane per la sanificazione delle mani e altre attrezzature che ci sono state indispensabili per poter essere a norma con quanto previsto dal regolamento di prevenzione del Covid – dice amareggiato – e oggi non possono dirci che è come se non avessimo fatto nulla. Se c’è qualcuno che non ha fatto ciò che doveva, paghi per sé ma non vengano a serrare tutto il settore, perché non è giusto”. Lamenta incassi mancati, quelli della caffetteria interna al club ma anche clienti che avrebbero dovuto rinnovare l’abbonamento e vista l’aria che tira, temporeggiano. 

Abbonamenti sospesi, appuntamenti coi personal annullati, iscrizioni procrastinate nel tempo, almeno fino a quando non si avrà più chiara la situazione: “Vorrei poter dire che non abbiamo avuto flessioni in negativo, ma ci sono state – ammette Davide Salis di Spartan Torino. La loro palestra è piccola, prevalentemente dedicata agli sport da combattimento. Tac fit, arti marziali, boxe. “Gli allenamenti corpo a corpo sono naturalmente sospesi, in pieno rispetto del Dpcm – spiega Davide – mentre per ciò che riguarda il distanziamento siamo ancora più severi rispetto al passato. Il tipo di lavoro in palestra che facciamo con le nostre discipline già prevedeva per ciascun atleta o iscritto il rispetto di un proprio spazio, ben definito; da maggio semplicemente lo facciamo ancora di più”.

Sia Max Palestre, Qbo che Spartan Torino, come altre realtà, si basano necessariamente e per decreto sulle prenotazioni. C’è chi come Max e Qbo ha creato una vera e propria applicazione su cellulare, altre che invece avendo pochi iscritti, riescono a gestire tramite appuntamento telefonico i flussi. “Abbiamo aumentato le lezioni proprio per poter consentite a tutti di poter accedere alla lezione – dice Salis – ma è ovvio che gli orari più gettonati sono quelli a ridosso della pausa pranzo e del tardo pomeriggio. Chi non può, non si allena perché non trova posto e c’è troppa gente”. L’invito al distanziamento è reso evidente da nastri adesivi che delimitano gli spazi e i percorsi per lo spogliatoio, in entrata e in uscita.

Felice Marmo, presidente del BSR Grugliasco calcio è preoccupato “Non è chiara a chi ci governa la funzione sociale che abbiamo: togliamo la possibilità ai giovani di venire al campo, di allenarsi, di trovarsi. Non lo faranno qui, ma da un’altra parte, troveranno il modo di ricostruire una socialità, e sarà peggio perché non saranno controllati e sicuri come lo sono qui”

Da domenica giocano solo gli atleti più grandi del campionato regionale, fermo il provinciale, gioca la squadra in promozione mentre i più piccoli possono soltanto allenarsi, senza la presenza dei genitori e senza contatto tra di loro. Fine delle partitelle. Almeno per ora. E non si sa fino a quando. “Chi ha fatto questo Dpcm è un incompetente – dice Marmo – perché non conosce la realtà delle società dilettantistiche e delle scuole. Dopo sei mesi di fortissime difficoltà avevamo fatto in modo di ripartire in sicurezza, garantendo l’utilità sociale della nostra attività in piena sicurezza”. Il BSR Grugliasco conta di 380 ragazzi, da 5 ai 30 anni, 18 squadre di ogni categoria tra le quali quella degli “Insuperabili”, ragazzi diversamente abili che si incontrano il lunedì, il martedì il giovedì e il sabato mattina, quando hanno l’impianto tutto per loro. “E’un impegno importante – sottolinea il presidente – che sembra completamente ignorato da chi decide senza pensare alle ricadute delle proprie scelte sui giovani. C’è troppa confusione e corriamo il rischio di non rialzarci più da questa ennesima botta”. Marmo è chiaro nel fotografare le perdite economiche nei mesi di lockdown, pari a 30 mila euro, che se ne sono andati nelle utenze che comunque sono da pagare, negli abbonamenti che sono stati in qualche modo restituiti o non incassati. 

In palestra lavora un esercito di ragazzi e ragazze, spesso laureati, preparati e innamorati dello sport che si trovano a fare i conti improvvisamente con scelte spesso dolorose, non ultima quella se continuare il proprio percorso professionale o cambiare, e scegliere altro. Spesso sono Partite Iva, lavoratori autonomi che se manca il cliente, manca il reddito e a casa i soldi non arrivano.

Manuela Tassone, personal trainer e atleta, allenatrice della start up Laces, è preoccupata “Prima lavoravo in una grande palestra del fitness, nel rapporto prevalentemente one-to-one. Con il Covid, con le difficoltà economiche, con i timori e il calo delle iscrizioni questo lavoro è entrato in crisi – dice – Il primo mese post lockdown ero depressa perché non si riusciva a ingranare e perché tutto sembrava in bilico. Invece durante l’estate il lavoro è lentamente ripreso, ad agosto abbiamo avuto il normale calo di clienti dovuto alle vacanze, chi va al mare, chi in montagna, è normale da sempre che la palestra sia meno frequentata. A settembre il ritorno del Covid ci ha nuovamente riportati in una situazione di profonda incertezza. Il cliente ha paura di contagiarsi in palestra, senza pensare che invece facciamo un lavoro di grande cura e attenzione alla sicurezza, in rispetto di tutte le norme. Nonostante si disinfetti tutto quanto, un minimo contatto c’è durante un allenamento, dovuto alla saliva o al sudore. 

Dal Covid nascono nuove idee “Collaboro con gli allenatori del gruppo Laces, siamo una piccola start up che si dedica all’allenamento funzionale outdoor, a creare eventi sportivi, anche in streaming. Ci siamo approcciati al mondo dei social, e ci siamo formati per fare lezioni a distanza. Ho realizzato molti video, con proposte di allenamenti, a corpo libero. Ci siamo impegnati molto, studiamo molto, abbiamo voglia di metterci in gioco ma il momento storico non ci viene certo incontro”. E poi la vita ti mette davanti alle scelte, ed è necessario farle. “Ho avuto una proposta in un’azienda famigliare, che si occupa di sicurezza sul lavoro: da dipendente, stabile e ho accettato. In questi mesi nei quali tutte le mie certezze sono andate all’aria, nelle quali rivedo tutto quanto da ripesare, ho scelto la stabilità possibile, in modo da potermi anche dedicare a Laces con maggior serenità. Ci siamo impegnati tutti, se tutti abbiamo fatto la nostra parte questo deve essere tenuto in conto”.

La pacca sulla spalla, la fisicità da spogliatoio, ciò che contraddistingue da sempre l’aspetto più umano e viscerale dello sport e dei rapporti tra persone, viene meno. Domenico Zumpano, personal trainer e atleta di tac fit, istruttore di lungo corso, ammette “Da quando questo maledetto virus ha fatto la sua comparsa, ho dovuto rivedere il mio modo di lavorare. Avendo con molte persone un rapporto one-to-one la parte umana, per una questione psicologica, si è per forza di cose ridotta”. “Personal” lo stesso aggettivo rappresenta qualcosa di profondo, sottolinea Zumpano, “indica un percorso che con chi si affida a me si fa insieme, per migliorare fisico, stile di vita. Ma i rapporti si sono raffreddati, era probabilmente nel corso delle cose ma mi rattrista. Le mie preoccupazioni a fronte delle ultime decisioni sono tante, perché ho una famiglia, un figlio: se viene meno il rapporto tra le persone, viene meno il mio lavoro, fino a scomparire”. Ed è un lavoro importante, da difendere “perchè è scientificamente provato ormai che l’esercizio fisico fa bene, aiuta le nostre difese immunitarie, ci rende più forti. Dobbiamo muoverci intelligentemente. In tutti questi mesi, nei centri in cui lavoro c’è sempre stato un grane rispetto delle regole, da parte mia, dei responsabili e dei clienti. Le affermazioni del Presidente del Consiglio sono ingiuste e non tengono conto del grande impegno che ci stiamo mettendo tutti quanti. Meritiamo rispetto”.

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